Politica

Il Corriere della Sera e chi può frenare Salvini

Luigi Ferrarella, eccellente cronista di giudiziaria del Corriere della Sera, nella pagina dei commenti del quotidiano di Fontana oggi si chiede chi può frenare Salvini e mette in fila tutta la rete di incredibili connivenze politiche ed editoriali che ha portato alla “semplificazione” del governo del paese via Twitter e Facebook, senza firmare documenti compromettenti e gestendo l’Italia come un’applicazione di Facebook. In primo luogo sul banco degli imputati ci sono quelli del MoVimento 5 Stelle

Non c’è più Consiglio dei ministri, e neanche ci sono più ministri. I titolari di Trasporti e Difesa non ritengono di prendere nitide difese dei propri militari. Il ministro della Giustizia tace sul deputato leghista che ai magistrati che dovessero «toccare il Capitano» promette di «venirli a prendere sotto casa». L’altro vicepremier Di Maio, capo del Movimento 5 stelle in teoria azionista di maggioranza del «contratto» con quasi il doppio dei voti, è ormai talmente immerso nel quotidiano termometro elettorale con Salvini da preferire andargli a ruota, anziché difendere dalla sua irrisione il compagno di partito Fico presidente della Camera. E il premier Conte, che ama ritagliarsi il ruolo di artefice della sintesi fra i vari ministri, con la propria assenza forse ne sintetizza l’afasia.

giuseppe bellachioma
Vignetta di Kiara Skura su FB

Ma se il ministro Bonafede sta lì a guardare mentre un deputato leghista prima minaccia i magistrati e poi dice che è stato frainteso, sul banco degli imputati ci sono anche i giudici, che prima raccontano fregnacce su reati delle ONG che vengono smentite dalle archiviazioni e dalle loro stesse parole, e poi se la prendono comoda di fronte alle palesi violazioni del diritto costituzionale e internazionale:

Ha faticato a tirare una riga di garanzia persino la magistratura, dove sono «desaparecidos» quei pm in precedenza iper attivisti nel fiancheggiare, con esternazioni prive di prove in fascicoli infine archiviati, la campagna di discredito delle Ong. È toccato ad altri subentrare nell’avvio di prudenti istruttorie, pur a tratti titubanti a far cessare il protrarsi di un «reato permanente» sino alla resa serale del ministro, e preoccupati di doversi quasi giustificare di fronte all’opinione pubblica per la propria doverosa «intromissione» a bordo della nave e (ieri con l’iscrizione di Salvini nel registro degli indagati) negli uffici del Viminale.

carmelo zuccaro

Ferrarella conclude che soltanto la Chiesa, forte dell’esperienza di Barabba, ha il coraggio di opporsi:

Solo dalle parti della Chiesa, pur di fronte alla contraerea demoscopica che vorrebbe i fedeli più devoti al «pontefice» Matteo che a papa Francesco, sembra esserci chi tira le righe. Senza farsi tanto condizionare dai sondaggi istantanei, forse perché allenato già da duemila anni a perdere quello con il Barabba di turno.

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