Economia

Così il Vaticano specula sulle offerte dell’Obolo di San Pietro

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Sono 700 i milioni dell’Obolo di San Pietro gestiti dalla cassa della Segreteria di Stato: si tratta di offerte che ogni 29 giugno dal profondo della comunità cattolica arrivano fino al Papa e sono in calo costante: nel 2013 erano 70-80 milioni l’anno, ora si arriva ad appena 50 milioni. Non c’è una rendicontazione ma la stima è quella dei 700 milioni, che andrebbero investiti in attività non azzardate o speculative visto che si tratta di una parte rilevante del tesoro complessivo attribuibile alla Santa Sede e alla Città del Vaticano: undici miliardi, secondo le stime più recenti, di cui circa cinque in titoli e sei in immobili «non funzionali» all’attività istituzionale. Il patrimonio della Chiesa nel mondo è invece valutato oltre duemila miliardi, scuole, ospedali e università compresi. Eppure qualche giorno fa abbiamo saputo dell’esistenza del Centurion Global Fund, gestito dall’italiano residente in Svizzera Enrico Crasso, e che in questi anni ha investito nell’azienda di Lapo Elkann o nella produzione di film come Rocketman di Elton John oltre che nei Giochi Preziosi di Enrico, per ora perdendoci.

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Il Vaticano e la cassaforte della segreteria di Stato (Corriere della Sera, 9 dicembre 2019)

Verifiche sono in corso anche sull’acquisto del palazzo di Sloan Avenue, a Londra, operazione avvenuta nel 2014 nell’ambito della gestione finanziaria dei capitali dell’Obolo di San Pietro.

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Centurion Global Fund: gli investimenti del Vaticano (Corriere della Sera, 4 dicembre 2019)

Milena Gabanelli, Fabrizio Massaro e Mario Gerevini oggi raccontano la storia di Raffaele Mincione, che entra nella partita grazie al Credit Suisse, nei cui conti svizzeri confluisce l’Obolo. Il custode della cassa vaticana è un dirigente dell’istituto, proprio quell’Enrico Crasso banchiere di riferimento della Santa Sede che poi creerà e gestirà il Centurion Global Fund. «Gli ho detto—racconta Mincione —: volete raddoppiare i soldi? Vi propongo un mio palazzo nel centro di Londra». L’immobile è al numero 60 di Sloane Avenue, già sede di Harrods. E gli uomini di chiesa affidano i duecento milioni al Fondo Athena, gestito da Mincione. Il fondo ha un solo cliente-sottoscrittore: il Vaticano.

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Il Vaticano e Mincione (Corriere della Sera, 9 dicembre 2019)

 Alla fine di tutta la vicenda il Vaticano ha dovuto sborsare a Torzi dieci milioni, sedici milioni a Mincione per la gestione degli investimenti, più altri 44 per liquidare il fondo, e infine due milioni per consulenze. Nelle casse del Papa invece non è entrato un euro di guadagno. Il Pontefice ha parlato di «corruzione». E su questo sta indagando la magistratura vaticana. Cinque persone sono finite sotto inchiesta: monsignor Mauro Carlino, il direttore dell’Aif (l’antiriciclaggio) Tommaso di Ruzza e tre dipendenti della Segreteria: Vincenzo Mauriello, Fabrizio Tirabassi e Caterina Sansone. Intanto a Londra è in corso un progetto di ristrutturazione del palazzo. L’ha spiegato lo stesso papa Francesco, giorni fa: «Affittare e poi vendere». Perché i soldi dell’Obolo, ha sottolineato, vanno investiti ma poi anche spesi. Senza imbrogliare.

E come vanno i soldi di Malta? Nel 2018 il fondo Centurion ha perso il 4,61%. Ai manager, però, sono andati quasi due milioni di commissioni.

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