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La nuova supercazzola di Giulia Grillo su immunodepressi e morbillo

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Oggi, in una bella giornata di sole con tanta gente per le strade nuove, la ministra della Salute Giulia Grillo è tornata in Aula a rispondere al Question Time del Senato. Ed è tornata a raccontare una serie risposte preconfezionate che prendono in giro la collettività sul tema.

La nuova supercazzola di Giulia Grillo su immunodepressi e morbillo

Prendiamo il tema degli immunodepressi, già oggetto di un appello a Salvini e Di Maio rimasto perlopiù inascoltato. Qual è il problema? Il problema è che gli immunodepressi possono frequentare l’asilo e la scuola soltanto se gli altri compagni sono vaccinati perché altrimenti potrebbero contrarre le malattie più comuni ma con risvolti peggiori. Ovviamente l’obbligo aiuta i bambini degli asili perché i compagni che non vengono vaccinati non possono frequentarli (sempre che le autocertificazioni siano vere…). A scuola invece c’è la sanzione ma non l’espulsione. E cosa sostiene la Grillo? “Per i bambini immunodepressi è sbagliato puntare solo sulla obbligatorietà. Chi lo fa, lo fa in modo strumentale. Al momento, per i bambini in età scolare permane quanto previsto dal decreto Lorenzin. E comunque, le vaccinazioni dei compagni di classe, non bastano a proteggere i bambini immunodepressi”, ha detto. “La loro protezione – ha aggiunto – richiede progetti personalizzati che tengano conto di tutti i rischi”.

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Ora, è evidente anche a un cieco che l’unico modo per permettere ai bambini immunodepressi di frequentare la scuola o l’asilo in sicurezza è che gli altri siano vaccinati.  Le vaccinazioni dei compagni di classe non bastano, certo, perché i bambini potrebbero prendere malattie in altri modi o in altri luoghi che frequentano. Ma qui si sta parlando della scuola, ovvero del luogo in cui i bambini si trovano sotto la responsabilità dello Stato: è quindi perfettamente logico che uno Stato che si rispetti intanto evita in tutti i modi che un bambino si possa ammalare stando nelle sue strutture, e poi, semmai, cerca di tutelarlo anche fuori dalla scuola. Ma il dovere primario è chiaro e ben delineato: la Grillo con la furbizia tipica della volpe che finisce in pellicceria sostiene che le vaccinazioni non bastino, ma non dice quello che ci si aspetterebbe da un ministro e un medico. Ovvero che non basta ma è qualcosa, e qualcosa è meglio di niente.

Il morbillo e i numeri

Poi c’è la questione del morbillo. “L’obbligo, pur necessario, deve comunque tener conto della situazione epidemiologica che si registra in un dato contesto territoriale o in determinate comunità o in relazione categorie d’individui. Obbligare alle vaccinazioni può essere necessario, dunque, ma non è sufficiente a fini di prevenzione. Lo dimostra l’epidemia di morbillo in corso nel nostro Paese: l’aumento di coperture che l’obbligo ha prodotto nelle generazioni dei nuovi nati non ha interrotto la diffusione della malattia”, ha detto la ministra. Ma quello che dice ha senso?

epicentro morbillo

Nel bollettino mensile che l’Istituto Superiore della Sanità ha pubblicato a luglio 2018 si spiegano alcune cosette che magari la Grillo dovrebbe tenere in conto. Dei 2.029 casi di morbillo segnalati nei primi sei mesi del 2018, il 91,3% non era vaccinato al momento del contagio mentre il 5,4% aveva effettuato una sola dose (che da sola non è garanzia di una completa immunizzazione). L’aumento delle coperture non ha interrotto la diffusione perché gli anni in cui l’obbligo non c’era o non veniva rispettato hanno prodotto un gran numero di non vaccinati, guardacaso proprio coloro che sono maggiormente colpiti dalla malattia.

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Morbillo: l’incidenza della malattia per classi di età (Fonte: bollettino mensile ISS)

La tabella qui sopra poi mostra come nella fascia d’età 0-4, ovvero quella che è interessata dall’obbligo della legge Lorenzin l’incidenza dei casi è maggiore. Vale a dire che pur essendoci un numero percentualmente inferiore di bambini di età prescolare che si ammalano in rapporto alla fascia d’età il numero di casi è più alto. Ad esempio ci sono stati 393 casi di morbillo in bambini con età inferiore di 5 anni e ben 125 casi di morbillo in bambini al di sotto dell’anno d’età (ovvero bambini che erano ancora troppo piccoli per essere vaccinati). Cosa significa tutto questo? Innanzitutto che l’aumento delle coperture, che pure si è registrato con l’approvazione della Lorenzin, non è di per sé ancora sufficiente ad arrestare il diffondersi della malattia quindi non c’è alcun motivo per dire che visto che per una coorte vaccinale si sono raggiunti risultati accettabili si può sospendere l’obbligo. E questo non significa che l’obbligo di per sé non basta bensì che ci sono moltissimi adolescenti che non sono vaccinati perché quando erano bambini l’obbligo intelligente (l’anti morbillo era tra le vaccinazioni “raccomandate”) non era stato fatto rispettare. Quello che potrà succedere in futuro, se continua a dire che “l’obbligo non basta” è che i bambini non vaccinati di oggi saranno gli adolescenti non vaccinati di domani. E il morbillo non potrà essere debellato.

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