Politica

Di Battista, Toninelli, Lezzi e Giulia Grillo: il M5S che non si arrende al governo con il PD

Un ex parlamentare e tre eletti rimasti senza poltrona ministeriale sono i più in vista nel MoVimento 5 Stelle nell’attacco al governo Conte Bis al quale hanno votato disciplinatamente la fiducia

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Alessandro Di Battista, Danilo Toninelli, Barbara Lezzi e Giulia Grillo: un ex parlamentare e tre eletti rimasti senza poltrona ministeriale sono i più in vista nel MoVimento 5 Stelle nell’attacco al governo Conte Bis al quale hanno votato disciplinatamente la fiducia. Annalisa Cuzzocrea dettaglia oggi chi sono i protagonisti dell’opposizione interna grillina:

A remare contro sono adesso persone che non hanno gradito l’intesa con il Pd, ma soprattutto, che non hanno apprezzato di esserne rimasti fuori. O perché hanno perso potere, o perché non ne hanno guadagnato abbastanza. Tutti, più o meno esplicitamente, fanno capo ad Alessandro Di Battista. La novità, rispetto alle correnti sotterranee che da sempre vivono dentro i 5 stelle, sebbene negate, è che i nuovi protagonisti dell’opposizione interna si coordinano. Si sentono, si parlano, rimandano l’uno all’altro nei post che scrivono sui social. Hanno creato una rete e puntano a risultati immediati: come aumentare la loro influenza nei gruppi parlamentari e tra gli eletti nei comuni e nelle regioni di tutt’Italia. Perché non avendo Beppe Grillo dalla loro parte, è solo da lì che possono sperare di scalzare l’attuale vertice.

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Così, l’ex ministra della Salute Giulia Grillo, il 19 settembre, ha condiviso il post con cui Di Battista attaccava il Pd accusandolo di tutti i mali del mondo. E ieri, l’ex ministra del Sud Barbara Lezzi ha attaccato frontalmente il ministro Vincenzo Spadafora per aver osato dire che l’ex deputato «è stato», non «è», un riferimento importante. «Gli iscritti non hanno votato per un governo con dentro anche Leu e Renzi», scrive Lezzi, che pare non ricordare che l’ex premier era già in maggioranza. Perché era nel Pd. E che Leu è stata della partita fin dal primo momento. A parte questo, la senatrice salentina continua: «Non è accettabile leggere che se la legislatura non dovesse concludersi alla scadenza naturale “regaleremmo il Paese a una destra populista e dannosa”». E ancora: «Il radicamento sul territorio si può fare solo con le alleanze? È gravissima quest’affermazione».

A questi, spiega Repubblica, si aggiungono non oppositori qualsiasi, ma ex fedelissimi che hanno gestito molto potere. E che hanno un legame anche con l’associazione Rousseau, attraverso Max Bugani. Dopo la lite che li ha divisi, il socio di Davide Casaleggio, consigliere comunale a Bologna, è tornato dalla parte di Di Maio. Ma è ancora arrabbiato per com’è andata la trattativa.

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