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Firme false, la resistenza a oltranza degli indagati M5S

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Oggi Riccardo Nuti era atteso al tour siciliano che Alessandro Di Battista farà in treno tra Messina, Catania e Caltanissetta a sostegno del No in vista del referendum costituzionale. Ma dallo staff comunicazione del Movimento 5 Stelle hanno già fatto sapere ad alcuni deputati regionali che «Nuti non ci sarà». Non soltanto quindi Palermo è stata esclusa dal tour per evitare contestazioni, ma anche il deputato che si candidò sindaco di Palermo con il soprannome “Il Grillo” e grazie alle firme false raccolte nell’occasione divenne anche candidato automaticamente al parlamento nazionale eviterà di farsi vedere in giro. Però non si è ancora autosospeso, come ha chiesto Beppe Grillo. E come ha fatto Giorgio Ciaccio, deputato regionale all’ARS, che ieri ha annunciato che farà come Claudia La Rocca anche se ufficialmente non gli è arrivato alcun avviso di garanzia.

Firme false, la resistenza a oltranza degli indagati M5S

Nessun segnale di vita invece da Claudia Mannino e dagli altri indagati (Giuseppe Ippolito, Stefano Paradiso, Samanta Busalacchi) oltre al pubblico ufficiale Giovanni Scarpello che validò le firme. Ma il nome eccellente della storia è Nuti. Non solo perché, come ricorda Repubblica Palermo,  «l’ex candidato sindaco non è un grillino di seconda fila: a lui era stato affidato il gruppo alla Camera dopo la gestione di Roberta Lombardi, di fatto ricostruendone l’ossatura. Del resto, anche grazie a un “detto Grillo” sulla scheda, nell’unica occasione in cui si è confrontato con le preferenze, appunto le amministrative di 4 anni fa, ha ottenuto 3.288 voti per il consiglio e 10.910 per la guida della città». Ma anche perché intanto, scrive sempre il quotidiano, le indagini avrebbero scoperto che per la candidatura sono state usate firme raccolte per il referendum sull’acqua:

Un avvocato e un commercialista, convocati nei giorni scorsi dalla Digos, hanno spiegato di non avere firmato le liste elettorali di M5S: «Quelle firme sono palesemente false, non sono nostre», hanno messo a verbale in questura. Nel 2011, i due professionisti avevano invece firmato ai banchetti per il referendum sistemati davanti al palazzo di giustizia, in piazza Vittorio Emanuele Orlando, e al Politeama. L’avvocato e il commercialista lo confermano a Repubblica. «Non ricordo di avere firmato per le liste elettorali — dice il legale — ma ricordo con certezza di avere firmato per il quesito sull’acqua pubblica». È il nuovo fronte dell’inchiesta, che presto potrebbe far saltare fuori altri nominativi rubati dalle liste di chi ha aderito al referendum. Intanto, l’inchiesta della procura si è già arricchita di nuove indicazioni importanti: non solo la deputata regionale Claudia La Rocca, anche altri due attivisti del Movimento 5 Stelle hanno raccontato ai magistrati della procura cosa accadde la notte del grande pasticcio per salvare la lista delle comunali, nel meetup di via Sampolo.

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Le firme false a 5 Stelle a Palermo e l’opinione dei periti

Sono due candidati che quattro anni fa erano in corsa per Palazzo delle Aquile, furono impegnati anche loro a ricopiare le 1.400 firme finito al centro dell’indagine. Stefano Paradiso era stato chiamato nei giorni scorsi dal procuratore aggiunto Dino Petralia e dal sostituto Claudia Ferrari, la sua deposizione è stata presto interrotta, il testimone è stato informato che le dichiarazioni che stava mettendo a verbale lo ponevano nella condizione di indagato. Paradiso è tornato in procura accompagnato da un avvocato e senza alcuna reticenza ha proseguito il suo racconto. Un altro candidato, Giuseppe Ippolito, si è presentato invece già con un legale al secondo piano del palazzo di giustizia. Non ha atteso una convocazione, ha deciso spontaneamente di raccontare altri retroscena di quella notte del 3 aprile 2012. Questi due racconti, che restano coperti da un rigido segreto istruttorio, arricchiscono il quadro già agli dell’inchiesta e accelerano gli interrogatori degli indagati che al momento sono otto. Un numero provvisorio.

Già ai primi di novembre Grillo aveva fatto arrivare a Claudia Mannino una richiesta di autosospensione. Sia allora che ieri, però, Nuti e Mannino si sono trincerati dietro un «no» perché al momento non hanno ricevuto alcuna notifica formale di avvisi di garanzia. Ma il pressing dal vertice c’è ed è costante nei confronti di «tutti gli indagati». Tra questi ci sarebbe anche la collaboratrice del gruppo all’Ars Samanta Busalacchi, vicina a Nuti e candidata alle comunarie 2017.

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Uno dei documenti anonimi inviati a Le Iene con la segnalazione della vicenda delle firme false

Le firme false prese dal referendum sull’acqua

Nella base molti tirano poi in ballo Azzurra Cancelleri, sorella di Giancarlo, candidata alle comunali nel 2012. E a tirare in ballo Azzurra sono anche alcuni fuoriusciti dal Movimento che annunciano di volersi costituire parte civile in un eventuale processo sulle firme false: «Nel gruppo del M5S di Palermo c’era del marcio, e quello che è successo con le firme false lo dimostra — dicono Fabio D’Anna, Giuseppe Marchese, Alessandro Crociata e Angelo Scribano in una conferenza stampa — a loro non gliene fregava niente di presentarsi alle amministrative del 2012, ma gli serviva avere una candidatura per fare in modo di potersi presentare alle parlamentarie del 2013, cosa che poi è regolarmente avvenuta. Altrimenti, perché si sarebbe candidata a Palermo pure Azzurra Cancelleri che è di Caltanissetta?». Il Corriere della Sera, in un articolo a firma di Felice Cavallaro, invece scrive che anche Vincenzo Pintagro, il professore di ginnastica da alcune fonti è dato pure lui come probabile indagato: «L’ombra del dubbio si allunga anche su altre tre deputate elette a Palermo dopo il passepartout ottenuto con le firme false del 2012: Loredana Lupo, Giulia Di Vita e Chiara Di Benedetto. Probabilmente fuori dall’elenco dei primi otto indagati. Ma anche loro a rischio, comunque già ascoltate dai magistrati».

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Riccardo Nuti, Claudia La Rocca, Samantha Busalacchi, Claudia Mannino

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