Economia

Il giallo dell'accordo per salvare la Grecia scomparso

«Prima dell’Eurogruppo Moscovici mi ha presentato un accordo che ero pronto a firmare. Poi quell’accordo era stato ritirato»: Yanis Varoufakis racconta l’aneddoto durante la conferenza stampa che ha certificato il buco nell’acqua della riunione di ieri: una circostanza che invece l’Unione Europea si è affrettata a smentire. E infatti il documento è questo:


Paul Mason, giornalista di Channel 4 News, spiega su Twitter che invece il documento c’era, ma non faceva parte della mediazione europea: a quanto pare era espressione dell’attività diplomatica di Parigi. Dice la Stampa che la bozza prevedeva, ha raccontato Varoufakis, l’estensione «dell’intesa sui prestiti e non del programma». Per quattro mesi. Finanziamenti con condizionalità specifiche e precise per dar tempo di definire un nuovo modello. Cioè «un contratto di lungo termine per la crescita» fra pari, senza la Trojka sebbene con «le istituzioni», che è la stessa cosa. «Potevamo firmare», dice il greco. Qui è arrivato Dijsselbloem, con un’altra mediazione di una pagina e mezza, gradita a 18 su 19. «Piano esistente col migliore uso della flessibilità in essere esteso per sei mesi» e impegno ad «assicurare l’avanzo primario». Niente da fare. «Proposta nebulosa, ci riporta a mercoledì scorso», ha detto Varoufakis. Riunione finita, prima del previsto”.

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La prima pagina del documento sottoposto da Moscovici a Varoufakis, poi ritirato dall’UE

IL GIALLO DELL’ACCORDO PER SALVARE LA GRECIA SCOMPARSO
Nella riunione precedente a quella di ieri l’Unione Europea si era detta disponibile a negoziare un nuovo accordo con la Grecia con nuovi margini di flessibilità e la possibilità di sostituire alcune delle misure previste dall’odiato memorandum sulla cui contestazione Tsipras ha vinto le elezioni. Ma, spiegano i giornali di oggi, per avviare il negoziato Atene deve chiedere prima una proroga tecnica del programma di assistenza, per evitare la bancarotta estiva. Questa richiesta di proroga si sarebbe basata su un impegno greco«a concludere il programma tenendo in considerazione i nuovi piani del governo». In particolare gli europei chiedevano che le autorità greche si impegnassero «a non intraprendere azioni unilaterali», e a lavorare «in stretto accordo con le loro controparti europee e internazionali, specialmente nel campo della politica fiscale, delle privatizzazioni, delle riforme del mercato del lavoro, del settore finanziario e delle pensioni». Tutte condizioni che il ministro greco Varoufakis ha considerato «assurde» e«inaccettabili». Intanto, come racconta oggi Federico Fubini su Repubblica, l’economia greca da due mesi è di nuovo sul punto di non ritorno:

Si tratta di una svolta imprevista.Dopo anni di sacrifici, neiprimi nove mesi dell’anno scorsola Grecia era tornata a crescerepiù della Francia e molto più dell’Italia;il deficit pubblico di Ateneera stato inferiore a quello dientrambe. Bruxelles stimava sul 2015 un aumento del Pil del Paese di quasi il 3%, più di Spagna e Germania. Poi la morsa dell’incertezza in vista del voto del 25 gennaio, e quella seguita alla vittoria di Tsipras, hanno bloccato tutto: fra novembre e gennaio gli indici di fiducia in Grecia fotografati dalla Commissione europea sono repentinamente crollati,da sopra a molto sotto le media dell’area euro (mentre salivano in tutto il continente). Dopo sei mesi di crescita al ritmo annuo del 2%, a fine anno il reddito nazionale si è contratto. La Grecia è ripiombata nella recessione da cui era uscita in aprile scorso. Non è strano. Quando le imprese e le famiglie non sanno più chi e come governerà il Paese tra un mese o quale sarà il rapporto con l’Europa fra due, inevitabilmente scende la paralisi. Questo basta a peggiorare le finanze dello Stato, ma da quando in dicembre furono indette le elezioni molti greci sembrano anche aver smesso di pagare le tasse.
Alcuni hanno preso come una licenza per tornare a evadere l’annuncio di Syriza sulla soppressione, dai prossimi mesi, dell’imposta sulla casa o la scelta di mantenere tassi agevolati sull’Iva nelle (prospere) isole dell’Egeo.Secondo l’Economist, le entrate fiscali sono già crollate di oltre il 20% e la Grecia è tornata in profondo rosso. I governi europei chiederanno dunque a Tsipras una manovra correttiva subito,prima di accordare i nuovi prestiti di cui il governo ha disperatamente bisogno: senza di essi, non è chiaro come possa pagare gli stipendi di marzo agli statali. Il premier è sotto pressione,ma per lui imporre unastretta di bilancio fin dai primimesi al potere equivarrebbe asmentire tutto ciò per cui si è presentatoai greci. Sarebbe un ripudio della linea grazie alla quale oggi Syriza viaggia al 45% nei sondaggi. I margini di manovra sulle prossime mosse sono dunque minimi. E più frena l’economia,più tornano a peggiorare i conti, più quegli spazi si erodono ancora.

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