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Il Giornale, Lampedusa e la bufala della strage dei porti aperti

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Da qualche tempo i fortunelli che devono leggere il Giornale tutti i giorni si sono accorti che il direttore Alessandro Sallusti ha fragorosamente mollato Berlusconi e Forza Italia per schierare il quotidiano con Matteo Salvini e la Lega. Si tratta di una scelta curiosa e chissà se concordata con l’editore, che porta il Giornale che fu voce dell’area liberale del centrodestra a portare la bandiera del sovranismo proprio mentre gli azzurri vengono fagocitati nei sondaggi da Fratelli d’Italia e dal Carroccio.

Il Giornale, Lampedusa e la bufala della strage dei porti aperti

In questa ottica non stupisce che oggi il Giornale, dopo aver tentato ieri di far passare per colpevole Lamorgese sulla storia delle fondine della polizia utilizzando notizie di due giorni prima, si butti a capofitto sulla strage di Lampedusa per far credere che sia colpa di alcuni fantomatici “porti aperti”. Sallusti scrive:

Ma prendiamo atto che la recente (e archiviata da questo governo) politica del rigore – in quanto a vittime– ha dato i suoi risultati: dai cinquemila inghiottiti dal mare nel 2016, anno clou dell’accoglienza senza se e senza ma, si è passati ai circa 500 di quest’anno, anno dei «porti chiusi». La percentuale tra immigrati partiti e immigrati morti nell’attraversamento è praticamente la stessa, ma siccome la matematica non è una opinione meno partenze uguale meno morti. Che alla fine è quello che conta, almeno per chi ha a cuore le singole vite umane più delle percentuali.

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Ci manca la controprova, ma chissà se la sciagurata spedizione dell’altra sera sarebbe partita sapendo che dall’altra parte del mare i porti erano chiusi. Chissà se altri salperanno nelle prossime ore con il mare agitato avendo letto che ora l’Italia accoglierà tutti e che l’Europa è pronta a fare la sua parte spartendosi automaticamente gli arrivati. Cioè chissà se anche in buonafede non ci stiamo rendendo complici di stragi di donne e bambini e che in attesa di tempi migliori (per i quali occorre lavorare) deve valere la regola del meno peggio: meglio un bambino vivo in Libia che morto in mezzo al Mediterraneo. A volte anche un cinico marketing può aiutare ad evitare disgrazie come quelle dell’altra notte.

I porti chiusi che non sono mai stati chiusi e la proporzione delle morti

L’errore qui, come abbiamo spiegato ieri, è duplice: i porti sono sempre stati aperti, anche quando Salvini era ministro e i migranti hanno continuato a morire in mare. In proporzione ben maggiore rispetto al numero di partenze e di sbarchi. Ed in termini assoluti durante la “gestione Salvini” sono morti più migranti rispetto al periodo Minniti: 1.369 morti contro 1.168.

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E non è una gara a chi ne ha fatti morire di più. Dovrebbe essere invece una gara a chi ne salva di più. Purtroppo negli ultimi due anni tutti i governi si sono adoperati in maniera sistematica per allontanare i testimoni scomodi della strage che avviene nel Mediterraneo a poche miglia dalle coste italiane. Ma anche non volendo dare la colpa a Salvini dei morti nel Mediterraneo bisogna quantomeno ammettere che i migranti muoiono per venire in Italia: è un dato di fatto. Succedeva prima della Lega al governo ed è successo con la Lega al governo. Dire che è solo colpa dell’attuale esecutivo è dire una sciocchezza.

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Credits: Matteo Villa via Twitter.com

A livello percentuale durante il mandato di Salvini il rischio di morte in mare è triplicato, passando dal 2,05% al 6,04%. Questo significa che il Mediterraneo è diventato più pericoloso, anche quando c’erano i “porti chiusi”. Anzi: proprio per quello. Oggi Salvini racconta che quando c’era lui i morti sono stati pochissimi e Sallusti gli va dietro. Il Capitano ha anche cura di distinguere i morti dai dispersi, come se chi risulta disperso in mare avesse qualche possibilità di essersi salvato. In realtà il risultato è lo stesso.

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