Politica

Fontana e la Lombardia che va riaperta “per il giro d’affari che c’è”

«Non ci sarà bisogno di tenerci bloccati, anche per il giro d’affari che c’è. Se così non fosse, posso solo attenermi a quello che dice l’Istituto superiore di sanità»

attilio fontana vincenzo de luca

In un’intervista rilasciata oggi a Repubblica Attilio Fontana ci tiene a spiegare che la Lombardia va riaperta il 3 giugno “anche per il giro d’affari che c’è”, dimostrando grande attenzione alla questione della salute dei suoi concittadini. L’intervista di Piero Colaprico:

Ieri in consiglio dei ministri si parlava della possibilità di impedire agli abitanti di alcune regioni, come Lombardia e la Val d’Aosta, di “sconfinare” dal 3 giugno. Che ne pensa?
«Che i nostri numeri miglioreranno e non ci sarà bisogno di tenerci bloccati, anche per il giro d’affari che c’è. Se così non fosse, posso solo attenermi a quello che dice l’Istituto superiore di sanità».

Sotto Palazzo Lombardia arriva la manifestazione di chi ha il fiocco nero sulla mascherina, simbolo dei troppi morti e della proposta di commissariare la Sanità lombarda…
«Sono persone che o non conoscono bene i fatti o cercano di strumentalizzare la situazione».

giulio gallera zona rossa bergamo

Già che c’è, Fontana insiste sulla zona rossa ma a differenza di altre occasione non dice che lo sbaglio è stato condiviso tra governo e regione, ma che è tutta colpa dell’esecutivo:

Entriamo nel merito delle inchieste giudiziarie aperte. Non organizzare la zona rossa a Nembro e Alzano lombardo è stato uno sbaglio?
«Uno sbaglio, sì. Che non può essermi contestato. Nella settimana dal 4 al 7 marzo ci sono state parecchie interlocuzioni con il ministro Speranza e con il presidente del Consiglio Conte. Arrivarono nella Bergamasca anche carabinieri e militari, poi non so cosa sia successo. Invece della zona rossa che noi chiedevano venne creata la zona arancione in tutta la Lombardia».

Il suo assessore Giulio Gallera ha detto che avreste potuto farla voi…
«Ha sbagliato. Esiste una valutazione giuridica di Sabino Cassese, che parla di iniziativa nelle mani del governo e quest’impostazione è stata confermata dalla direttiva del ministro dell’Interno ai prefetti».

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