Opinioni

Di Battista: «Non ho mai insultato i giornalisti». Davvero?

Il gemello di Matteo Salvini, ovvero Alessandro Di Battista, ieri a margine del festival della Versiliana a Marina di Pietrasanta (Lucca) dove ha presentato il suo libro ‘Politicamente scorretto”, ha avuto l’ardire di affermare che lui non ha mai insultato i giornalisti. “Non mi ha indignato che il figlio di Salvini si sia fatto un giro sulla moto d’acqua, mi ha molto indignato il comportamento” di Salvini con la stampa, “io ho criticato la stampa in ogni modo, ma non mi sono mai permesso di mancare di rispetto a un cronista che faceva liberamente delle domande. Come è grave che qualcuno abbia provato a impedire che venissero fatte delle riprese”. Giusto un paio di esempi per ricordare al golden boy del M5S, che se sarà fortunato erediterà da Di Maio un M5S dimezzato nei voti, che lui ha insultato i giornalisti in molte occasioni: in occasione dell’assoluzione di Virginia Raggi ha inventato accuse nei confronti dei “pennivendoli” – li chiama così con una felice metafora mutuata da quel gran genio di Beppe Grillo, ma ripresa anche da tanti gruppi di Facebook del calibro di “Di Maio & Di Battista Fans Club” – di cui diceva che andavano “indicati all’opinione pubblica” senza però fare mai un nome perché un Coniglio Mannaro della sua stazza non può certo permettersi di perdere una querela per diffamazione, ora che non ha più l’immunità parlamentare:

alessandro di battista

Poi, sempre senza fare mai un nome perché è un coraggiosone che lévati, in quest’altro video sostiene che ci siano giornalisti “che sono come i politicanti” (cioè come lui?):

Dibba quindi non solo ha insultato i giornalisti, ma ha evitato accuratamente ogni volta di fare nomi limitandosi a sparare nel mucchio e indicando l’intera categoria al pubblico ludibrio in primo luogo perché così evitava ogni rischio di dover dimostrare in sedi opportune le proprie affermazioni, e in secondo luogo perché così ha scatenato l’odio degli attivisti grillini nei confronti di tutti. Adesso se la prende con Salvini. Purtroppo al Dibba manca quel sentimento che dalla notte dei tempi spinge l’uomo a migliorarsi: la vergogna.

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