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Marine Le Pen deve 300mila euro al Parlamento Europeo

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«Marine Le Pen è un’imbrogliona che non rispetta le regole e ora deve rimborsare 300mila euro di soldi dei contribuenti europei. I cittadini non possono più tollerare questo tipo di abuso», parole e musica di Manfred Weber, presidente del gruppo del Ppe al Parlamento Europeo che ha attaccato la leader del Front National dopo che il partito di estrema destra ha rifiutato di restituire all’Europarlamento i fondi che secondo Strasburgo la Le Pen avrebbe sottratto ai contribuenti europei per pagare due finti collaboratori parlamentari. Marine Le Pen si è difesa dicendo che la richiesta dell’Europarlamento è “una decisione unilaterale presa da oppositori politici”.

Come Marine Le Pen utilizzava i soldi dei cittadini europei per gli affari del suo partito

A rivelare il retroscena della vicenda è stato il quotidiano economico francese Challenges che ha pubblicato i documenti della richiesta da parte del Parlamento Europeo di restituzione di quasi 300 mila euro che il partito della Le Pen avrebbe incassato indebitamente. La richiesta, datata 9 dicembre 2016 aveva come termine di scadenza il 31 gennaio e ma il Front National ha deciso di non pagare e così la Le Pen potrebbe vedersi decurtato del 50% lo stipendio da europarlamentare. I fatti contestati alla Le Pen risalgono al periodo tra il 2011 e il 2012 quando secondo l’accusa la leader del partito ultraconservatore francese avrebbe utilizzato dei fondi destinati per pagare assistenti parlamentari all’Europarlamento per stipendiare membri dello staff del Front National che nulla avevano a che vedere con l’attività legislativa di Strasburgo e Bruxelles. In particolare il denaro (298.500 euro) dei contribuenti europei sarebbe stato utilizzato per pagare lo stipendio di Catherine Griset, un’amica della Le Pen diventata capo del suo staff e che ha mantenuto quel ruolo dal 3 dicembre 2010 al 15 febbario 2016. Secondo le regole europee sul personale dell’Europarlamento sarebbe stato necessario che la Griset lavorasse principalmente nelle due sedi dell’Europarlamento ma a quanto pare la maggior parte del tempo lo trascorreva negli uffici di Nanterre del Front National occupandosi quindi di faccende non strettamente connesse all’attività di europarlamentare della Le Pen. Altri 41.554 provenienti dagli stessi fondi sarebbero stati utilizzati invece per pagare Thierry Légier, la guardia del corpo personale della Le Pen. Per questa seconda tranche di denaro la Le Pen ha tempo fino a fine febbraio per effettuare il rimborso.

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Il documento con il quale l’Europarlamento chiede la restituzione della somma a Marine Le Pen [Fonte: Challenges.fr]

Nei guai anche Jean-Marie Le Pen, fondatore del partito

La richiesta del Parlamento Europeo è nata in seguito ad un’inchiesta condotta dall’Olaf, l’Ufficio anti frode della Commissione Europea iniziata nel marzo del 2015. Olaf ha accertato come la Le Pen non sia stata in grado di fornire prove che le due persone assunte con i soldi destinati al pagamento del personale dei deputati europei siano effettivamente stati spesi per pagare due dipendenti che hanno svolto una qualche forma di attività a Strasburgo e a Bruxelles. Ci sono invece prove che la Griset abbia lavorato per la maggior parte del tempo ad occuparsi degli affari del partito a Nanterre dove ha sede il quartier generale del FN. A quanto pare non è la prima volta che il Front National finisce per usare in maniera indebita i fondi dei contribuenti europei, anche il padre di Marine, Jean-Marie Le Pen e il veterano del FN Bruno Gollnisch sono stati accusati di aver utilizzato in maniera indebita i fondi per gli stipendi destinati agli assistenti all’Europarlamento. A Le Pen padre e a Gollnisch l’accusa ha richiesto il rimborso di somme simili a quelle contestate a Marine: 320 mila euro per fondi spesi in maniera impropria tra il 2009 e il 2014 dal fondatore del FN e 380 mila euro per il secondo. Complessivamente quindi il Front National rischia di dover restituire quasi un milione di euro, ma più che altro la vicenda va a danneggiare l’immagine dell’integerrimo partito che lotta contro gli sprechi dell’Unione Europea e che sogna l’uscita dall’euro e il ritorno alla sovranità monetaria.