Opinioni

«Una patrimoniale finanziaria per il reddito di cittadinanza»

Giovanni Dosi, docente di economia alla Scuola Sant’Anna di Pisa, è intervenuto ieri al convegno del MoVimento 5 Stelle alla Camera in cui si discuteva di Stato Innovatore. In questa intervista rilasciata ad Annalisa Cuzzocrea di Repubblica è tornato a parlare di tassazione e politica economica dopo l’intervista al Fatto. Il professore non crede all’uscita dall’euro e, giustamente, segnala che il problema è il fiscal compact ricordando che nella situazione italiana «la maniera per diminuire il debito è, paradossalmente, aumentare il deficit». Poi passa a spiegare le sue ricette

Lei ha parlato anche di alzare le aliquote Irpef.
«È ragionevole aumentare un filo l’aliquota Irpef sopra i 100mila euro, dal 43 al 45%.
Se una persona guadagna 150mila euro, si tratta di 1000 euro in più. Sopra i 250mila, la si può portare al 48%». Così non calano gli investimenti?
«Gli investimenti dipendono dalla domanda e dalle opportunità di innovazione. Non dal costo del lavoro o dai tassi di interesse, quando ci si mantiene su livelli ragionevoli. La dimostrazione è che i tassi di interesse sono sotto zero, e la gente non investe».
Per quale ragione secondo lei?
«Perché manca la domanda. Si possono abolire gli 80 euro, tagliare le agevolazioni come i crediti di imposta, che non funzionano e sono costosi. L’unico da tenere sono gli ammortamenti accelerati per le alte tecnologie».

giovanni dosi 1

Propone una tassa una tantum sulle rendite. Di che tipo?
«Pietro Modiano, l’unico banchiere di sinistra che ha avuto questo Paese, propose una patrimoniale sulle grandi attività finanziarie. Non parlo del risparmio delle vecchiette, ma di quell’un per cento della popolazione che ha la maggior parte della ricchezza e non ha mai pagato le tasse dovute».
Che gettito stima?
«Su oltre 3500 miliardi di ricchezza, al netto di quanto è finito nei paradisi fiscali, lo Stato potrebbe incassare 200 miliardi di euro in cinque anni».
E il reddito di cittadinanza?
«Oscillo tra reddito di cittadinanza e quello che Minsky definiva lavoro di cittadinanza. Ma non come i forestali in Calabria. Dovrebbe essere lavoro vero a termine, che non credo l’Italia sia in grado di gestire».

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Mario Neri

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