Economia

Così l’Italia ha “dimenticato” di pagare gli F35

Giuseppe Conte sugli F35 prova a bloccare accordi già presi dal Paese, chiedendo tempo e ragionando di un taglio del programma militare. Ma l’Italia è già ben al di là della figuraccia visto quanto è trapelato ad inizio settimana: il ministero della Difesa non ha autorizzato i pagamenti finché Lockheed e Usa non si sono arrabbiati.

La figuraccia del governo sugli F35

Dopo che la vicenda è trapelata sui giornali, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha fatto sapere: “Si pagheranno questi 389 milioni perché l’Italia non è un Paese che si fa parlare dietro e poi ci si fermerà, per portare avanti la ridiscussione del programma, ma restano delle perplessità sul programma e che dunque sarà rivisto, come già annunciato in più occasioni”. Una dichiarazione ridicola perché l’Italia si stava già facendo “parlare dietro”, per usare una terminologia cara alle comari di paese e alla ministra (chissà come avranno tradotto questa risposta in inglese…), mentre la revisione annunciata in più occasioni dovrebbe essere effettuata e non, appunto, “annunciata in più occasioni”. Spiega oggi Repubblica in un articolo a firma di Tommaso Ciriaco:

Palazzo Chigi fa sapere di aver sbloccato i fondi per pagare i primi 12 aerei commissionati agli Usa. Si tratta di denaro che, così trapela adesso, “stazionava” da diversi mesi in una banca di New York. Un ritardo nei pagamenti che aveva irritato non poco l’alleato atlantico. Ma se questo riguarda il passato, è il futuro della commessa militare ad essere al centro della partita decisiva con il partner Usa. Conte e i cinquestelle sono disposti a completare il pagamento di altri 16 F-35. Poi però il premier si riserverà uno stop di alcuni mesi, necessario per la “ricognizione” annunciata ieri assieme a Trenta.

Una finestra temporale che il governo spenderà per valutare le «specifiche esigenze difensive dell’Italia, in modo da assicurare che le prossime commesse siano effettivamente commisurate alle nostre strategie di difesa». L’obiettivo, sostiene l’avvocato, è «garantire la massima efficacia ed efficienza operative in accordo con la collocazione euro-atlantica». Tradotto, Palazzo Chigi e la Difesa lavorano a un taglio dell’accordo.

Dei 90 aerei complessivi, l’Italia ne acquisterebbe tra i 60 e i 70, tagliandone almeno 20, dirottando forse alcune risorse risparmiate per acquistare Eurofighters europei o velivoli di sesta generazione da costruire con i britannici. Il danno, per gli Usa, sarebbe ingente, circa 2,5 miliardi.

Il segnale degli americani sugli F35

Per questo, scrive oggi La Stampa, l’ambasciatore statunitense Lewis M.Eisenberg è andato nel pomeriggio a palazzo Chigi dove ha incontrato prima il consigliere diplomatico di Conte, Pietro Benassi, quindi il sottosegretario alla Presidenza, il leghista Giancarlo Giorgetti. Pare che abbia chiesto rassicurazioni su diversi dossier, compreso l’impegno degli F-35.

Ha fatto capire che se l’Italia si tira fuori, anche non del tutto, possiamo dire addio alla fabbrica di Cameri (Novara) dove è previsto che si assemblino i velivoli italiani e olandesi, e dove era prevista la manutenzione per tutti gli F-35 degli europei. C’è anche il rischio che non si ottengano gli upgrade informatici che rappresentano il vero «cuore» del sistema. Ma Giorgetti più di tanto non s’è potuto sbilanciare.

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