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Il padre di Di Maio, il condono edilizio a Pomigliano e la firma della collega sulle carte

di maio padre abuso edilizio - 2

La seconda puntata della storia del condono edilizio del padre di Di Maio oggi prevede l’entrata in scena di due nuovi personaggi: il sindaco del Partito Democratico Michele Caiazzo e l’architetto Lucia Casalvieri, che ha vinto con regolare concorso il posto di capo del Servizio Condono a Pomigliano ed era collega di Di Maio Senior all’ufficio che si occupava dei condoni:

Sono ben 4.648 le istanze presentate a Pomigliano, solo tra il primo (legge 47 dell’85) e il secondo condono (legge 724 del ‘94). Sono gli anni del boom. Troppi cantieri che si aprono, moltissimi fascicoli da esaminare ed evadere. È proprio l’allora sindaco Michele Caiazzo, popolarissimo primo cittadino del Pd, a nominare alcuni esperti (ciascuno vicino ad un’area politica, come spesso accade). Tra loro, c’è anche il geometra Antonio Di Maio.

Nella stessa delibera di nomina, del lontano 1996, compare anche l’architetto Lucia Casalvieri. Una stimata professionista (oggi, peraltro anche assessore in un comune vicino, per una lista di centrosinistra). Di Maio, la Casalvieri ed altri professionisti lavorarono su dozzine e dozzine di casi, esaminarono pratiche. Chissà se in quegli anni capitò di gettare un occhio alla stessa pratica che, a quanto dice Di Maio figlio, era già stata presentata. Fatto sta che tutto si chiude positivamente nel 2006.

condono edilizio di maio
. L’11 ottobre 2006 il comune di Pomigliano rilascia la concessione in sanatoria ad Antonio Di Maio. A firmare è l’ex collega Lucia Casalvieri, divenuta responsabile del servizio

Essendo Pomigliano un comune non enorme, non è però una circostanza significativa che Casalvieri e Di Maio senior si conoscessero, visto che facevano anche un lavoro simile:

Nel frattempo l’architetto Casalvieri ha superato un regolare concorso ed è diventata capo del Servizio Condono. E mette la firma in calce al sospirato titolo cui aspirava il papà del vicepremier. Era il 2006, e all’epoca Di Maio figlio aveva venti anni.

Intanto ieri dopo l’articolo è arrivata la risposta – piuttosto nervosetta – dello stesso Di Maio.

«Mio padre nel 1985 da geometra viene a conoscenza della legge che permette di regolarizzare qualsiasi manufatto costruito in precedenza». Quella legge non è una legge qualsiasi, è la legge 47 del 1985 nota anche come condono Craxi. Una legge che permetteva di sanare gli abusi edilizi e a cui ovviamente hanno fatto ricorso molti italiani che erano proprietari di una casa abusiva o di un immobile dove erano stati commessi abusi. Secondo Luigi Di Maio invece il padre ha fatto ricorso a quella legge – di cui parlavano tutti, non stiamo parlando di un codicillo “da geometra” – sostanzialmente “per scrupolo” perché «nell’85 è difficile che esistessero tutte le carte di quella casa» (costruita vent’anni prima, non duecento anni prima). Ora è chiaro anche ad un bambino che le carte possono “non esistere” perché sono andate perse (dove? nei cassetti di casa o al catasto?) ma anche perché quelle carte – essendo stato commesso un abuso – non sono mai esistite. Nel 2006 «diversi decine di anni dopo» (due, per l’esattezza) il padre riceve la risposta da parte del Comune. Di Maio non dice che si tratta – come riporta Repubblica – di un condono per opere di ampliamento fatte in anni diversi che tecnicamente si configurano come “ampliamento di un fabbricato esistente al secondo e terzo piano”. Dice invece che il Comune ha risposto: «devi pagare duemila euro e regolarizzi quella casa costruita nel 1966». Ma come è possibile? Se la casa era stata costruita dal nonno rispettando le prescrizioni della legge urbanistica del 1942 allora era già in regola. Viceversa se magari, nel corso degli anni, erano state fatte delle aggiunte – per un totale di 150 metri quadri – significa che dal 1966 al 1985 la casa ha subito qualche ampliamento non autorizzato. Modifiche che in italiano si chiamano abusi edilizi. Proprio come quelli di Ischia.

abusi edilizi di maio

Intanto Raffaele Russo, sindaco di Pomigliano d’Arco, sfotte Di Maio: «Il vicepremier non sapeva che la casa di famiglia era stata condonata perché abusiva? Bene, ora la sa. Dia l’autorizzazione all’abbattimento, sarebbe un bel gesto». «Uno statista vero per molto meno si sarebbe già dimesso. Un politico che fa dell’antiabusivismo una bandiera e poi vive in una casa abusiva e condonata dovrebbe vergognarsi anche di uscire in strada. Situazione imbarazzante e l’unico che potrebbe fare qualcosa è proprio il vicepremier, autorizzando l’abbattimento del manufatto abusivo sanato». E rincara la dose: «Questa storia è diseducativa: se la famiglia del numero due del governo è ricorsa a questo escamotage, allora lo stesso potrebbero rivendicare tanti cittadini comuni. Voglio vedere con che faccia si presenteranno in consiglio comunale gli esponenti del M5S». Consiglieri che al momento tacciono. Per lo più i telefonini squillano a vuoto e quando qualcuno risponde vige la regola del silenzio. È il caso di Salvatore Cioffi: «In merito a questa vicenda non mi sento di rilasciare alcuna dichiarazione perché non conosco i fatti» dice. Perplesso Domenico Leone del gruppo misto: «Luigi è un amico, a mio parere la questione non è grave, ma dovrebbe sentirsi quantomeno in imbarazzo».

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