Opinioni

Hasna Aitboulahcen: la kamikaze bionda cugina di Abaaoud

Bionda, cugina di Abdelhamid Abaaoud, il cervello della strage di venerdì sera, e secondo BfmTv si chiamava Hasna Aitboulahcen, nata a Clichy La Garenne. Questa in sintesi l’identità della kamikaze di Saint-Denis in base ai primi frammentari elementi, ma la procura non si sbilancia e non commenta limitandosi a dire che stanno lavorando per identificare la donna. Secondo Lofti, 50 anni, un testimone del blitz di quest’alba citato da Le Parisien, “ho sentito i poliziotti che parlavano di una donna bionda con i capelli lunghi. Credo si trattasse della kamikaze”. Il quotidiano della capitale titola online che “si è trattato di una prima volta in Francia”, e ricostruisce così il suicidio della jihadista bionda. “Le hanno detto di non abbassare le braccia – racconta il testimone – e di alzare le mani e dopo c’è stata un’esplosione fortissima. Penso sia successo quando ha azionato la sua bomba. Era veramente un’esplosione fortissima. Molti vetri della strada sono andati in frantumi. Da quel momento si è iniziato a sparare, senza smettere”. asna Aitboulahcen era intercettata, come ha spiegato lo specialista della polizia Jean-Michel Decugis. “Era braccata su tre fronti. Era oggetto di intercettazioni amministrative dell’intelligence, di intercettazioni giudiziarie di polizia per una vicenda di stupefacenti e di intercettazioni giudiziarie dell’antiterrorismo da quando ha preso in mano il dossier attentati”, ha affermato, “Ha proposto i suoi servizi per compiere degli attentati in Francia”. Sono le intercettazioni che hanno consentito agli inquirenti di rintracciare dove si trovasse e di arrestare sette sospetti terroristi questa mattina a Saint-Denis. La kamikaze aveva 26 anni ed era cittadina francese, a differenza di Abaaoud che è belga. “Sembrava ossessionata dalla jihad”, ha aggiunto Decugis.

Abdelhamid Abaaoud
Adelhamid Abaaoud: la mente dietro gli attentati secondo i servizi segreti belgi

Chi è Abdelhamid Abaaoud

Anche Abdelhamid è partito da ‘foreign fighter’, ed è tornato in Belgio poco prima dell’attentato a Charlie Hebdo per “terrorizzare i crociati che hanno scatenato la guerra contro i musulmani in Iraq e Siria”, dice in un’intervista alla rivista dell’Isis. Abdelhamid aveva fatto carriera nell’Isis, e aveva messo in piedi una cellula a Verviers, in Belgio, per colpire la polizia. E invece sono stati tutti uccisi tranne lui, che riesce a tornare in Siria e sulla rivista schernisce la polizia raccontando di essere passato indenne ad un fermo dove non lo avrebbero riconosciuto. Forse è stato Adbelhamid, che aveva reclutato anche il fratello 13enne facendolo diventare il jihadista più giovane del mondo, ad avvicinare gli altri due alla guerra santa. Quello che è certo, è che la loro amicizia è stata più forte anche della morte. La rivista Dabiq, il magazine patinato in lingua inglese, fiore all’occhiello della propaganda di Abu Bakr al Baghdadi ospitava nel numero di febbraio anche l’intervista ad Abaaoud (nome di battaglia Abu Umar al-Baljiki), riuscito a scampare il 15 gennaio al blitz dell’antiterrorismo in un covo a Verviers, in Belgio e ritornato in Siria.
saint denis sparatoria abdelamid abbaoud 2
Nel febbraio scorso si concede ai ‘cronisti’ dell’Isis. Racconta di essere tornato da una missione in Belgio. “Con altri due fratelli, Abuz-Zubayr al-Baljiki ‘Khalid’ e Abu Khalid al-Baljiki ‘Sufyan’, abbiamo deciso di andare in Europa per terrorizzare i crociati che hanno scatenato la guerra contro i musulmani in Iraq e Siria”, spiega il terrorista, nato in Belgio come i suoi due compagni citati (al-Baljiki significa ‘il belga’, ndr). “Abbiamo impiegato mesi per trovare una strada sicura per arrivare in Belgio, poi ci siamo procurati armi e un rifugio”. Ma “uno di noi aveva fatto un video prima di una battaglia, la videocamera si è persa, poi ritrovata e venduta a un giornalista occidentale”, spiegava Abaaoud. Che sottolinea: “A quel punto la mia foto era su tutti i media, ma Allah ha accecato i miscredenti. Sono stato anche fermato da un agente, ma alla fine mi ha lasciato andare, perché non ha notato somiglianze”. Il giorno del raid a Viviers, Abaaoud non si trovava nel covo: “Abuz-Zubayr e Abu Khalid erano insieme nel rifugio, con le armi e gli esplosivi pronti. Dopo una violenta sparatoria sono stati benedetti” (ovvero uccisi, ndr). “L’intelligence mi conosce bene, mi hanno anche arrestato diverse volte. Hanno cercato in tutti i modi di arrestarmi ma non ci sono riusciti: ed eccomi qua in Siria”, concludeva Abaaoud.
 

Leggi sull’argomento: Abdelhamid Abaaoud: la mente dietro gli attentati di Parigi?