Economia

L’intervista a Roberto Gualtieri sul ricorso al MES

Il ministro dell’Economia parla del Recovery Fund e fornisce una risposta sibillina sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES-ESM) che farà arrabbiare la sua maggioranza e in particolare il MoVimento 5 Stelle

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Nell’intervista che rilascia oggi a Federico Fubini e Monica Guerzoni sul Corriere della Sera il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri parla del Recovery Fund e fornisce una risposta sibillina sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES-ESM) che farà arrabbiare la sua maggioranza e in particolare il MoVimento 5 Stelle:

L’accordo sul Recovery Fund è davvero a portata di mano entro fine luglio?
«È decisivo chiudere il negoziato al più presto, se possibile già in questo Consiglio europeo. Io sono fiducioso. I dati economici, come ha ricordato Christine Lagarde, ci dicono che una rapida implementazione del programma Next Generation Eu è essenziale per raggiungere una ripresa solida, sostenibile, orientata al futuro e capace di salvaguardare il mercato unico. Su questa posizione, che l’Italia ha sostenuto fin dall’inizio con forza, è maturato un largo consenso il che rappresenta una novità politica di straordinario rilievo».

Conte ha puntato tutto sul Recovery Fund. Sarebbe una vittoria anche una parziale revisione al ribasso dei 250 miliardi di prestiti o dei 500 di trasferimenti?
«La proposta di Charles Michel conferma l’ammontare complessivo, la ripartizione tra trasferimenti e prestiti e l’architettura del Recovery Fund. E non era scontato. Ci batteremo con forza per non modificare questi elementi. Esistono inoltre alcune criticità in quella proposta su cui saremo molto determinati».

Sul piano della governance, accettereste che una minoranza di governi europei fosse in grado di bloccare gli esborsi o di fissare le condizioni all’Italia?
«Il problema non è l’accountability, che è interesse anche dell’Italia, né la coerenza dei programmi nazionali con gli obiettivi comuni e con le raccomandazioni della Commissione, ma un meccanismo basato su veti incrociati invece che imperniato sulla Commissione europea. Il Recovery Fund è parte integrante del bilancio dell’Unione e sarebbe quindi sbagliato e inefficiente sovrapporre una governance intergovernativa all’impianto comunitario di Next Generation Eu».

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Si è lavorato a una task force per redigere il piano italiano di Recovery. I lavori non sono partiti perché qualcuno nei 5 Stelle frena?
«Siamo da tempo al lavoro. Dopo il contributo della task force Colao e gli Stati generali, col Piano nazionale delle riforme abbiamo indicato le priorità del Recovery plan e lunedì verrà istituita la struttura incaricata di redigerlo. L’Italia è tra i Paesi che sono partiti prima e il decreto Semplificazioni, che è legge dello Stato, è parte integrante del nostro progetto di rilancio».

La caduta del Pil è drammatica e si rischia una seconda ondata del virus. Lei esclude che non ci sarà bisogno della nuova linea di credito Mes? Spiegherà ai 5 Stelle che costa meno del finanziamento sul mercato?
«Il governo non ha mai escluso l’uso della nuova linea di credito del Mes».

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