Economia

Cosa c’è dietro la frase di Giorgetti sui medici di famiglia

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Giancarlo Giorgetti, considerato non solo il numero 2 della Lega ma anche il più raffinato ed esperto politico leghista (e ci mancherebbe, è alla Camera ininterrottamente dal 1996). Ma Giorgetti, laureato alla Bocconi e commercialista di professione, è anche altro. Lo ha dimostrato qualche giorno fa quando ha detto, senza alcun imbarazzo, che «il mondo in cui ci si fidava del medico è finito», un concetto già di per sé assai pericoloso visti i tempi che corrono. Ma Giorgetti voleva solo dire che nel futuro che vede per gli italiani si potrà benissimo fare a meno del medico di famiglia.

Il senso della Lega per il Sistema Sanitario Nazionale

«Nei prossimi cinque anni mancheranno 45 mila medici di base, ma chi va più dal medico di base, senza offesa per i professionisti qui presenti?», ha detto Giorgetti che ha trovato così una raffinata ed economica (per chi?) soluzione per risolvere la carenza di medici di base. Non servirà fare in modo che i giovani scelgano la carriera di quello che un tempo si chiamava medico condotto e poi medico di famiglia. Sarà invece sufficiente lasciare estinguere la categoria perché tanto gli italiani non ci vanno più.

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E non ci vanno più perché – secondo Giorgetti – preferiscono andare direttamente dallo specialista, nello studio privato o nei centri di medicina dove si paga e si ottiene subito quello che si vuole. Non sfuggiranno i vari problemi di un approccio del genere. Il primo è naturalmente che solo chi ha i soldi per pagarsi visite ed esami privati potrà permetterselo. Per Giorgetti, che nel 2018 aveva dichiarato un imponibile lordo pari a 123mila e rotti euro non deve essere un problema. Tanto più che come tutti i deputati beneficia anche dell’assicurazione sanitaria (previdenza integrativa nella quale volendo sono inclusi anche i parenti). Sorprende il silenzio dei turbosovranisti all’amatriciana, quelli sempre pronti a denunziare commistioni con le potenti lobby delle multinazionali del farmaco. Dov’è Diego Fusaro? Dov’è quel Beppe Grillo che se la prendeva con Veronesi per la storia delle mammografie? Per fortuna che c’è la ministra Giulia Grillo che ha ricordato al collega di governo che il medico di famiglia è presidio di salute e garanzia del SSN.

Verso una sistematica distruzione dello stato sociale?

Insomma un tipo di sanità del genere va sicuramente bene per i ricchi. Un bel taglio ad una componente fondamentale del nostro stato sociale, magari per finanziare in futuro il taglio delle tasse (per i ricchi, che pensate). E gli altri? Quelli che i soldi non li hanno o che ne hanno pochi? Qual è il destino della classe media e delle persone con redditi “normali” (o peggio)? Non potendo rispondere con un maestoso e regale che mangino brioche viene da supporre che per il tatcherista Giorgetti gli altri dovranno arrangiarsi come meglio potranno. In fondo lui viene dalla Lombardia, regione dove la Lega governa ininterrottamente dal 1994 e che si è distinta per una marcata spinta verso la privatizzazione della Sanità.

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E sappiamo già chi pagherà. Perché non serve aspettare cinque anni per sapere come  gli italiani rimedieranno alla carenza dei medici di base: andranno al pronto soccorso. Aumentando così il già impressionante numero degli accessi inutili al PS. Questo si traduce per un ulteriore costo per le casse dello Stato ma soprattutto renderà sempre più difficile l’operatività dei medici ospedalieri che operano nei servizi di emergenza. Perché al Pronto Soccorso ormai ci si va anche per una banale influenza, tanto chi ci va più dal medico di base? sembra di sentir dire Giorgetti mentre ci si predispone a lunghi turni di attesa al triage. E già nel 2015 Emergency denunciava le criticità della situazione italiana parlando di 6 milioni di accessi inutili. Come evidenziava un’inchiesta de L’Espresso uno dei fattori dell’affollamento dei PS è proprio la mancanza dell’azione di filtro da parte dei medici di famiglia. Chi può si rivolge agli studi privati, chi non può va al PS.

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L’assessora regionale alla Sanità del Veneto Manuela Lanzarin

E quando i medici di famiglia non ci saranno più la situazione non potrà far altro che peggiorare. In pratica la visione turboliberista di Giorgetti potrebbe portare allo stremo il nostro sistema sanitario. Invece che potenziare il nostro SSN ecco quindi che uno dei più importanti politici italiani spinge verso un’ulteriore privatizzazione dell’assistenza sanitaria. Magari in futuro negli ospedali ci andranno solo i poveracci. Ma alla Lega hanno una soluzione anche per i problemi del PS, che credete. Ci ha pensato la giunta leghista (e autonomista) di Luca Zaia che in Veneto pensa di assumere 500 medici neoabilitati nei pronto soccorso e nei reparti di geriatria. Il percorso di formazione previsto consisterebbe nella frequenza di 92 ore di scuola sanitaria e due mesi di tirocinio in corsia. Insomma il Veneto pensa di sostituire un percorso pluriennale con uno decisamente più breve. E chi ne pagherà le conseguenze? Sempre quei poveracci di cui sopra, quelli che non hanno i soldi per andare altrove. Qualcuno potrebbe pensare che i leghisti abbiano in mente una bella cura come quella che pensava Margaret Thatcher per il nostro Servizio Sanitario Nazionale. C’è infine un ultimo aspetto, meno importante magari ma non certo di poco conto. Il medico di famiglia è anche quello che vi sa prescrivere le visite specialistiche appropriate. C’è il rischio che quelli che, magari col portafoglio bello pieno, dopo aver compulsato l’Internet e aver deciso (in base a cosa?) che hanno bisogno di quella prestazione medica stiano sprecando i loro soldi per esami inutili. Per fortuna è una spesa che non ricade sulle tasche dei cittadini.

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