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«Ordine camici arrivato»: le chat e gli sms di Fontana con moglie e cognato

Le chat dei telefoni sequestrati dalla Gdf smentiscono Attilio Fontana. Il governatore diceva di non sapere niente della fornitura di camici alla Dama Spa, società di proprietà del cognato Andrea Dini e di sua moglie Roberta. Ma…

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Le chat dei telefoni sequestrati dalla Gdf smentiscono Attilio Fontana. Il presidente della Lombardia, che si era mostrato letteralmente caduto dal pero quando la trasmissione Report, a metà maggio, aveva scoperto che la Regione aveva richiesto una fornitura di camici alla Dama Spa, società di proprietà del cognato Andrea Dini e della moglie del governatore Roberta nel pieno dell’emergenza, sapeva di quella fornitura.

Fontana e il caso camici: dalle chat il coinvolgimento di “Atti”

A contraddire quanto sempre sostenuto dal governatore leghista, da giugno, non è più solo una inchiesta giornalistica, ma quella della Procura della Repubblica di Milano, che indaga per il reato di frode in pubbliche forniture,  e che ipotizza «il diffuso coinvolgimento di Fontana in ordine alla vicenda relativa alle mascherine e ai camici accompagnato dalla parimenti evidente volontà di evitare di lasciare traccia del suo coinvolgimento mediante messaggi scritti». Come si legge sul Corriere della Sera,

Il nucleo speciale di Polizia Valutaria della Gdf nell’ambito dell’indagine della Procura di Milano sul«caso camici», ha acquisito, tra gli altri, il contenuto dei cellulari di Roberta Dini, moglie del governatore Attilio Fontana, degli assessori lombardi Davide Caparini, Raffaele Cattaneo e di Giulia Martinelli, capo della segreteria del presidente della Lombardia nonché ex compagna del leader della Lega Matteo Salvini. L’acquisizione è presso terzi, il che vuol dire che i quattro non sono indagati. L’acquisizione, per parole chiave, e quindi mirata, del contenuto dei telefoni, che riguarda anche quelli dell’ex dg di Aria Filippo Bongiovanni e della dirigente della centrale di acquisti regionale (entrambi sono indagati), si è resa necessaria alla luce delle testimonianze messe a verbale da testi sentiti nei mesi scorsi. E poi dalle prove documentali raccolte dalle Fiamme Gialle, tra cui i messaggi e le chat scaricati dal telefono di Andrea Dini.

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Sarà un consulente incaricato dalla Procura a “far parlare” i telefoni sequestrati utilizzando 51 parole chiave, tra le quali, riporta sempre il quotidiano di via Solferino,  «camici, moglie, fratello, cognato, donazione, tessuti, certificazioni, Trivulzio, mascherine, restituzione, consegna, ordine, Aria, bonifico, Svizzera, Regione, Fontana, Dini, iban e molte altre».

Il messaggio del cognato alla moglie di Fontana

Il 16 aprile, giorno stesso in cui Aria, la centrale acquisti della Regione Lombardia, richiede con affidamento diretto alla Dama spa la fornitura di 75mila camici e 7.000 set di protezione individuale da 513.000 euro, Andrea Dini, cognato del governatore manda un sms alla sorella e moglie del presidente: «ordine camici arrivato», ma «ho preferito non scriverlo ad Atti», e la moglie di Fontana concorda col fratello-socio: «Giusto, bene così». Possibile che la moglie non ne abbia parlato a Fontana?, si chiedono i magistrati milanese, per i quali la teoria della “fornitura a sua insaputa” non regge e quei messaggini dimostrano piuttosto la «volontà di evitare di lasciare traccia del suo diffuso coinvolgimento mediante messaggi scritti». «Ma un altro sms di Dini sembra retrodatare la consapevolezza di Fontana addirittura a prima del contratto (non 16 ma 6 aprile), e persino rivelarne un aiuto diretto a favore del cognato. I pm, infatti, nello spiegare che l’assessore Raffaele Cattaneo (responsabile della task force regionale) ebbe «un ruolo decisivo per consentire a Dama spa di ri convertirsi e poter formulare una offerta», additano gli sms da cui traspare la sua «intermediazione nel trovare nell’interesse di Dini i tessuti da utilizzare per confezionare i camici», si legge ancora sul Corriere.

La fornitura trasformata in donazione e il conto svizzero di Fontana

Fontana, emerge ancora dalle chat tra Andrea e Roberta Dini, impone di trasformare la fornitura in donazione, provando a risarcire il cognato con un bonifico di 250mila euro dal suo conto svizzero. In uno scambio di messaggi con la sorella, Dini si dice contrario anche perché non avrebbe potuto emettere fattura. Dai messaggi emerge un ruolo operativo di Roberta Dini nella gestione dell’azienda, che è presente sul mercato dell’abbigliamento con una griffe nota, Paul&Shark, ma che sta risentendo degli effetti della pandemia, con le collezioni 2020 sono ormai perse e l’ipotesi di taglio del personale. Scrive Il Fatto Quotidiano:

 

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Il 15 maggio, dopo lo stop del marito, Roberta Dini ordina al fratello di prendere il camion e andare a riprendersi i camici appena consegnati ad Aria (circa 6mila di un’ultima tranche di un totale di 49mila su una fornitura complessiva di 75mila). Durante la vicenda Dama si ritrova senza tessuti per fare i camici. In aiuto arriva Catta- neo. L’assessore chiede a un’azienda di indirizzare qualche stock anche alla Dama. Richiesta che al momento per i pm non configura alcuna ipotesi di reato

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