Politica

Il governo cade e si va al voto a marzo 2019?

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Francesco Verderami sul Corriere della Sera tasta il polso degli umori della maggioranza Lega-M5S dopo le liti su decreto sicurezza e prescrizione, notando che ormai tra Carroccio e grillini è difficile trovare un punto d’incontro: agli emendamenti gialli sul Decreto Sicurezza di Salvini i verdi hanno risposto con quelli al decreto anticorruzione, che prendevano di mira Rousseau e la Casaleggio. Da qui è partita la lotta dei dispettucci incrociati:

Ecco cosa ha scatenato la reazione del Movimento, che ha presentato l’emendamento sulla prescrizione senza avvisare gli alleati. Di qui l’ennesimo braccio di ferro. È vero, ci penseranno i leader a trovare un compromesso ma intanto lo scollamento politico si riverbera nell’assenza di solidarietà tra i parlamentari delle due forze: in Transatlantico i capannelli «misti» di inizio legislatura non ci sono più.

Il distacco (anche fisico) è tale che ieri, in commissione Giustizia a Montecitorio, il leghista Paolini sussurrava ai colleghi di altri partiti: «Si corre verso il voto anticipato. Ma non a giugno, a marzo». C’è chi ci crede e chi — come il forzista Maran — ritiene sia «un gioco delle parti», utile a M5S e Lega per svolgere contemporaneamente il ruolo di maggioranza e opposizione.

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Quindi il governo è in odore di crisi proprio mentre l’Italia va verso la recessione e le elezioni europee sono alle porte? Sembra proprio di sì, a sentire i sussurri di Montecitorio:

Ma se davvero fosse solo una commedia, allora non si capirebbe l’umor nero di Di Maio, che in serata ha riunito la squadra di governo di cui è «insoddisfatto». Né si comprenderebbe l’irritazione di Salvini, che ieri confidava di incassare il voto del Senato sul decreto Sicurezza e che invece ha dovuto schivare una trappola ordita dagli alleati.

Perché questo era l’intento dei grillini, che avevano fatto filtrare la notizia di un vertice notturno a Palazzo Chigi tra   Conte e i vicepremier per dirimere la vertenza sulla prescrizione. Lì sarebbe dovuto avvenire lo «scambio»tra il voto di oggi a Palazzo Madama sul decreto caro al leader del Carroccio e l’intesa a Montecitorio sul ddl Anticorruzione a cui mira Di Maio. E proprio su questo provvedimento — dopo che Salvini ha fatto saltare il vertice — il leader di M5S ha ordinato la rappresaglia, facendo cassare dai relatori grillini tutte le modifiche presentate dai leghisti.

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