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Ma la Giorgia Meloni razzista con i cinesi che “ci hanno portato il virus” è la stessa che invitava tutti a venire in Italia?

La leader di Fratelli d’Italia – che qualche giorno fa invitava i turisti a venire in Italia perché era perfettamente sicuro e al tempo stesso diceva che non eravamo un “porto sicuro” per i migranti – ieri se l’è presa con “il regime comunista cinese” che ci manda le mascherine ma intanto ci ha mandato anche il coronavirus

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Giorgia Meloni ha le idee chiare. Sul coronavirus non si scherza e l’Italia non prende lezioni da nessuno. Ecco perché ieri è andata all’attacco contro la Cina in diretta televisiva a Non è l’Arena di Massimo Giletti. La leader di Fratelli d’Italia spiega che lei del regime comunista cinese «dove non esistono i diritti dei lavoratori» e dove «non esiste la civiltà» non si fida. La Cina ha inviato trenta tonnellate di aiuti (mascherine e respiratori) e un team di specialisti (medici, infermieri e ricercatori) per aiutare l’Italia ma alla leader di FdI non la si fa.

Giorgia Meloni e quel sottile razzismo nei confronti dei cinesi

La Meloni, orgogliosamente sovranista, dai cinesi lezioni non ne prende. È l’ennesima occasione per fare un po’ di propaganda sul coronavirus. Anche perché «questo fatto che qualcuno cerchi di raccontare oggi i cinesi come un punto di riferimento e  come i salvatori della patria perché ci stanno prestando le mascherine a me non mi fregano». E su cosa è che non “la fregano” alla Meloni? Semplice: «i cinesi prima di portarci le mascherine ci hanno portato il virus, quindi non prenderei i cinesi come un esempio».

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Si nota appena quella sottile punta di razzismo nel ritenere i cinesi gli untori del mondo solo perché l’epidemia di Covid-19 ha avuto origine in a Wuhan. Ma la Meloni è fatta così, ha sempre bisogno di un nemico. E un po’ come i troiani assediati si rifà al famoso detto di Laoocoonte: timeo danaos et dona ferentes. E per la verità dai cinesi ci sarebbe da prendere esempio. Non perché sono una dittatura, non perché “non hanno civiltà” (ce l’hanno eccome) ma per il modo in cui hanno fronteggiato l’emergenza. Certo: anche i cinesi hanno fatto errori, hanno sottovalutato il coronavirus e si sono mossi in ritardo consentendo a 300 mila persone di uscire da Wuhan il primo giorno di quarantena (ricorda qualcosa?). Ma hanno anche allestito 14 ospedali da campo, isolato rapidamente i focolai epidemici e aumentato la capacità di analisi dei casi sospetti. Per ora ha funzionato, la curva epidemica in Cina sta rallentando, abbiamo tutto da guadagnare dal guardare il loro esempio, farci aiutare e cercare di correggere gli errori che hanno commesso.

Quando Giorgia Meloni diceva che l’Italia non era un paese sicuro per i migranti ma lo era per i turisti

Ci si potrebbe però chiedere, se non abbiamo nulla da imparare dai cinesi cosa possiamo imparare da Giorgia Meloni. Quella che qualche giorno fa scherzava amabilmente sul fatto che l’Italia non è un “paese sicuro” a causa dell’epidemia di coronavirus e che quindi a rigor di logica non si dovevano autorizzare gli sbarchi dei migranti e che al tempo stesso invitava i turisti a visitare l’Italia dicendo che era un paese sicuro dove la gente se ne andava a passeggio tranquillamente (mica come in Cina!).

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Il tutto naturalmente senza rinunciare a lamentarsi se i paesi vicini (in questo caso la Slovenia) avevano deciso di mettere due new jersey per chiudere le strade al confine con l’Italia. Perché solo noi abbiamo il diritto di chiudere porti o costruire muri. Inutile far notare alla nostra sovranista d’assalto che spesso sono i sovranisti amici suoi e della Lega a chiedere di chiudere i confini con il nostro Paese.

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«Le notizie che arrivano all’estero dell’Italia fanno pensare a una nazione barricata in casa sopraffatta dal coronavirus» cinguettava la Meloni mentre si faceva fotografare sorridente davanti al Colosseo (ieri invece era in collegamento da casa). Per Fratelli d’Italia invece bisognava mostrare la vera italia: «turisti, negozi e locali aperti, persone felici, un clima stupendo»,  1.577 persone infette (il 1 marzo) e 34 morti a causa di Covid-19.

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Il 29 febbraio, la Meloni aveva anche pubblicato un video in inglese per invitare i turisti (non quelli cinesi, però) a visitare il Bel Paese.

Perché per FdI a salvare l’Italia era “la bellezza”: «l’Italia è sempre pronta e fiera di accogliervi con tutte le sue unicità. Non rinunciate alla più bella meta turistica da visitare e conoscere» perché non eravamo affatto il paese europeo con il più alto numero di contagi ma quello con il più alto numero di contagi noti perché facevamo più test di tutti gli altri (attualmente l’Italia ha 24.747 persone contagiate e 1.809 decessi).

Meglio la Cina che spedisce i ventilatori o Trump che cerca di accaparrarsi il vaccino per gli USA?

La Meloni diceva pure che «siamo stati la prima Nazione ad isolare il virus», che non è affatto vero visto che il Covid-19 è stato isolato per la prima volta in Cina e successivamente in Francia (e poi allo Spallanzani). Sottovalutando drammaticamente l’evoluzione dell’epidemia e gli avvertimenti di medici e scienziati la Meloni dichiarava «non abbiate paura a venire in Italia così come noi Italiani non abbiamo paura a girare su tutto il territorio nazionale». Si è visto come è andata a finire.

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Ma se le mascherine, i ventilatori, i medici e gli infermieri cinesi non vanno bene perché quelli vengono da una dittatura e ci hanno anche mandato il virus cos’è che va bene? A giudicare dal fatto che la Meloni abbia condiviso un tweet di Donald Trump dove il Presidente urla “gli Stati Uniti amano l’Italia” a quanto pare la terapia d’elezione per i sovranisti è sempre la stessa: thoughts and prayers, pensieri e preghiere. Niente da dire invece sul fatto che gli USA abbiano cercato di comprare una società farmaceutica tedesca per assicurarsi un accesso “esclusivo” ad un eventuale vaccino per il coronavirus. Perché “dittatura comunista cinese che ci manda le mascherine” = cattivo mentre “capitalismo americano che invia pensierini e cerca di comprarsi il vaccino” = buono. Chissà come si dice questo nel gergo sovranista.

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