Opinioni

Le Iene incompetenti che sbranano la ricerca e la scienza

Un episodio vergognoso che spiega perché l’Italia inviperita e ignorante odia l’università ed è indifferente alla ricerca scientifica e alla meritocrazia. Come ha spiegato il sottosegretario grillino all’Istruzione, le Iene sono l’autorità più indicata per monitorare la regolarità dei concorsi universitari. E loro monitorano: ieri per esempio hanno scoperto che l'”Università di Medicina di Verona” (che non esiste) ha bandito “Un ricco concorso da 346 mila euro in tre anni, con bando che sembrava fatto apposta su misura per la vincitrice, laureata in Informatica, per un dottorato di Patologia oncologica”.

Pazzesco: una borsa di 346mila euro per un dottorato che niente ha a che fare con la laurea della vincitrice! Ma non è tutto: i soldi sono esentasse e la ricercatrice, onta suprema, è irlandese. Con quei soldi si potevano pagare (poco) 5 dottorandi di puro sangue italiano, lamenta l’anonima segnalatrice dello scandalo ai microfoni delle Iene. Col volto oscurato e la voce contraffatta come fosse una pentita di mafia. E i professori universitari, quindi, dei mafiosi. Come non bastasse, il bando “truccato” attribuisce alle “certificazioni sulla privacy” un peso superiore a quello della laurea. Che schifo. Infine, beffa che si aggiunge al danno, sia il bando sia il concorso sono perfettamente regolari e giuridicamente inattaccabili, ammettono i testimoni protetti e le Iene: “si parla di etica, di decenza, di morale”. Sono proprio immorali questi professori mafiosi. I media tradizionali, ovviamente, infieriscono. TgCom24 per esempio titola: “Verona, il concorso truccato da 346mila euro”. E i social mettono alla gogna i protagonisti, la cui reputazione è rovinata. Del resto se la sono cercata. È incredibile che nel 2018 possa ancora succedere un simile scandalo, questi baroni universitari sono fermi al Medioevo. E infatti non è successo. Le Iene non sanno che:

1) La procedura serve ad attribuire un assegno di ricerca nel settore MED/46 “Scienze Tecniche di Medicina di Laboratorio” sulla “Gestione, sviluppo e sfruttamento della Biobanca ARC-NET per lo sviluppo di biomarcatori per la cura del tumore al pancreas”. L’Università di Verona insomma ha bisogno di qualcuno che diriga la biobanca e faccia ricerca sul tumore al pancreas. L’accesso al dottorato non c’entra niente. Ma durante il servizio si fa continuamente confusione tra dottorato e assegno di ricerca. Ai guardiani dei concorsi non interessano tali sottigliezze, si capisce.

2) Tutti gli assegni di ricerca, come le borse di dottorato, sono esentasse.

3) Il titolo di studio della vincitrice non è certo la laurea. Rita T. Lawlor ha conseguito un Ph.D. in patologia oncologica e ha dedicato la sua ricerca di dottorato ai tumori del pancreas e alla gestione delle biobanche. Ma non vedo perché i guardiani dei concorsi debbano sapere cosa sia un Ph.D.

4) La vincitrice figura tra gli autori di 5 articoli pubblicati su Nature, tutti sul tumore al pancreas. Ma perché i guardiani dei concorsi dovrebbero conoscere Nature? Per non parlare del pancreas.

5) Ai 5 paper su Nature si aggiunge una pletora di pubblicazioni su Nature Genetics, Journal of Pathology, PLoS ONe, International Journal of Cancer, Journal of Hepatology, Nature Communications, Biopreservation and Biobanking, Annals of Oncology, Cancer Research e tanti altri. Quasi tutte su due argomenti: il tumore del pancreas e il biobanking, cioè i temi dell’assegno di ricerca. Un elenco si trova qui . Il suo H-Index è 21. L’H-Index del supervisor, Aldo Scarpa, è 82, corrispondente a 36353 citazioni. Ma cosa potrà mai importare ai guardiani dei concorsi dell’H-Index?

iene concorso università verona 1

6) I risultati scientifici e professionali dei 6 dottorandi o giovani ricercatori italici che ipoteticamente sarebbe stato possibile finanziare, invece, non ci è noto. Nessuno di essi ha presentato domanda, quindi non sappiamo neppure se esistono. Perché il concorso era truccato, sostengono le Iene. O forse perché nessun dottorando può sperare di prevalere su chi ha pubblicato 5 volte su Nature? Ma i guardiani dei concorsi sono persone pratiche e non indugiano in tali dubbi oziosi.

7) L’importo dell’assegno è oggettivamente anomalo. Ma ben venga un trattamento migliore per chi lo merita! Purché i professori che effettuano il reclutamento ne siano pienamente responsabili. Se assumono un brocco, gli siano sottratti i fondi di ricerca, tagliato lo stipendio e inflitte altre punizioni a piacere del popolo. Come ha scritto Antonio Gurrado su Il Foglio, non ci si deve scandalizzare “se un’università stanzia più denaro anziché meno e assume una straniera dotata di requisiti specifici anziché, che so, sei compatrioti a caso”. Ci si deve scandalizzare invece se “si rinuncia a priori a pagare meglio i candidati migliori e ad accaparrarsi con offerte allettanti i pezzi forti sul mercato accademico globale”. Ma cosa importa ai guardiani dei concorsi della meritocrazia?

8) Il bando assegna 10 punti alle due voci: “Certificazione di gestione della informazione ai fini della privacy” e “Certificazione di professionalità sulla privacy”. E 40 altri punti ai titoli accademici, le pubblicazioni e le esperienze di ricerca scientifica dei candidati. Che sembra plausibile in un concorso che ha per oggetto (anche) la gestione di una biobanca. Ma perché i guardiani dei concorsi dovrebbero mettersi a leggere i dettagli dei bandi di concorso, scusate? Sono cose da azzeccagarbugli che non interessano alla gente.

9) La Iena ha parlato col professore responsabile del bando, che si è difeso dicendo che “I bandi sono scritti per reclutare la persona più adeguata alla posizione richiesta”. Che faccia tosta! Non ad assumere chi capita? Questi baroni non conoscono pudore.

10) La lagna delle Iene sui ricercatori italiani che si potevano assumere al posto dell’invaditrice irlandese è il simbolo di questa Italia mediocre e pecorona che odia la competizione e il merito, e che ancora spera di poter prosperare chiudendo le frontiere, indebitandosi ad libitum e vendendo arance alla Cina (il terzo produttore di arance al mondo).

Non è un caso che il sottosegretario grillino all’Istruzione volesse affidare proprio alle Iene il compito di controllare i concorsi. È anche grazie alla cattiva informazione se questo paese sempre più troglodita e rancoroso detesta lo studio, diffida delle fonti ufficiali della conoscenza, e affida le sue sorti a una banda di analfabeti funzionali diplomati all’Università della vita.

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Fabio Sabatini

Fabio Sabatini è Professore Associato di Politica Economica presso il Dipartimento di Economia e Diritto della Sapienza Università di Roma. Insegna Economics and Policy of Networks, Economia Pubblica e Applied Economics nella Facoltà di Economia. Collabora con il Laboratory for Comparative Social Research della Higher School of Economics di Mosca e San Pietroburgo. Ha svolto attività di ricerca nei Dipartimenti di Economia delle Università di Trento, Siena, Padova e Cassino, e ha collaborato con la Fao, l'Ocse e altri istituti di ricerca nazionali ed esteri.