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Il pericolo di trovarci i terroristi a casa per colpa di Erdoğan

Il presidente della Turchia fa la voce grossa con l’Unione Europea minacciando di “aprire i porti” per costringerci a rimanere in disparte pena il rischio di una “invasione di profughi”. Ma dall’altra parte lasciare mano libera ad Ankara in Siria significa esporre il fianco ad un ritorno dei foreign fighters europei detenuti in Siria

La scelta degli Stati Uniti di ritirare le truppe dalla Siria e di consentire così all’esercito turco di scatenare l’offensiva contro le milizie curde del YPG/YPJ potrebbe avere delle ripercussioni anche in Italia. E non tanto perché il presidente della Turchia Erdoğanha minacciato di aprire le frontiere se l’Unione Europea non si farà i fatti suoi ma perché in Siria ci sono ancora i militanti dell’ex Stato Islamico.

Quanti sono gli ex jihadisti dell’ISIS nelle mani dell’YPG

Questi ex combattenti e le loro famiglie sono rinchiusi a migliaia nelle prigioni gestite dall’YPG. I numeri come sempre non sono precisi. Si parla di settantamila jihadisti catturati nel corso della guerra in Siria. Fonti dell’intelligence hanno confermato all’agenzia AdnKronos che sotto il controllo delle forze curde ci sarebbero circa 12 mila jihadisti e 70 mila loro familiari. Sono persone che sono state catturate, che fino all’ultimo hanno combattuto per l’immaginario Califfato di Al-Baghdadi e che non è detto non possano tornare a farlo. Il punto naturalmente non è se diventeranno una nuova formazione combattente (l’ISIS è nata proprio così, nelle carceri irachene dopo la fine della seconda guerra del Golfo e la “liberazione” dell’Iraq); il punto è dove andranno.

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Chi comanda in Siria (La Stampa, 8 ottobre 2019)

Possiamo ipotizzare che molti non abbiano alcuna intenzione di venire in Europa, almeno non nell’immediato. Il problema principale però è rappresentato dai foreign fighter occidentali che in questi anni si sono uniti alle forze dello Stato Islamico. Anwar Muslem, presidente della regione dell’Eufrate ed ex sindaco di Kobane, ha dichiarato ad Aki-AdnKronos che ci sono “italiani” nelle carceri delle Ypg.

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Il numero dei rifugiati siriani fuggiti dal Paese (Fonte: UNHCR)

Secondo le stime dell’intelligence i miliziani dell’ISIS di origine italiana che ancora si trovano nell’area sarebbero circa una dozzina. Tra i detenuti nel nord est della Sira ci sarebbe una cittadina italiana con due figli. «Quando la Turchia entrerà nel Rojava», la regione gestita dai curdi nel nord est della Siria, «non potremo più controllare i detenuti dell’Isis che attraverso la Turchia si sparpaglieranno in tutto il mondo perché sono cittadini di 52 Paesi», ha messo in guardia nel corso di una conferenza stampa alla Camera Ahmad Yousef, membro del consiglio esecutivo della cosiddetta federazione della Siria del Nord.

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Lo schieramento di forze tra Siria e Turchia (da: Twitter)

Sarebbero circa un migliaio in totale i foreign fighers attualmente detenuti nei campi e nelle prigioni gestite dai curdi.  Nel rapporto dell’Europol di fine giugno si evidenziava proprio come i foreign fighter stiano tornando in massa in Europa. Il Regno Unito è in testa ai Paesi europei con la più alta percentuale di combattenti di ritorno con il 45% di sospetti jihadisti rientrati da Siria e Iraq. A seguire c’è la Germania, mentre l’Italia ha visto finora un ritorno di jihadisti “approssimativamente tra il 20 ed il 30%”, si legge nel rapporto. Secondo l’Europol, i foreign fighter di ritorno continuano ad utilizzare sia le rotte balcaniche che quelle mediterranee per tornare in Europa.

I jihadisti reclutati da Ankara per combattere i curdi in Siria

La Stampa oggi parla dei jihadisti che fanno il tifo per le bombe della Turchia sulle postazioni curde. La Repubblica intervista Karim Franceschi, un trentenne italiano che nel 2015 si è unito alle Unità popolari curde, che spiega come tra le fila delle truppe mandate da Erdoğan ci siano numerosi ribelli siriani e parecchi uomini reclutati tra le forze jihadiste. Combattenti il cui primo obiettivo potrebbe proprio essere quello di liberare gli ex commilitoni e che proverrebbero dalla Brigata dei Martiri dell’Islam o dal gruppo Harakat nour al-din al-zenki. Alla fine alla Turchia poco importa che cosa succederà in Siria, l’importante è tenere a bada i curdi. Una strategia che Ankara persegue da parecchi anni.

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Il rischio è quello che i bombardamenti turchi nella regione contribuiscano alla liberazione di un numero elevato di combattenti che potrebbero a quel punto tentare di venire in Europa o in Italia Le rotte migratorie che portano in Europa sono note ma non bisogna commettere l’errore di pensare che tutte le partenze dalla Siria passino per la Turchia e l’Egeo per arrivare in Grecia e risalire la rotta balcanica. Ci sono casi di sbarchi di persone che sono arrivate in Calabria dalla Grecia, ad esempio.

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In tutto questo la principale preoccupazione della Lega è di far sapere di non essere complici delle stragi di Erdogan e chiede di «sospendere immediatamente ogni forma di finanziamento, italiano ed europeo, alla Turchia. Noi, a differenza di Conte e Di Maio, non vogliamo essere complici delle stragi di Erdogan» ben sapendo qual è la minaccia della Turchia: quella di “riempirci di immigrati”. Per la Lega è la classica win win situation. Se arriveranno i terroristi sarà colpa della strategia del nuovo “amico” di Conte Trump (ma non era pure amico di Salvini?) se arriveranno più migranti sarà colpa dell’Unione Europea.  Salvini oggi per rimarcare meglio questa sua posizione ha pubblicato due foto: una di Matteo Renzi con il presidente turco e una di Giuseppe Conte con Erdoğan avvenuta però in occasione del vertice ONU del 24 settembre scorso. La domanda a questo punto è: a parte togliere i finanziamenti ad Ankara qual è la strategia di Salvini per fermare il massacro in Siria ed impedire la liberazione dei jihadisti?

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