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La storia dell'emergenza democratica in Italia se Renzi perde il referendum

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L’esito del referendum sulla riforma costituzionale potrebbe mettere in crisi l’eurozona. Questo è quanto scrive oggi Federico Rampini su Repubblica riportando le opinioni di Richard Barley sul Wall Street Journal, di Neil Unmack per Reuters che si aggiungono all’analisi pubblicata a luglio dal Financial Times.
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L’inutile terrorismo USA sull’esercizio della democrazia

Tutti a quanto pare sono concordi nel dire che il futuro di Renzi e del suo governo sono appesi al filo del risultato della consultazione referendaria. Non che ci voglia una sfera di cristallo per dirlo, visto che è stato il Presidente del Consiglio il primo a legare l’esito del referendum sulla riforma costituzionale alla sua permanenza a Palazzo Chigi. Ma Rampini su Repubblica scrive anche che il referendum italiano potrebbe avere un effetto ancora più devastante sull’Unione Europea di quello provocato dalla vittoria del Leave al referendum sulla Brexit. In parole povere l’eventuale bocciatura della riforma aprirebbe una crisi che porterebbe a nuove elezioni politiche e spianerebbe la strada alla vittoria del Movimento 5 Stelle che, una volta alla guida del Paese potrebbe proporre di indire una consultazione popolare sulla permanenza nell’Euro. Cosa che naturalmente non ha senso perché il nostro ordinamento non ammette referendum su trattati internazionali.
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Nonostante quindi quello che scrive Unmack l’eventuale vittoria del No non provocherà l’uscita dell’Italia dall’eurozona. Potrebbe, questo sì, provocare una crisi di governo, forse addirittura nuove elezioni. Ed in tal caso potrebbero anche vincere i Cinque Stelle, che però – come ha ribadito Luigi Di Maio qualche tempo fa – non hanno mai messo in discussione la permanenza dell’Italia all’interno dell’Unione Europea. Non si vede quindi come il risultato di un referendum e un eventuale cambio di governo, cosa che è naturale, legittima e perfettamente democratica possa mettere in crisi un’istituzione democratica come l’Unione Europea. Francamente sembra davvero un’esagerazione. Cosa resta dei ragionamenti dei giornali stranieri? Sempre rimanendo in tema di governabilità il problema pare essere il rischio che non emerga una maggioranza chiara.

One possibility is that the referendum fails. Renzi would have to resign, or so he says, and the upper house would endure. Worse, its current complex voting system is due to switch into a proportional system that could make it even less clear who is on top. Elections could ensue, and the upper and lower houses could end up in the grip of opposing parties. Nothing would get done.
Alternatively, Renzi could brook failure by forming an emergency coalition between his Democratic Party and the right-wing Forza Italia, to buy time and sort out the voting system before an election in 2018. The snag is that this government would probably neglect the economy. Support for the 5-Star Movement, which wants a referendum on Italy’s membership of the euro zone, could grow

Ed è vero, dalle elezioni potrebbe non emergere una maggioranza chiara, un po’ come è successo nel 2013 (oppure in altre occasioni della nostra storia politica). C’è pure il timore che Renzi possa cercare di allearsi con Forza Italia, ed in questo modo trascuri di legiferare in ambito economico. C’è però da rilevare che il Governo Monti (e successivamente quello Letta) hanno sperimentato una maggioranza composta da PD e PDL. E non si può certo dire che Monti non abbia operato in ambito economico e finanziario. Senza contare che già adesso Renzi è alleato con partiti di destra o centro destra. Quindi di nuovo la domanda è, perché un’eventuale vittoria del No dovrebbe mettere a rischio la democrazia italiana più di una vittoria del Sì? Perché una sconfitta di Renzi dovrebbe peggiorare la situazione economica? Del resto anche oggi, con Renzi al Governo non è che la crescita stia andando a gonfie vele, nemmeno in confronto ad altri paesi dell’Eurozona. E anche la grande riforma del mercato del lavoro, il Jobs Act, una volta esauriti gli incentivi ha già smesso di dare frutti e di avere un effetto positivo sull’occupazione. È vero invece che l’attuale situazione economica rischia di favorire gli avversari di Renzi al referendum. Resta in ogni caso valida la conclusione, quello che serve all’Italia sono riforme strutturali “non più rinviabili”, ma questo lo si dice da talmente tanto tempo che non è possibile ritenere che siano dovute unicamente al successo o meno della riforma costituzionale o alla vittoria del Cinque Stelle alle prossime elezioni politiche. Che il basso tasso di crescita italiano sia un problema anche per l’eurozona è un fatto, ma legarlo ad una vicenda politica come il referendum costituzionale, quasi come fosse un ricatto è sbagliato.