Economia

«Draghi, cancella il debito»: cosa dice davvero la proposta del governo Lega-M5S

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Bono Vox e Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti dovrebbero esserne entusiasti: la bozza del contratto tra Lega e MoVimento 5 Stelle prevede la cancellazione del debito pubblico italiano da parte della Banca Centrale Europea. La questione dell’enorme debito pubblico italiano viene affrontata da Luigi Di Maio e Matteo Salvini con la richiesta alla Banca centrale europea di Mario Draghi di cancellare 250 miliardi di titoli di Stato: «La loro cancellazione vale 10 punti percentuali». Altra misura per ridurre il debito, la vendita agli italiani di caserme, monumenti e altri beni del patrimonio pubblico, attraverso una cartolarizzazione che dovrebbe andare anch’essa all’abbassamento del debito pubblico di altri dieci punti percentuali.

La pubblicazione della bozza-bomba dell’accordo tra Lega e M5S ha infatti fatto concentrare l’attenzione sulla questione dell’euro e del referendum sulla moneta unica che i leghisti avevano bocciato a più riprese sostenendo – a ragione – che avrebbe provocato un assalto agli sportelli. Quella parte è stata però cancellata dal contratto per fare posto a una fumosa dichiarazione d’intenti che dovrebbe tranquillizzare i più.

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Ma, spiega oggi Il Sole 24 Ore, fonti Cinque Stelle confermano l’accordo sull’idea di chiedere alla BCE di cancellare 250 miliardi di titoli di Stato che l’istituto di Francoforte avrà in bilancio alla fine del Quantitative Easing (e che tecnicamente si trovano in pancia della Banca d’Italia). L’ipotesi sarebbe stata elaborata dal Movimento e accolta dalla Lega, all’interno di una cura shock anti-debito che prevederebbe anche la costruzione di una sorta di fondo immobiliare con 200 miliardi di euro di patrimonio pubblico; le sue quote sarebbero vendute al mercato retail con l’obiettivo di «trasferire il risparmio degli italiani dal debito pubblico al patrimonio immobiliare». E la proposta non è una novità da nessun punto di vista, visto che un meccanismo simile era stato proposto anche da Joseph Stiglitz per il Giappone. Ma il problema è un altro:

Entrambe le mosse, che si accompagnano nella bozza alla vendita a Cdp di 70 miliardi di partecipazioni del Tesoro, promettono ovviamente di incendiare i rapporti con l’Europa. Per cancellare i 250 miliardi di BTp comprati con il Quantitative Easing non ci sarebbe da convincere solo Mario Draghi, ma anche tutte le banche centrali che sono azioniste di Francoforte: un elenco che vede ai primi tre posti la Bundesbank, la Banca di Francia e Bankitalia, e prosegue con gli istituti centrali degli altri Stati membri. In questo quadro, sempre secondo la bozza, si dovrebbe poi anche avviare un confronto con l’Unione europea per utilizzare una quota di fondi comunitari nel finanziamento del reddito di cittadinanza.

La richiesta ha anche altri punti di criticità: il regolamento della Banca Centrale Europea impone di avere collaterali (come sono, appunto, i titoli di Stato) a fronte di immissioni di moneta sul mercato. Bisognerebbe quindi capire come la proposta di Lega e M5S andrebbe ad armonizzarsi con le leggi e come si vorrebbe eventualmente trovare il consenso necessario per cambiarlo. E già qui siamo a livelli lunari. È vero che pochi anni dopo la fine della II guerra mondiale venne cancellato il debito della Germania nei confronti degli altri Stati. Ma in quel caso i tedeschi uscivano dalla guerra: le condizioni non sembrano esattamente identiche. Senza contare che una decisione del genere equivarrebbe a una monetizzazione del debito pubblico. Ovvero un default interno. Con tutte le conseguenze del caso. Ma anche per questo non basta la volontà di un (o due, con la Grecia) paese. Ma ci vuole quello degli altri membri. Oppure si va alla rottura. Con l’uscita dall’euro che rientrerebbe dalla finestra.

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