Economia

Il Fatto smentisce Di Maio sullo scudo penale per ILVA

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Ieri i manager di ArcelorMittal hanno fatto sapere che il governo ha garantito loro il ritorno dello scudo penale per ILVA e Luigi Di Maio ha furiosamente smentito la circostanza prima con un comunicato del Mise e poi sui social network. Oggi Carlo Di Foggia sul Fatto Quotidiano, giornale di solito non ostile ai grillini, conferma tutto e smentisce (parzialmente) Di Maio:

Con il decreto Crescita,lo scudo è stato eliminato e lasciato solo ai commissari della vecchia Ilva in amministrazione straordinaria, che si occuperanno delle bonifiche, ma circoscritto all’at tuazione del piano ambientale. Ora al ministero si lavora sostanzialmente per estendere quest’ultima versione anche ai vertici della nuova Ilva.

L’IDEA è di garantire l’immunità per eseguire i lavori nei limiti temporali definiti dal cronoprogramma. Se si sforano, decade lo scudo, così come se si compiono operazioni fuori dal perimetro fissato dal piano ambientale. Se, per dire, l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) impone di mettere a norma entro il 2020 un reparto dell’area a caldo entro il 2021, lo scudo per i vertici dell’azienda sarà valido fino a quella data.

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Insomma, un’immunità un po’ meno omnibus e a tappe, anche se non sarà semplice delimitare davvero le singole operazioni. In ogni caso, nelle intenzioni del ministero la nuova norma dovrebbe eliminare anche il rischio per gli attuali vertici di dover rispondere per attività “omissive”, cioè per gli effetti di prescrizioni non ottemperate in passato. Andrà poi trovato il veicolo normativo dove inserirla. Detto della trattativa, non è chiaro se alla fine si chiuderà l’accordo. Il rischio che Mittal molli l’Ilva, con tanto di mega causa allo Stato, è concreto.

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