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Così il governo litiga sul Global Compact

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Il Global Compact for Migration è un’iniziativa promossa dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni delle Nazioni Unite «per una migrazione sicura, ordinata e regolare».  Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha confermato – rispondendo ad un’interrogazione di Fratelli d’Italia –  che l’Italia sottoscriverà l’accordo che verrà firmato l’11 dicembre a Marrakech. A grandi linee si tratta di un accordo non vincolante che prevede azioni mirate a sostegno dei migranti e dei rifugiati con l’impegno da parte dei paesi firmatari a garanitre una migliore gestione dei fenomeni migratori a livello globale e «della valorizzazione della mobilità umana quale motore dei processi di sviluppo sostenibile».

Il pasticcio del governo sul global compact

Secondo Fratelli d’Italia però si tratta di un accordo che favorirebbe l’invasione (che ricordiamo è un concetto assolutamente inesistente quando si parla dei fenomeni migratori attuali) perché – ha dichiarato il senatore Giovanbattista Fazzolari (FdI) «si sancisce che l’immigrazione è un diritto fondamentale e che pertanto renderà impossibile per gli Stati limitare i flussi migratori» ed in questo modo «il governo grillo-leghista si schiera con Soros».

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Il sostegno al Global Compact era del resto già stato annunciato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante il suo intervento all’Assemblea generale dell’ONU del 26 settembre scorso dove l’Avvocato del popolo aveva detto che «i fenomeni migratori con i quali ci misuriamo richiedono una risposta strutturata, multilivello e di breve medio e lungo periodo da parte dell’intera comunità internazionale. Su tali basi sosteniamo il Global Compact su migrazioni e rifugiati». Per il premier quindi l’accordo rispecchia quella multilevel strategy on migration che il governo ha già presentato al Consiglio Europeo.

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Il giorno prima il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano era intervenuto all’Assemblea Generale spiegando che il Global Compact rappresenta un’occasione senza precedenti per affrontare a livello globale il problema dei rifugiati.

La Lega scopre che il governo è a favore del Global Compact

Il problema però non sono tanto le critiche di Fratelli d’Italia, che sta all’opposizione, quanto le posizioni contrastanti nella maggioranza sul Global Compact. Ieri il presidente della commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi, e il capogruppo a Montecitorio, Riccardo Molinari hanno dichiarato di essere assolutamente contrari alla firma dell’accordo.

Paolo Formentini ha presentato una risoluzione in Commissione Esteri alla Camera per affermare il no della Lega al Global Compact: «Nessuno può imporci un’immigrazione incontrollata. Il Global Compact non è altro che l’ennesimo tentativo di ingerenza nelle politiche nazionali» ribadendo che la politica migratoria del governo è chiara e che il Carroccio non ha intenzione di arretrare di un millimetro. In realtà la politica della Lega sulle migrazioni per il momento è incentrata a non far entrare nessuno (al di là dei richiedenti asilo) ma una vera politica su come gestire i flussi migratori è ferma alla legge Bossi-Fini.

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Anche la deputata Barbara Saltamartini ha dichiarato che la Lega dice no al Global Compact e che il Carroccio non consentirà «di favorire ingressi nel nostro Paese a chiunque» né è disposto a «perdere ulteriori spazi di sovranità». Ma in realtà l’unica cosa che il Global Compact prevede è il superamento della inutile divisione tra migranti economici e rifugiati a favore di un approccio più olistico che consenta di affrontare in maniera congiunta le molteplici dimensioni della migrazione internazionale. La Lega deve decidere se vuole affrontare da sola le migrazioni o se farlo assieme alla comunità internazionale. Nel contratto di governo si parla esplicitamente di negoziati a livello europeo, che comportano senz’altro una cessione di sovranità.

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Forse però la Lega avrebbe dovuto dirlo prima che Conte prendesse il suo solenne impegno davanti alle Nazioni Unite oppure presentasse la sua multivel strategy. Quali sono i punti su cui la Lega non è d’accordo? Perché i principi del Global Compact non sembrano poi favorire l’invasione soprattutto laddove si propone di combattere xenofobia, razzismo e discriminazione nei confronti dei migranti oppure dove prevede di supportare i paesi nel salvataggio, ricezione ed accoglienza di rifugiati e migranti. La Lega e il governo si sono sempre lamentati di essere stati lasciati soli, con il Global Compact le cose potrebbero cambiare.

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C’è inoltre da ricordare che – come sempre – la sottoscrizione dell’accordo a Marrakech non solo non comporterà alcuna invasione ma non darà direttamente corso agli accordi. Sarà infatti necessaria la conclusione di una terza fase, quella degli accordi intergovernativi, per dare corso al Global Compact (il termine previsto è luglio 2018) che si celebrerà all’ONU. Bisognerà vedere quindi come procederanno quei negoziati e non sarebbe la prima volta che una risoluzione rimane lettera morta per la mancanza di accordi operativi. Senza dimenticare il fatto che il Global Compact potrebbe costituire la cornice sulla quale potrebbero innestarsi quegli accordi bilaterali sui migranti che anche la Lega ha più volte detto essere necessari e che al momento mancano.

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