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Il senso di Macron per i Rothschild

Con il 23,7% dei consensi Emmanuel Macron di En Marche! si è aggiudicato il primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Come ampiamente previsto da tutti i sondaggi degli ultimi mesi la sfidante sarà la leader del Front National Marine Le Pen che ha conquistato il 22% dei voti. In molti danno per scontato che Macron vincerà al ballottaggio che ripropone la stessa dinamica della sfida che nel 2002 vide contrapposto il padre di Marine e fondatore del FN Jean-Marie Le Pen a Jacques Chirac. Ma come ha fatto Macron? Semplice: come tutti i “nemici del Popolo” ha chiesto l’aiuto da casa dei Poteri Forti™ e dei suoi datori di lavoro: i Rothschild (ramo francese ça va sans dire).
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Così i populisti rosicano per la vittoria di Emmanuel Macron al primo turno

La vittoria di Macron viene considerata scontata perché gli oppositori della Le Pen sperano che si ripeta quello che è accaduto nel 2002 ovvero che l’elettorato moderato si compatti sulla figura del leader di EM per respingere l’avanzata della destra sovranista anti-europeista e anti immigrati. Il gioco del secondo turno sarebbe quindi solo di numeri: i voti degli altri candidati sommati assieme sono superiori a quelli che potrebbe raccogliere il Front National e quindi per la Le Pen non ci sarebbero possibilità di successo. Certo, un mese dopo il ballottaggio delle presidenziali i francesi andranno al voto per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale e il futuro del nuovo Presidente dipenderà anche dall’esito delle elezioni legislative. Se Marine Le Pen non vincerà sarà perché il bacino elettorale del FN è quello (quindici anni fa il padre si era fermato al 17%) e in democrazia per vincere è necessario conquistare la maggioranza. COme sempre accade in questi casi qualcuno però ha scoperto il vero motivo per cui Macron vincerà le elezioni: è un banchiere al soldo dei temibili e potentissimi Rothschild.
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Non è che si tratti di un vero segreto perché è noto che l’ex dipendente dell’Inspection générale des finances (nonché ex ministro dell’Economia del governo Valls) ha lavorato per la banca d’affari Rothschild & Cie dal 2008 al 2012, quando è entrato a far parte del governo francese. Tanto basta per iniziare a suonare il tamburello scordato della propaganda che vorrebbe raccontarci che Macron è l’esponente della tanto odiata casta in combutta con i potentati della finanza internazionale mentre Marine Le Pen è l’unica che sta davvero dalla parte del popolo. Ed è un fatto curioso che Marine Le Pen, che ha di fatto ereditato il partito dal padre come nelle migliori monarchie, abbia esercitato solo per un breve periodo la professione di avvocato (dal 1994 al 1998 presso lo studio di un amico del padre e deputato del FN) e poi si sia dedicata anima e coeur alla carriera politica. Evidentemente per i sovranisti è molto più grave aver lavorato per la maggior parte della propria vita che il contrario.
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Macron è stato aiutato dai Rothschild!1

I sovranisti, transalpini e nostrani, non sembrano riuscire a capacitarsi del fatto che Macron sia riuscito in relativamente pochi anni a giocarsi la poltrona dell’Eliseo mentre la povera Marine, pur con l’aiuto del partito di papà, ci abbia messo così tanto per raggiungere lo stesso risultato. Chiaramente qualcuno deve aver aiutato il candidato di En Marche, non c’è altra spiegazione: è sempre così con questi parvenu della democrazia ai quali i genitori non hanno nemmeno regalato un partito con cui giocare da piccoli.
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Molti esperti di massonerie e complotti accusano Macron di essere venuto dal nulla, e lo fanno mentre ricordano che si è diplomato all’ENA, l’École nationale d’administration, ovvero la scuola di specializzazione nella quale vengono formati dirigenti della pubblica amministrazione e da dove sono usciti tre presidenti della Repubblica, sette primi ministri e sei ministri del governo Valls.
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Per i complottisti però questo non è un pregio, anzi è la prova che Macron è un esponente dell’establishment globalista a tutti gli effetti. Un finto “indipendente” che però ha eliminato dalla competizione elettorale i dinosauri dei vecchi partiti: è la prima volta dal 1958 che Partito Socialista e gollisti rimangono fuori dalla lotta per l’Eliseo (e come in Olanda qualche settimana fa i socialisti sono ridotti ai minimi termini). Ma Macron alla fine – ci spiegano – è come loro e addirittura come Hillary Clinton: non a caso è “amico degli islamici” e non vuole portare il Paese fuori da quel coacervo di interessi massonici che è l’Unione Europea. Perfino uno come Matteo Salvini, uno che di lavoro fa il politico da quando è uscito da liceo, ha scritto che Macron è il candidato dei banchieri (dimenticandosi ad esempio di quando la Lega Nord aveva una banca). Nella visione di Salvini e di tanti fini analisti i “poteri forti” sono contro il popolo: perché ovviamente se a vincere sarà la Le Pen allora sarà una grande prova di democrazia e la dimostrazione che i poter forti sono meno forti del popolo. Se a vincere sarà Macron invece il voto dei suoi elettori non varrà nulla, perché saranno condizionati dai poteri forti. Vale la pena ricordare che quelli che fanno questo ragionamento sono le stesse persone che prima del voto del 23 aprile ci spiegavano che votare per Macron e gli altri candidati sarebbe stata la stessa cosa che votare per i terroristi.