Economia

Credieuronord: quando la Lega aveva una banca

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Matteo Salvini è stato chiaro e netto: quello di Luigino D’Angelo è stato un «suicidio di Stato». E ancora:  “Che cacchio fanno tutto il giorno quelli della Banca d’Italia? Il governatore Visco dovrebbe pagare di tasca sua”. Giusto, giustissimo. Solo che c’è un problema: nella storia della Lega Nord ci sono una banca e una storia che andrebbero ricordate. La banca risponde al nome di Credieuronord. E la storia del suo salvataggio fa ancora più ridere.

Credieuronord: quando la Lega aveva una banca

Tutto comincia nel novembre del 2000, quando Umberto Bossi annucncia che la vecchia filiale dismessa della Cariplo di via Galilei, a Milano, sarà la sede di una nuova banca uguale a tutte le altre, se non per il fatto che l’ha progettata e fermamente voluta il Carroccio. L’ok della Banca d’Italia è arrivato dopo un anno di attesa, e via fax. Ad annunciarlo è lo stesso Bossi all’assemblea dei soci, riuniti al teatro San Babila di Milano. Un successo, per i militanti, subito accorsi ai banchetti per ritirare e firmare i moduli di sottoscrizione.

“Pazienza se ci è toccato mettere di mezzo l’euro – ha commentato Bossi davanti ai suoi – l’importante è che sarà una grande banca”. Che non avrà vita facile, ha aggiunto il leader della Lega Nord: “La Banca dei soci della Lega raccoglierà molti quattrini che saranno tolti ad altre banche e darà fastidio al sistema bancario tradizionale”.
Venti miliardi di lire il capitale sociale, che la Lega conta di far salire in breve tempo a 35. Umberto Bossi conta sui militanti, che presto saranno chiamati a sottoscrivere azioni e obbligazioni dell’istituto di credito la cui missione “sarà quella di sostenere lo sviluppo della Padania, non solo di guadagnare”.
Presidente sarà Francesco Arcucci, suo vice Gian Maria Galimberti, che hanno già sottoscritto un accordo con le Poste italiane che offriranno ai soci della banca la possibilità di versare sul conto corrente attraverso gli sportelli postali. Tra le facilitazioni una carta di credito padana e la possibilità di conoscere il saldo sul display del telefonino. Target: artigiani e piccole e medie imprese del Nord. (La Repubblica, 25 novembre 2000)

La banca raccoglie 3400 soci tra cui 400 veneti, si poteva entrare con 25 euro. La banca avrebbe dovuto servire tutto il nord ma alla fine soltanto tre sono gli sportelli a Milano, Brescia e Bergamo. Ma nel 2001 la banca è già in rosso e l’anno dopo necessita di una ricapitalizzazione. Dove sono finiti i soldi? Non ci crederete, ma la Credieuronord aveva lo stesso problema che ha oggi Banca Etruria: dava soldi allegramente a clienti che poi non rimborsavano i prestiti:

In sostanza, chi aveva una poltrona da difendere usò toni morbidi. Chi non ce l’aveva più, come Franca Equizi, puntò il dito accusatore sulla malagestione: «Come si fa a dare tutti quei soldi alla moglie di Franco Baresi?». Equizi parla della linea di credito accordata a Maura Lari, consorte dell’ex libero del Milan. «Eccedenze per oltre 1,5 milioni di euro», sottolinearono gli ispettori della Banca d’Italia (Corriere del Veneto,16 aprile 2010).

Racconta Francesco Arcucci, che della banca fu presidente: «In principio fu Gian Maria Galimberti. A lui Umberto Bossi e gli alti papaveri della Lega Nord diedero l’incarico di fondare la banca della Lega. E Galimberti, che forse aveva combinato qualche pasticcetto in passato nel mondo bancario con la Barclays, si mise all’opera. […] Un padre padrone, quasi un proprietario della banca. E, quando riceveva delle telefonate dall’alto, il suo comportamento era quello per cui la struttura dell’ufficio fidi veniva da lui scavalcata. « Non accetto dei pareri negativi » diceva, quasi anticipando quanto si è letto nel tormentone estivo delle intercettazioni ben note. Il parere che contava era solo quello del padre padrone, il quale, poi, in Consiglio di Amministrazione si presentava con garanzie, fideiussioni, assegni di clienti ( a cui voleva dare dei prestiti) poi rivelatisi carta straccia».

Il salvataggio di Fiorani

Nel 2003 Credieuronord è in grande sofferenza.

Il bilancio si chiude con 8 milioni di perdite e 12 di sofferenze su 47 di impieghi. Anche frutto di una tecnica creditizia discutibile: la metà delle sofferenze fanno capo a soli cinque soggetti. Tra cui la società Bingo.net che ha tra gli amministratori il sottosegretario Balocchi e un paio di parlamentari. Per correre ai ripari viene abbattuto il capitale sociale da 13,7 a 5 milioni di euro. Ma non basta, perché le regole di Bankitalia parlano di un capitale minimo per le banche di 6,5 milioni. è necessario un aumento di capitale da 1,2 milioni, ma l’ appello va deserto e devono intervenire di tasca loro i parlamentari leghisti. A guidare il salvataggio, arriva il segretario della Lega Nord, Giancarlo Giorgetti, che prima chiede aiuto alla Popolare Milano e poi va in cerca di sponde politico-finanziarie più alte

L’anno successivo vengono chiuse le tre filiali. Perché a causa dei fidi concessi e mai più restituiti c’è un problema di liquidità. L’ispezione di Bankitalia rivela le magagne, proprio mentre Umberto Bossi portava avanti le sue crociate (giuste) contro l’ex governatore Antonio Fazio. A quel punto un cavaliere bianco si presenta alla porta per salvare la banca. Il suo nome è Gianpiero Fiorani ed è proprio il dominus della Banca Popolare di Lodi molto amico di Fazio. Bossi, che aveva organizzato manifestazioni contro i bond argentini e Parmalat puntando il dito contro Fazio, che aveva chiesto a Tremonti e Berlusconi di togliere la vigilanza sulla concorrenza bancaria a via Nazionale e che voleva il mandato a tempo per il Governatore di Palazzo Koch, improvvisamente dimentica tutto. Solo per una coincidenza Bossi cambia idea quando Fiorani decide di acquistare il ramo bancario coprendo le perdite con 2,3 milioni di euro, che servono agli amministratori per salvare a rotta di collo il resto dell’impalcatura. Lasciando però molti dei leghisti che avevano creduto nel progetto dell’istituto di credito senza un soldo. Cose che capitano.
Foto copertina da qui