Economia

Di chi è la colpa degli incendi in Grecia?

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Ha fatto molto discutere un articolo di Federico Fubini pubblicato ieri sul Corriere della Sera nel quale si ipotizza che la strage conseguente ai giganteschi incendi che hanno devastato l’Attica sia dovuta al taglio dei fondi destinati al ministero della Protezione civile, dal quale dipendono i vigili del fuoco in Grecia. Scrive Fubini che con il pacchetto austerità della primavera scorsa l’area della sorveglianza antincendio ha perso 34 milioni di euro, distribuiti fra il personale e i mezzi.

Cosa ha provocato gli incendi in Attica

In realtà il Corriere non dice che l’austerity è la causa dei morti e nemmeno la causa degli incendi. Si solleva semmai il dubbio su come i tagli alle risorse (ma non al personale, il numero dei vigili del fuoco alla fine non è stato ridotto ed è lo stesso degli anni scorsi: 12.000 unità) e la generale situazione di impoverimento della Grecia abbia contribuito a rendere meno efficiente la macchina dei soccorsi. Anche il Financial Times del resto ricordava due giorni fa come la macchina della protezione civile si fosse mossa molto in ritardo a causa di una mancanza di preparazione dei piani d’emergenza. Ed è noto che in queste situazioni il fattore tempo sia determinante. Così come lo è la pianificazione urbanistica. Al New York Times un residente di Mati dà la colpa (anche, ma non solo) alla carenza delle infrastrutture di base. In poche parole a Mati non c’erano strade adeguate, né per l’evacuazione né per l’intervento dei mezzi di soccorso.

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Fonte: Il Mattino del 26/07/2018

L’ex ministro dell’Economia Yanis Varoufakis (uno che l’austerity e la Troika le ha sempre combattute) in un’intervista pubblicata oggi sul Mattino non sembra credere né alla tesi degli speculatori né a quella dell’austerity. Le risorse, spiega, sono sottodimensionate. Ma l’estensione degli incendi è tale che anche avendo il triplo delle risorse, degli uomini e dei mezzi la situazione sarebbe stata altrettanto drammatica.

Lei crede alla pista dell’origine dolosa degli incendi, di cui parlano le autorità?
«Non mi sento di escludere la possibilità di un crimine messo in atto da speculatori. Ma non ne sono convinto. I governi greci hanno sempre trovato conveniente incolpare speculatori, piromani, terroristi. E persino agenti stranieri. Perché? Perché ciò ha consentito ai governanti di non dover mai ammettere i loro fallimenti in tema di sicurezza, e di nascondere l’incapacità di finanziare adeguatamente i servizi di soccorso».
C’è per caso dietro la difficoltà di affrontare l’emergenza anche qualche carenza legata alle politiche dell’austerity?
«Non credo sia solo colpa dell’austerity .Ma certamente l’austerity non ha aiutato. Indubbiamente i vigili del fuoco sono sottodimensionati per colpa del rigore. Ma anche se ne avessimo avuto il triplo, l’estensione dei roghi era tale che avrebbe fatto poca differenza».

Che la lotta agli incendi non sia unicamente un problema di risorse lo dimostrano i grandi roghi che colpiscono la California e che richiedono giorni per essere domati. Ed anche John Stamoulis, capo degli ufficiali dei Vigili del fuoco greci ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera che la devastazione non è dovuta a ritardi ma alla forza del vento che ha spunto il fuoco a scavalcare la strada e ad invadere in pochissimo tempo il paese. Il fatto che ci fossero tre fuochi ha costretto i vigili a dividere le forze. Ma se ci fossero stati più uomini e mezzi le cose sarebbero andate diversamente? Secondo Stamoulis «sarebbe andata così anche con migliaia di mezzi». Anche se aggiunge che altri pompieri aiuterebbero «forse il risultato sarebbe stato lo stesso in questo posto: tante persone in un luogo molto piccolo e popolare». Quindi questo “megafire” o mega incendio sarebbe stato difficile da domare anche avendo a disposizione il triplo delle forze come ha detto Varoufakis.

Davvero l’austerità ha lasciato i vigili del fuoco greci senza risorse?

Gli incendi – appiccati probabilmente da piromani – sono diventati mega incendi in virtù di un insieme di concause. Tra queste sicuramente anche la mancanza di preparazione e di risorse dei vigili del fuoco, ma come ha detto Stamoulis le condizioni climatiche e la topografia dei luoghi hanno contribuito in maniera determinante alla genesi della tragedia. I dati di Eurostat mostrano effettivamente un calo della spesa pubblica in Grecia per i servizi di prevenzione antincendio. Ma dal 2011 al 2017 la spesa pubblica era andata aumentando dallo 0.2% del PIL nel 2011 allo 0.3% nel 2016 ovvero dai 456 milioni euro stanziati nel 2011 a 510 milioni euro nel 2016. Certo, nel 2017 c’è stato il taglio indicato da Fubini ma l’austerità in Grecia non è iniziata lo scorso anno.

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I dati Eurostat sulla spesa per servizi antincendio in Grecia a prezzi costanti 2010, con l’aggiunta del taglio citato da Fubini per il 2017 [Fonte]
I dati messi a disposizione dal CTIF mostrano come il calo pro capite del numero di effettivi sia quasi del tutto irrisorio. Ovviamente poi dipende da dove queste risorse (ridotte) vengono allocate. Naturalmente ci sono aree più soggette al rischio incendio di altre. E qui entra in gioco il discorso dell’organizzazione. Ma anche il premier greco Tsipras – non certo un fanatico dell’austerità – ritiene che le cause vadano cercate altrove. Stando a quanto riferiscono fonti dell’ANSA vicine al governo  econdo il premier ellenico Mati – la città distrutta dalle fiamme – è «la capitale dell’abusivismo», nel corso degli anni «i governi hanno condonato l’edificazione di abitazioni senza regole». Insomma è mancato un piano regolatore ed è stato «permesso a tutti di costruire ovunque, anche sulla spiaggia, in spregio a ogni regolamento e legge del Paese».

Gli sciacalli degli incendi in Grecia

Su Twitter Fubini ha spiegato che ci sono certamente delle concause e che le misure di austerità hanno sì contribuito alla situazione ma non sono le uniche responsabili. Diversi commentatori però hanno sventolato l’articolo del Corriere come la prova che l’austerità (e l’Unione Europea) uccidono. Ovviamente nell’articolo non c’è scritto nulla di tutto questo. Tra i primi ad uscire allo scoperto il pasionario  del MoVimento 5 Stelle Alessandro Di Battista che su Facebook ha lanciato il suo durissimo atto d’accusa contro le politiche turbo-capitaliste del Fondo Monetario Internazionale e le manovre economiche imposte da Bruxelles.

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Nell’ansia di criticare “i risultati dell’ubbidienza ad ogni costo all’Europa” Di Battista non si accorge di aver prestato il fianco ad una critica interessante. L’ex deputato pentastellato – che nei giorni scorsi ha sposato la linea Toninelli-Salvini sulla chiusura dei porti spiegando che si devono accogliere solo quelli che scappano davvero dalla guerra – scrive infatti «negli ultimi anni la Grecia ha perso mezzo milioni di abitanti, alcuni saranno scomparsi, tanti sono fuggiti. Ma questi nuovi migranti interessano poco, anche perché su di loro la frase “scappano dalla guerra” sarebbe pericoloso pronunciarla». Orbene, Di Battista ha appena dato la definizione di migrante economico dicendo senza mezzi termini che anche chi scappa dalla fame e dalla povertà è come se stesse scappando dalla guerra. Eppure dalle parti del governo gialloverde nessuno ritiene che un migrante economico stia scappando dalla guerra. E nemmeno Di Battista lo ha mai detto. ORa che bisogna attaccare Bruxelles o i “poteri forti” invece fa comodo considerare i greci come “rifiugiati politici”. Ma allora lo sono anche tutti gli altri migranti.

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Anche il vignettista Alfio Krancic strumentalizza il dramma ellenico per attaccare le Ong che si occupano di salvare i migranti. Ovviamente tra le due questioni, quella del soccorso dei migranti nel Mediterraneo e quella del soccorso ai cittadini greci non c’è alcun rapporto concreto. Peccato poi che gli accessi al mare fossero appunto bloccati da chi ha edificato senza regole.  Il problema però non è l’articolo del Corriere che ha dato il “La” alle polemiche antieuropeiste. Perché i tagli ci sono stati. Il problema è l’eccessiva semplificazione della realtà – e di una situazione estremamente complessa come quella dei megafire – fatta da chi non si fa molti scrupoli a passare sui cadaveri carbonizzati per sferrare un altro attacco all’Unione Europea e fare propaganda politica. Dall’altra parte però sarebbe anche giusto che, in maniera razionale e senza partigianerie, si possa discutere in maniera seria dell’impatto di certe politiche europee sulla vita delle persone. Il tutto senza dover essere additati per forza come “antieuro”.

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