Opinioni

Educazione Civica: un diritto e un dovere

Il mio primo impatto (e sostanzialmente unico) con l’insegnamento dell’Educazione Civica è stato alle elementari. Arrivò in classe un delegato del Comune, consegnò a tutti noi alunni una copia della Costituzione. Ci disse che era la più bella del mondo, che i nostri padri erano morti per potercela dare, che dovevamo leggerla come si legge il Vangelo. Io obbediente provai a leggerla ma la trovai assolutamente noiosa ed incomprensibile. Il rapporto con l’Educazione Civica fu poi sostanzialmente inesistente: nei testi scolastici da comprare (sia alle medie che alle superiori) c’era sempre un manuale di Educazione Civica che rimaneva assolutamente intonso. Credo che il mio percorso d’istruzione civica sia lostesso della stragrande maggioranza degli Italiani. L’altro giorno mi è capitato fra le mani un testo universitario sui dettami costituzionali e su come funziona la macchina dello stato. L’ho letto, non tutto di un fiato, ma l’ho letto. Non era semplice: ho avuto difficoltà di linguaggio ( i termini usati erano specialistici) e richiedeva conoscenze sia di storia che di filosofia. Leggendolo, mi sono convinto, però , che deve far parte delle conoscenze che lo Stato deve dare ai suoi cittadini. Sicuramente non posizionerei l’Educazione Civica alla Elementari ma all’ultimo anno del Liceo sì. Un Italiano DEVE sapere come è nata la carta costituzionale e deve sapere come funziona lo stato.

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La mia impressione è che la nostra Costituzione sia stata forse un po’ troppo condizionata dalla terribile esperienza fascista: per evitare manipolazioni è una Costituzione rigida (si modifica con molta difficoltà) ed è lunga (più che esprimere principi detta una lunga serie di norme). Questa impostazione, pur condivisibile considerando la situazione storica quando è stata partorita la Costituzione, rappresenta forse un limite perché porta la Costituzione ad essere soggetta a una rapida obsolescenza. D’altra parte questa è una antinomia presente in tutte le Costituzioni: devono cambiare come cambiano i tempi o devono essere ancorate ai valori fondamentali? Scalia, giudice conservatore della Corte Suprema Americana, diceva, ad esempio, che“Diversi colleghi mi dicono che la Costituzione è un testo vivo, io devo ricordare loro che è un testo morto” . Inoltre è sicuramente più “figo” ed elegante elencare solo principi, ma dalle disposizioni di legge seguono le norme (in altre parole ciò che è scritto in una legge deve tradursi in una norma che deve essere appilicata) ed è più sicuro esprimere delle norme pittosto che dei principi che devono essere interpretrati. Quindi è molto più sicuro essere “lunghi” ed esprimere per esteso le norme piuttosto che elencare solo principi. Altro aspetto su cui non mi ero mai soffermato era il valore precettivo delle leggi costituzionali che fu stabilito dalla sentenza n 1 della Corte Costituzionale (1956). Questo, a mio parere, ha avuto, come conseguenza negativa, il distaccare ancora di più il popolo dalla politica. Un elettore non elegge direttamente il Presidente del Consiglio o il Presidente della Repubblica, ma delega queste scelte al Parlamento. E’ grazie al Parlamento che si forma il Governo. D’altra parte il Governo stesso è de facto sotto la tutela della Corte Costituzionale, del Parlamento Europeo e della BCE. E’ una catena di comando troppo lunga. Che potere ha, infatti, il cittadino? Non può che sentire la politica come qualcosa di lontano, troppo lontano.Il Popolo vuole essere tenuto maggiormente in considerazione. L’istituto referendario e le leggi d’iniziativa popolare sono palliativi che non risolvono questo problema. Il cittadino vuole essere più protagonista della vita politica come dimostra il successo elettorale dei 5Stelle e il successo di partecipazione delle Sardine.

La Costituzione risente inoltre molto di come era composta l’Assemblea Costituente. Aspetti “sovietici” (Togliatti) e “clericali” (De Gasperi) emergono in vari punti. La maggior parte delle volte questo determina aspetti positivi: ad esempio la Costituzione cerca di raggiungere l’uguaglianza sostanziale e non solo formale dei cittadini. Dare a tutti le stesse opportunità è fondamentale per la crescita della società. Si certamente ci sono stati abusi: mancanza di meritocrazia, Caino trattato meglio di Abele (come dimostrò la proposta di dare un posto sicuro ai contrabbandieri invece che ai cittadini onesti), ma nel complesso il volere una maggiore uguaglianza fra i cittadini è forse il punto di maggiore forza della nostra Costituzione. Un punto secondo me negativo dell’influsso “clericale-sovietico” è che si parla un po’troppo di persona o di lavoratore piuttosto che di cittadino. Lo si vede questo soprattutto nell’elenco dei diritti e dei doveri. Come diceva Hanna Arendt si capisce l’importanza dei diritti solo quando ce li tolgono. La Costituzione non accetta l’impatto contrattualistico alla Hobbes. I diritti non sono ottenuti in cambio di doveri stabiliti nel contratto sociale su cui si fonda lo stato. E i doveri nascono dalla solidarietà umana che fa parte della natura del Buon Selvaggio (alla Rousseau). Secondo me è più efficace la visione contrattualistica che quella del buon selvaggio. Si capisce meglio che i diritti devono essere difesi e per fare questo ci assoggettiamo a doveri. La visione alla Rousseau ci spinge ad essere più sudditi che cittadini. Vedendo poi come è stata strutturata la macchina parlamentare-governativa per produrre le leggi, direi che mancava, fra i Padri Costituenti, un bravo Ingegnere Gestionale. Il meccanismo pensato è chiaramente troppo barocco per funzionare. L’abuso dei decreti legge deriva infatti dalla necessità del Governo di legiferare e dall’impossibilità di seguire i canali originariamente pensati in Costituzione. Infine mi sono chiesto come ho fatto ad esprimere un parere al Referendum sulla revisione della Costituzione. Non ne sapevo quasi niente di un argomento così vitale. Una buona conoscenza della nostra Costituzione dovrebbe essere un diritto-dovere di tutti i cittadini italiani e dovrebbe essere un “vero” argomento che si studia a scuola.

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Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri è professore di matematica all’Università degli Studi di Firenze Oltre ad essere un professore universitario di Matematica che vede con sgomento l'università italiana andare sempre più alla deriva, sono anche un valutatore di progetti scientifici ed industriali (sia a livello italiano che europeo). Vedere nuove idee, vedere imprese che nascono, vedere giovani imprenditori che per realizzare le proprie idee combattono fatiche di Sisifo contro il sistema paleo-burocratico e sclerotizzato, è un' esperienza tipo Blade Runner: " Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser".