Economia

Draghi torna Supermario. Tedeschi in ritirata

La Banca Centrale Europea lascia invariato il tasso di riferimento allo 0,05%. Lo ha annunciato il presidente Mario Draghi nella conferenza stampa all’Eurotower. Non ci si aspettava nulla di più in termini di nuove misure monetarie dal board della BCE di oggi. Francoforte, infatti, aveva già illustrato e in parte messo in atto nei mesi scorsi le linee d’azione: tassi sempre bassi, un piccolo Quantitative easing e i Tltro. L’attesa è per dicembre, con la nuova asta dei Tltro e l’avvio dell’acquisto degli ABS dopo quello dei covered bond.
 
MANDATO UNANIME
La notizia è però che Draghi ha acquisito un consenso unanime da parte dei governatori per nuove misure “non convenzionali”, se necessarie. Il che significa che il capo della BCE ha piegato ancora una volta l’opposizione dei “falchi” guidati dal tedesco Jens Weidmann. Non è difficile vedere dietro questo la mano di Angela Merkel che, la scorsa settiama, si era prodigata per ammansire il il ribelle presidente della Bundesbank. La vittoria di Draghi sembra piuttosto netta tanto che, per fugare ogni dubbio, il presidente della BCE ha spiegato che il suo discorso introduttivo è stato “sottoscritto all’unanimità” dai componenti del consiglio dei governatori che che “non esiste nessuna coalizione nord contro sud” all’interno della BCE.
 
QUANTITATIVE EASING CONFERMATO E UN OCCHIO AL TASSO DI CAMBIO
Mario Draghi ha ribadito che l’obiettivo della BCE è quello di riportare i suoi bilanci ai livelli del 2012 attraverso l’acquisti di titoli sui mercati finanziari in cambio di nuova moneta. Di per sé non una novità, ma i rumors su questo punto erano roventi dopo le voci di una fronda interna contro il presidente della Banca Centrale Europea. Il fatto che Draghi lo abbia semplicemente ribadito è di per sé una buona notizia per i mercati, che ora sanno per certo che la BCE acquisterà titoli fino a 1000 miliardi poiché – e questa è una novità – Draghi prenderà come riferimento il bilancio della BCE dopo i Ltro di febbraio 2012. Il capo dell’istituto di emissione di Francoforte ha poi aggiunto che la BCE monitora la situazione geopolitica e il tasso di cambio dell’euro – il riferimento è alla situazione in Ucraina e alle sanzioni contro la Russia – per valutarne gli effetti sull’inflazione che, nelle (ottimistiche) previsioni della BCE, risalirà lentamente nel 2015 e nel 2016 verso l’obiettivo del 2%. Proprio durante la conferenza stampa l’euro ha ceduto sul dollaro, raggiungendo i minimi in 2 anni, segno che i mercati prendono sul serio le parole del presidente della BCE.
 
NOI STAMPIAMO, GLI ALTRI HANNO FINITO
Draghi ha poi lanciato un altro segnale molto chiaro agli speculatori investitori: “Il nostro bilancio si allargherà – ha detto con un occhio rivolto alle Borse – mentre quelli degli altri tenderanno a contrarsi, perché ci troviamo in fasi differenti del ciclo economico”. Il riferimento è alla Federal Reserve che ha appena terminato le iniezioni di liquidità, mentre a inizio settimana è stata annunciata la ripresa degli alleggerimenti monetari da parte della Banca del Giappone.
 
SÌ A FLESSIBILITÀ IN CAMBIO DI RIFORME
Secondo Draghi la flessibilità della politica di bilancio concessa agli stati nei limiti dei trattati europei deve essere usata per attuare le riforme strutturali. Per il presidente della BCE le stesse politiche monetarie eccezionali sono necessarie dato che l’economia europea è ancora debole e dà segni di peggioramento.
 
I TEDESCHI CONTRO DRAGHI
La conferenza stampa di oggi era particolarmente attesa anche perché nei giorni scorsi si sono accumulate tensioni all’interno del board della Banca Centrale Europea. Reuters aveva infatti scritto del malcontento di alcuni governatori della banche centrali nazionali sullo “stile” di Draghi. Tra le accuse, l’aver annunciato che il Quantitative easing “light” avrebbe riportato i bilanci della Bce ai livelli del 2012, una misura non concordata nel board. Ma lo scontro vero è un altro. Supermario pare sempre più convinto della necessità di un piano di acquisti straordinario dei titoli di stato al fine di stabilizzare l’eurozona. Ormai lo chiedono tutti. Oggi è stata la volta dell’Ocse. Ma è qualcosa che i paesi creditori, a partire dalla Bundesbank di Jens Weidmann, non vogliono accettare. E proprio Weidmann, secondo le indiscrezioni, vorrebbe prendere il posto di Draghi.
 
SENZA SUPERMARIO L’EURO SALTA
Qualcuno nei giorni scorsi aveva addirittura azzardato l’ipotesi di dimissioni precoci di Mario Draghi. Il banchiere centrale è infatti il candidato più prestigioso alla carica di Presidente della Repubblica, in realtà l’unico nome di prestigio che circoli nei Palazzi. E Giorgio Napolitano non ha fatto mistero di volersene andare prima della scadenza naturale del settennato. L?ipotesi per ora è solo fantapolitica. Ma una cosa è chiara a tutti: se Draghi si dimettesse per l’impossibilità di fare davvero “whatever it takes” per salvare l’euro, la moneta unica avrebbe i mesi contati. Un presidente “falco” come Weidmann probabilmente ritirerebbe il programma OMT, il filo sottile che ancora oggi tiene insieme l’Unione monetaria. Se si arriverà a questo punto però, non lo si deciderà a Francoforte, ma a Berlino. Dopo la conferenza stampa di oggi però, l’ipotesi è molto più lontana.

Merkel euro
Immagine dalla pagina Facebook “Gli Eurocrati”