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H2O Asset Management vende i bond senza rating e svaluta i fondi

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h2o asset management

L’asset manager H2O, controllato da Natixis, “ha venduto parte dei suoi bond senza rating”, oggetto di forti timori sul mercato, e “in base alla valutazione fatta da banche internazionali, ha svalutato” i suoi bond “tagliando il loro valore di mercato aggregato di meno del 2% della masse in gestione”. “Dopo questa svalutazione, scatenata da articoli di stampa che hanno asciugato la liquidità e ampliato lo spread tra domanda e offerta, il prezzo dei fondi H2O avrà uno sconto compreso tra il 3 e il 7%”, si legge in una nota.

H2O Asset Management vende i bond senza rating e svaluta i fondi

I fondi H20 Asset Management di Bruno Crastes hanno cominciato a collezionare ombre la scorsa settimana, dopo che sono emerse  criticità nell’appropriatezza e liquidità della componente obbligazionaria corporate, che a fine febbraio 2019 risultava pari al 7,35% del patrimonio in gestione’. Di questa porzione, il 4,2% è in titoli illiquidi emessi da varie entità  collegate all’imprenditore e finanziere tedesco Lars Windhorst, che ha un passato di cause legali e fallimenti, come riportato in un articolo del Financial Times nei giorni scorsi.

bruno crastes h2o asset management

Un altro fattore ha provocato la decisione di Morningstar: “Nel maggio 2019 l’amministratore delegato di H2O, Bruno Crastes, è diventato membro del comitato consultivo di Tennor Holding, la più recente delle società finanziarie di Windhorst, il che crea i presupposti per un possibile conflitto di interessi’, spiega Dobrescu. H2O allegro è un fondo di H2O Asset Management, società di gestione basata a Londra, che è una filiale di Natixis IM, del gruppo banca Natixis.

Cosa succede ad H2O Asset Management?

Cosa sta succedendo ad H2O Asset Management? Federico Fubini sul Corriere della Sera Economia racconta oggi che Neil Woodford, forse il più celebre investitore speculativo britannico in attività, all’inizio di giugno ha «congelato», cioè bloccato, i riscatti dal suo fondo che era arrivato a gestire oltre dieci miliardi di sterline nel 2017 ma nel frattempo si era già ridotto di oltre due terzi.

Anche nel caso di Woodford nel settore azionario, come per H2O nel reddito fisso, parte del problema è legato al carattere illiquido degli strumenti attraverso i quali il fondo aveva accumulato rischi a caccia di rendimenti interessanti. Il suo fondo principale aveva avuto problemi a rispettare in modo effettivo i limiti fissati agli investimenti illiquidi, in particolare. Altri segni in altre parti del mercato indicato che il tessuto delle valutazioni sta iniziando a strapparsi e qualcuno potrebbe pagarne le conseguenze.

Anche nel settore immobiliare. Sam Zell, il tycoon di Chicago che liquidò un portafoglio di immobili commerciali da 39 miliardi di dollari alla vigilia della grande crisi, sta ripetendo le sue azioni di dodici anni fa: si è liberato diun pacchetto di proprietà da 3,9 miliardi. Il denaro delle banche centrali è così abbondante, in circolazione, che nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a svendere. Se qualcuno lo fa, forse è perché anche quell’abbondanza lo ha spinto a prendere rischi davvero insensati. In fondo la liquidità è come l’aria: ci si pensa davvero solo quando non ce n’è più abbastanza.

La decisione di H2O asset management di cedere parte dei bond illiquidi è stata presa dopo che i tre fondi (Allegro, Adagio e Multibonds) che contenevano le obbligazioni collegate a società del finanziere tedesco Lars Windhorst, hanno perso tra martedì e giovedì, in base agli ultimi dati disponibili sul sito dell’asset manager di proprietà della banca francese Natixis, 1,32 miliardi di euro di asset, con ogni probabilità frutto di riscatti di clienti preoccupati per il loro investimento. La fuga di investitori ha spinto oggi H2O a liquidare parte dei bond senza rating, riducendo il loro ammontare a meno del 2% del totale delle masse in gestione, prezzando i fondi con uno sconto tra il 3% e il 7% e cancellando le commissioni d’ingresso. La decisione, ha comunicato H2O, è stata presa dopo che i dubbi sugli investimenti lanciati dal Financial Times e rilanciati dall’agenzia di rating Morningstar “hanno asciugato la liquidità del mercato”.

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