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Perché Beppe Grillo ha un problema con le transessuali?

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Beppe Grillo è un comico. Beppe Grillo è il Capo Politico di quello che è uno dei principali partiti politici italiani. Entrambe le figure, l’uomo politico e il comico, hanno un problema comune: le transessuali. Per il comico si tratta di un banale espediente stilistico per far ridere con una battuta che sa di vecchio. Per il politico invece c’è qualcosa di più: una sottile vena di omofobia.

Se per Grillo le trans sono “donne col belino”

Lo spunto questa volta ce lo dà un video girato durante Grillo vs Grillo, lo stand up del leader del M5S trasmesso da Netflix dove il comico genovese e leader del MoVimento Cinque Stelle ci racconta che “una volta c’erano solo i travestiti e non c’erano i transgender” e che una trans è “una donna col belino” oppure “un uomo che parla tanto”. Fin qui battute non proprio originali, anzi, ma è comprensibile che Grillo sia ancora uno di quelli che credono che per far ridere basti dire qualche parola volgare o fare un commento sessista. Grillo però si lamenta anche del fatto che “a fare una battuta su un transgender di prendi dieci querele.. si incazzano”. Il riferimento non troppo velato è ad un’altra vecchia battuta fatta da Grillo per commentare la candidatura di Vladimir Luxuria con Rifondazione Comunista. Era il 2012 e la vicenda è stata raccontata da Luxuria ai microfoni di Un giorno da pecora qualche tempo fa:

Di Grillo ricordo che quando si seppe della mia candidatura con Rifondazione Comunista andai a vedere un suo spettacolo, durante il quale lui disse: ‘Ma che fine faremo, ora che anche Rifondazione candida un travestito?’ Io ero lì e pensai: ecco, un altro omofobo pure qui

Ed in effetti cinque anni dopo non è cambiato poi molto, Grillo continua a fare confusione tra travestito e transgender (o transessuale) che in realtà sono due termini che indicano due cose distinte. Senza contare che nella narrativa di Grillo il travestito è una specie di fenomeno da baraccone, un uomo in parrucca e reggicalze e che alla fine le transgender non sono poi così tanto diverse. Ed è qui che sta il problema, perché Grillo non capisce – o finge di non capire – che le transessuali non sono qualcosa di ridicolo grottesco ma sono persone che stanno compiendo un percorso di transizione e sono alla ricerca della propria identità di genere.
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E se è vero che Grillo e i Cinque Stelle hanno sostenuto – a parole perché nei fatti quando è stato il momento di votare al Senato non lo hanno fatto – la battaglia per le Unioni Civili è anche vero che Grillo, in nome della battuta facile, quella che acchiappa like e strappa condivisioni qualche tempo ha retwittato (salvo poi cancellarle) alcune battute omofobe nei confronti di Nichi Vendola. Naturalmente lui si giustificherà spiegando che quelle battute sulle persone transessuali sono state estrapolate dal contesto, che non era un comizio ma uno spettacolo di satira. Ma Grillo sa bene, e lo sappiamo tutti, che i suoi spettacoli sono anche comizi elettorali, ed è grazie a quegli spettacoli che ha diffuso le sue idee al pubblico di spettatori paganti che si è riunito in meetup e successivamente ha dato vita al MoVimento. È interessante rilevare che Grillo, divertito dall’ambiguità dei travestiti e delle transessuali sia in realtà egli stesso un maestro di ambiguità: quella che mescola comicità e comunicazione politica, spettacolo e voglia di cambiare l’Italia.
 


In questo Grillo è un maestro e sicuramente di nuovo ci sarà qualcuno che ci spiegherà che la colpa è di chi utilizza il pretesto dell’omofobia per attaccare Grillo. Poverino.