Cultura e scienze

Tutto quello che Grillo non ha capito sulle “battute” su autismo e Asperger

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«Chi siamo? Siamo pieni di malattie nevrotiche, siamo pieni di autistici, l’autismo è la malattia del secolo. L’autismo non lo riconosci, per esempio è la sindrome di Aspengher (sic) c’è pieno di questi filosofi in televisione che hanno la sindrome di Asperger. Che è quella sindrome di quelli che parlano in quel modo e non capiscono che l’altro non sta capendo. E vanno avanti e fanno magari esempi che non c’entrano un cazzo con quello che sta dicendo, (risate) hanno quel tono sempre uguale. C’è pieno di psicopatici…». Così Beppe Grillo aizzava la folla dal palco di Italia a 5 Stelle che è la manifestazione annuale del MoVimento 5 Stelle. Quel partito che Grillo ha contribuito a fondare e che oggi è al governo del Paese assieme alla Lega.

Il senso di Grillo per l’autismo

Non c’è alcun dubbio che quella andata in scena al Circo Massimo fosse una manifestazione politica e non uno spettacolo comico. L’unico che ancora crede di essere ancora solo un comico è Beppe Grillo. Ma Beppe Grillo è il Garante del MoVimento 5 Stelle, che è un ruolo politico stabilito e delineato dallo statuto dell’associazione di cui Luigi Di Maio è il Capo Politico. Per inciso in base a quello statuto il Garante – che è «il custode dei valori fondamentali dell’azione politica dell’Associazione» – avrebbe dovuto essere eletto mediante consultazione in Rete all’interno di una rosa di persone che si sono «distinte per il determinante contributo alla storia ed all’azione politica del MoVimento 5 Stelle». Curiosamente non risulta che questa consultazione si sia mai tenuta.

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Ma perché stiamo dicendo tutto questo? Perché molti non hanno gradito l’uscita del Garante del M5S su “Aspengher” e autismo. Molte persone che sono affette da autisimo (o genitori di bambini autistici) si sono sentite offese dalle parole di Grillo. Il problema non è tanto l’avere fatto alcune battute sulla malattia. Sulla disabilità si può scherzare. Il punto è che Grillo ha usato l’Asperger e l’autismo come offesa nei confronti di avversari politici e non meglio precisati “nemici” (che dal momento che è un ragazzo coraggioso non ha mai nominato). Usare la disabilità come un insulto non è comicità: è la dimostrazione di non avere la sensibilità necessaria per capire cosa sia la disabilità perché la disabilità non è insulto. Eppure ieri Grillo spiegava di capire i problemi di chi soffre, li capisce così bene da banalizzare l’autismo e accostare il siamo pieni di autistici al «c’è pieno di psicopatici» (una doppia offesa, spettacolare). Oppure spiegare che chi soffre di Asperger sono «quelli che parlano in quel modo e non capiscono che l’altro non sta capendo». Che non è vero.

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Ma lui è solo un comico!

Come al solito Grillo non è in grado di chiedere scusa o di ammettere di aver sbagliato. Del resto in questi anni i suoi fan prima e gli elettori del M5S poi hanno riso a “battute” di rara comicità come quel «vecchia puttana» detto all’indirizzo di Rita Levi Montalcini, il nomignolo «cancronesi» affibbiato all’oncologo Veronesi oppure le numerose invettive contro gli “zingari” e gli immigrati. Anche ai comizi Grillo non si è certo mai tirato indietro. Durante un comizio a Bologna se ne uscì con un «at salut, buson» e poi spiegò alla folla che «Vendola è un buco senza ciambella». Comicità o pura e semplice aggressività? Qualcuno potrebbe dire che Grillo, come tutti gli anziani, soffre di incontinenza verbale. Ma lui non ci sta e su Facebook spiega di essere stato frainteso e che le sue parole sono state strumentalizzate. Come sempre è una vittima.

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Il fenomeno si ripete ogni volta che Grillo dice una cazzata (ad esempio la sindrome di Asperger non è una “malattia nevrotica”) ed ogni volta è straordinario. Il boom dell’autismo di cui parla Grillo oltre ad essere un argomento in voga tra i novax è semplicemente dovuto al fatto che prima la malattia non veniva diagnosticata o era confusa con qualcosa d’altro. Il grande comunicatore, il grande comico, il grande ex Capo Politico non riesce a non essere frainteso. Che ci sia un difetto nella qualità della sua comunicazione? Su Facebook Grillo spiega che «quando mai un comico cita delle patologie, o qualsiasi altra cosa molto seria, se non con l’intento di usarne la chiave metaforica?» e dimostra di non aver capito dove ha sbagliato.

Grillo ha stravolto la sua vita per il bene del Paese, lasciatelo insultare!

La metafora l’hanno capita tutti, è lui a non aver capito che ha usato il concetto di “portatore di handicap” come un insulto nei confronti dei suoi avversari. Il tutto per dire che i leader politici e i “nemici” del M5S «non hanno emozioni e non riconoscono quelle degli altri» esattamente così come Grillo non si rende conto di aver offeso delle persone innocenti e i loro sentimenti.

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Anzi, Grillo passa all’attacco e dice che solo lui ha il coraggio di pronunciare certe parole mentre altri le usano solo per farsi i selfie. Un esempio? La parola “povero” che secondo il Garante del MoVimento 5 Stelle viene utilizzata solo a fini strumentali e politici. Non come quei bravi ragazzi del MoVimento 5 Stelle che qualche giorno fa la hanno resa inutile visto che la povertà è stata ufficialmente abolita la settimana scorsa. Di nuovo: “povero” non è un’offesa, chi usa la parola “povero” come offesa sbaglia. Grillo poi ci ricorda i sacrifici che ha fatto per il bene del Paese: «ho rovesciato il corso della mia vita per impegnarmi verso il mio paese, certo non a favore di chi se la spacchia».

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Non dice però cosa avrebbe cambiato della sua vita. Da quando è nato il M5S, ormai nove anni fa, Grillo è tornato in televisione (prima come leader politico poi con uno spettacolo su Netflix dove si dedicava ad offendere le persone transessuali), ha continuato a fare spettacoli comici – a pagamento – che erano comizi politici e comizi  – gratuiti – che lui definisce spettacoli comici. Non si è candidato, non è stato eletto, non ha rinunciato ai suoi affari, al suo blog, alle case al mare, alle vacanze in barca o a quelle a Malindi nel villaggio turistico di Flavio Briatore. Lo dice lui stesso nel finale quando spiega che «non esiste il politically correct nel mio mestiere, se vuoi essere davvero un comico». Se Grillo è ancora un comico allora non ha rovesciato il corso della sua vita. Però non è mai troppo tardi per iniziare il cambiamento: può farlo ad esempio cominciando a chiedere scusa. Sarebbe la prima volta. E a settant’anni suonati sarebbe anche ora.

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