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I sei europarlamentari e collaboratori italiani sotto accusa a Bruxelles per i rimborsi

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Non solo Marine Le Pen. Sono i partiti europei che vogliono abbattere l’Europa i protagonisti delle inchieste per frode ai danni delle casse del Parlamento Ue. Tra cui anche gli italiani. Oggi Repubblica in due articoli a firma di Alberto D’Argenio racconta delle inchieste dell’Olaf, l’Ufficio antifrode dell’Unione guidato da Giovanni Kessler, nei confronti del Front National, dello UKIP e dei polacchi di Diritto e Giustizia. Si tratta, secondo l’accusa, di partiti antieuropei o nazionalisti che abusano sistematicamente dei fondi di Strasburgo. Ma oltre ai partiti ci sono anche i singoli parlamentari. Di cui sei sono italiani: sono Lara Comi di Forza Italia, un ex assistente di Mario Borghezio della Lega, le grilline Daniela Aiuto e Laura Agea, il socialista Nencini e il deputato MDP Panzeri.

I sei parlamentari e assistenti italiani sotto inchiesta a Bruxelles

Nei loro confronti le accuse sono diverse rispetto a quelle della Le Pen & Co. Per Lara Comi di Forza Italia si profila un classico delle accuse nei confronti dei deputati: ha infatti assunto dal 2009 al 2010 come assistente la madre, Luisa Costa, violando le regole che impediscono ai deputati di ingaggiare parenti. E provocando un danno di 126mila euro che però ha accettato di restituire: finirà di pagare nel 2019. Poi c’è il caso di Massimiliano Bastoni, assunto all’epoca come assistente parlamentare del leghista Mario Borghezio nella legislatura europea 2009-2014. In questo caso l’illecito risiede nella doppia attività di Bastoni, che oltre a essere assistente accreditato del leghista, dunque con obbligo a prestare la propria attività tra Bruxelles e Strasburgo, era anche consigliere municipale a Milano. L’OLAF ha quantificato un danno erariale di 35mila euro per i viaggi che Bastoni si faceva rimborsare tra Bruxelles e Milano per prendere parte alle sedute del consiglio comunale.

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Lara Comi, europarlamentare di Forza Italia

C’è quindi il caso di Daniela Aiuto, che ha chiesto rimborsi per studi sul turismo che le sarebbero serviti per svolgere l’attività parlamentare ma che secondo l’accusa sono copiati da Wikipedia. E poi c’è Laura Agea, che avrebbe assunto come assistente un imprenditore che è anche un attivista grillino: secondo l’accusa l’uomo lavorava per la politica locale e non per Bruxelles. Entrambe le grilline potranno difendersi a breve. Sulla Aiuto qualche tempo fa è finita nei guai anche per aver portato “in gita” a Bruxelles una cinquantina di persone a spese dei contribuenti dell’Unione europea:

La questione è stata anche sollevata e discussa nel consiglio regionale dell’Abruzzo, sua regione d’origine, ma senza grande successo. Appunto perché la norma è molto vaga. Così la ragazza, tra i tanti villeggianti che poteva scegliere, ha preferito l’ex sindaco Pdl di Lanciano Filippo Paolini, al quale la Corte d’Appello de L’Aquila ha appena confermato la condanna per falso ideologico. “È vero, sono andato. Ma non sono più sindaco da tre anni né tesserato del Pdl. Ho votato Daniela Aiuto insieme a tutta la mia famiglia. La conosco per motivi personali in quanto sono l’avvocato del suocero”. Ovvero il padre del marito dell’europarlamentare pentastellata Maurizio Pozzolini, che ha coordinato i Giovani Liberisti Indipendenti della Provincia di Chieti dichiarandosi da sempre vicino alle posizioni del centrodestra. Lui, almeno, non è andato anche perché all’Europarlamento ci sta già in qualità di persona fiduciaria che, a titolo gratuito, faccia da garante per le persone in visita e si occupi dell’organizzatore dei viaggi. Una sorta di assistente.
Passi il marito, a fatica. Ma l’ex sindaco del Pdl? A quale titolo è partito? Risponde lui: “Ho portato con me i due figli maggiori di 19 e 22 anni. Una dei due studia a Londra. E poi io al Parlamento europeo non c’ero mai stato”, spiega. In sostanza sostiene la legittimità del viaggio gratis perché non c’era mai stato. La neodeputata Aiuto, però, si difende. Questi sarebbero attacchi personali senza fondamento da parte di chi non conosce le regole: “Non si tratta di ‘gite’, ma di giornate di studio all’interno del parlamento stesso per avvicinare i cittadini alle istituzioni comunitarie”. E ancora: “Per quanto riguarda le prime visite già effettuate (50 persone, ndr) ho pensato che si potesse aprire una finestra più ampia sul parlamento per tutto l’Abruzzo. Ho quindi invitato qualche rappresentanza dell’imprenditoria locale, dei professionisti, dei cittadini comuni e, naturalmente, degli attivisti…”.

daniela aiuto
Chiudono la fila il viceministro Riccardo Nencini e l’europarlamentare ex PD ora MDP Antonio Panzeri. Nencini, europarlamentare dal 1994 al 1999, ha visto l’OREF chiedergli di restituire  455mila euro legati a viaggi non regolari e ai contratti degli assistenti. Nencini dopo un lungo iter giudiziario presso la Corte di giustizia nel 2014 ha evitato il pagamento della somma grazie alla prescrizione. Panzeri dovrebbe invece restituire 83mila euro per lo stesso motivo ma ha fatto anche lui ricorso.

Marine Le Pen, l’UKIP e gli altri

Lara Comi stamattina ha risposto con una nota stampa sostenendo che la decisione dell’europarlamentare di Forza Italia Lara Comi di ingaggiare sua madre come collaboratrice fiduciaria è stata presa sulla base del parere, poi rivelatosi errato, dell’allora suo commercialista, cui la Comi successivamente ha ritirato l’incarico. Si tratta di una “vicenda ben nota” e di un “fatto ampiamente chiarito”, in seguito al quale “sto restituendo fino all’ultimo centesimo la somma che viene contestata, con una detrazione che ogni mese mi viene prelevata direttamente dallo stipendio. Ho letto stamattina – dice l’europarlamentare – su un autorevole quotidiano un articolo che mi cita in chiave critica per una vicenda legata al mio ruolo di parlamentare europeo e all’incarico di collaboratore fiduciario dato a mia madre. E quindi è importante per me chiarire tutta la vicenda, con grande trasparenza, come ho sempre fatto. Nel 2009, a 26 anni, sono stata eletta in Parlamento Europeo. Ho lasciato il mio lavoro nel settore privato e con grande entusiasmo ho intrapreso quest’avventura. Ogni giorno mi trovavo di fronte a sfide nuove e importanti e, per affrontarle, ho deciso di avere a fianco a me, con un incarico fiduciario, la persona di cui avevo la massima fiducia, mia madre, che mi è stata vicino in tutti i momenti più importanti della vita. Per potermi supportare in questo ruolo lei si è presa l’aspettativa – non retribuita – dal suo lavoro pubblico come insegnante”. “La possibilità di scegliere un familiare come collaboratore era permessa fino al 2009, con un periodo transitorio di un anno, come mi aveva spiegato il mio commercialista, che aveva anche consultato gli uffici del Parlamento Europeo”, continua la Comi. “Solo dopo molti anni – aggiunge – cioè nel 2016 vengo a scoprire che questa possibilità era stata esclusa dai regolamenti parlamentari. Per questa ragione, già lo scorso 3 aprile 2016, ho ritirato l’incarico al mio commercialista che, seppure in buona fede, aveva commesso l’errore. Come persona che ha un ruolo pubblico mi prendo comunque tutte le responsabilità di questa vicenda e ho già messo in atto tutte le azioni necessarie: sto restituendo fino all’ultimo centesimo la somma che viene contestata, con una detrazione che ogni mese mi viene prelevata direttamente dallo stipendio”. “Vorrei quindi precisare di una vicenda ormai ben nota, di un fatto ampiamente chiarito e che chi vuole fare polemica strumentalmente sulla vicenda, ha sbagliato persona perché per me la trasparenza e la limpidezza dei comportamenti vengono prima di tutto”, conclude. Anche l’europarlamentare M5S Daniela Aiuto ha replicato nel pomeriggio alle accuse, annunciando che provvederà “personalmente a rimborsare le fatture già saldate”. “I servizi parlamentari hanno contestato alcune ricerche che ho commissionato ad una società di consulenza, perché ritenute frutto di plagio e quindi non rimborsabili dal Parlamento europeo”, ha spiegato Aiuto in una nota. “Ho quindi disposto la sospensione del pagamento delle fatture già emesse. Inoltre ho comunicato ai servizi parlamentari che provvederò personalmente a rimborsare le fatture già saldate”. La deputata del M5S, che si definisce “parte lesa” e promette di collaborare con i servizi parlamentari per tutelare il Movimento 5 Stelle”, intende anche agire “legalmente nei confronti della società di consulenza per il rimborso delle somme già sostenute e anche per il risarcimento di ogni ulteriore danno”.
Matteo Salvini immunità Marine Le Pen - 2
Ma il piatto più grosso sono le indagini sui partiti euroscettici. Marine Le Pen ha visto l’arresto di due collaboratori qualche tempo fa e si parla di un’altra tranche da 300mila euro da restituire al Parlamento Europeo per lei. In totale l’Europarlamento chiede indietro 1,1 milioni di euro al Front National per l’abitudine di far sostenere all’Europarlamento i costi dei contratti dei quadri del partito assunti come assistenti a Strasburgo ma in realtà utilizzati a tempo pieno per la politica nazionale. E c’è anche l’UKIP, che ha pagato ad esempio la campagna elettorale per la Brexit con i fondi del Parlamento Europeo mentre la moglie di Farage è stata assunta come assistente da un altro eurodeputato insieme ad altri otto casi per la somma totale di 500mila euro.
EDIT: L’onorevole Mario Borghezio precisa che l’accusa non ha riguardato in alcun modo la sua persona ma è rivolta al collaboratore Bastoni.
EDIT 8 marzo 2017: Mario Borghezio oggi su Repubblica spiega l’accusa nei confronti di Bastoni:

Borghezio, Bastoni era pagato due volte?
«L’accusa è falsa. Intanto cominciamo col dire che non è vietato essere consigliere comunale in Italia».
Ma l’Olaf contesta al suo ex assistente di aver percepito emolumenti quando si trovava a Milano anziché presso le sedi dell’Europarlamento
«L’accusa riguarda i lunedì delle riunioni a Strasburgo. Bastoni partecipava al consiglio comunale di Milano di pomeriggio, quindi saliva in macchina e arrivava a Strasburgo la sera dove io lo ricevevo. Tutto regolare».
Se così fosse, perché l’Olaf gli chiede la restituzione di 35 mila euro?
«Non hanno voluto (o potuto) fare accertamenti bancari. Bastoni pagava il pedaggio autostradale con la carta di credito. Bastava un controllo per accertare che arrivava regolarmente a Strasburgo».
Come vi state difendendo?
«Io non ho difese da fare perché l’accertamento riguarda Bastoni. Lui ora ha chiesto alla banca le ricevute dei pagamenti autostradali e altra documentazione per comprovare la sua presenza a Strasburgo».

Anche Antonio Panzeri contesta l’accusa:

Cosa c’è di non vero, Panzeri?
«Non c’è alcuna inchiesta in corso. È una vicenda che risale a 12 anni fa. Periodo nel quale non era possibile ai parlamentari assumere direttamente gli assistenti locali. Si era costretti a rivolgersi ad associazioni che si occupavano di servizi».
Quali servizi?
«Dossier da preparare, l’agenda di lavoro, gli impegni sul territorio, la propaganda».
Dunque?
«Per questi servizi è stata pattuita una cifra mensile che il Parlamento europeo devolveva direttamente all’associazione. Nessuno ha mai messo in discussione il contrario. Io non vedevo un euro».
Cosa è successo?
«Nel corso della legislatura in una verifica che i servizi hanno effettuato hanno ritenuto di aver conferito una parte di quel contributo senza averne diritto e ne hanno chiesto la restituzione».