Fact checking

Ma davvero il Financial Times punta su Di Maio?

Ieri un lancio dell’agenzia di stampa ANSA parlava del ritratto del Financial Times dedicato a Luigi Di Maio e firmato da James Politi sintetizzando il tutto con un interessante  «Ft, ‘Di Maio il moderato M5S che viene dal sud’».

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Luigi Di Maio sul Financial Times

Il Fatto Quotidiano riprendeva il lancio dell’agenzia ANSA in cui si parlava del “vincitore delle elezioni italiane”: “I giovani, i poveri e gli italiani del Meridione in maniera sproporzionata si sono accodati dalla sua parte, sulla base della promessa di fermare la corruzione, le politiche di austerity dell’Unione Europea e altre misure in favore degli oppressi ”.

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Sulle colonne del quotidiano, secondo la sintesi del Fatto e dell’ANSA, si sottolineava anche che il leader del Movimento 5 Stelle può diventare “il primo premier dall’impoverito Mezzogiorno dal 1989”, anno dell’ultimo governo Ciriaco De Mita, campano come Di Maio. “A differenza dell’altro vincitore del voto populista, Matteo Salvini, Di Maio ha cercato di guidare il Movimento 5 Stelle verso posizioni più moderate, in particolare sull’euro. Si incontra regolarmente con leader industriali e ambasciatori europei ed è volato anche a Londra per rassicurare gli investitori”.

Ma davvero il FT vuole bene a Luigi Di Maio?

L’articolo del Financial Times, firmato da James Politi, sembra però essere stato oggetto di una sintesi un po’ brutale, diciamo. Nell’articolo ad esempio si definisce l’ascesa politica di Di Maio “casuale”, si ricorda che il padre era un missino, quindi si ricorda che il nuovo De Mita non si è mai laureato e ha fatto lo steward, esattamente come fanno alcuni cattivoni che non vogliono esattamente benissimo a Giggino: “He never clicked with university, switching from engineering to law and eventually dropping out. He held a series of odd jobs from internet marketing to steward at the San Paolo football stadium, home of SSC Napoli“.

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Poi, subito dopo la frase su Di Maio che incontra ambasciatori e leader industriali, l’articolo prosegue così:

But Five Star remains no ordinary party: its angry vitriol, pro-Kremlin tilt in foreign policy and scepticism of mandatory vaccines still lurk. Mr Di Maio set them aside during the election. When anti-immigrant sentiment flared last spring, he attacked charities rescuing migrants in the Mediterranean, but then toned down his rhetoric during the campaign. He is “a chameleon who adapts to changing circumstances”, says Massimiliano Panarari of the school of government at Luiss university in Rome.

Ovvero dipinge i 5 Stelle come come amici dei russi in politica estera e scettici sui vaccini. Ricorda che Di Maio ha attaccato le ONG che salvavano uomini nel Mediterraneo e poi di recente si è rimangiato tutto e lo si definisce “un camaleonte che si adatta alle circostanze”.

Di Maio secondo il Financial Times

Se poi qualcuno di voi dovesse essere ancora scettico, allora si potrebbe citare la chiusura dell’articolo:

Mr Di Maio may be just the latest Italian politician to make unrealistic promises to a generation and a region desperate for change. But this time, voters gave him the benefit of the doubt as he seeks to become the first Italian premier from the impoverished Mezzogiorno since 1989. “We opened a breach in the old way of doing politics and statehood, and we are not going back,” he told a victory party in Pomigliano on Tuesday.

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Quando il FT spiegava che Le Pen e Grillo erano ciarlatani sull’euro

Insomma, come qualche tempo Wolfgang Muenchau definiva “ciarlatani” Grillo, Di Maio e Marine Le Pen, oggi Politi spiega che Di Maio sembra essere solo l’ultimo dei tanti politici italiani che si è dedicato a fare promesse irrealistiche ai giovani che vogliono un cambiamento, ma gli elettori evidentemente vogliono dare anche a lui – come hanno dato ad altri – il beneficio del dubbio. Tutti i gusti sono gusti, si potrebbe chiosare ad essere cattivi. Di certo il Financial Times non sembra puntarci poi molto.

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