Economia

I Def-icienti alle prese con la Legge di Stabilità

salvini di maio totò peppino

La giostra sul Def, il piano triennale sui conti pubblici, è cominciata a girare furiosamente grazie alle indiscrezioni con cui vengono sapientemente imboccati gli attivisti di partito annidati nelle redazioni dei media. Alle semi-fake news fanno da contrappunto le semi-serie dichiarazioni di ministri e reggicoda nei tornei di salto sul carro del vincitore, tipo quello di Cernobbio. L’attenzione dei mercati e delle imprese si concentra ovviamente sui numeri per il 2019, visto che solo pochi visionari scommettono su un governo che duri molto a lungo dopo le elezioni europee. La Tabella 1 riporta i numeri elaborati da Fidentiis già a maggio scorso e che non sono cambiati significativamente a tutt’oggi. Le proposte sul tappeto costano 145 miliardi di euro (escluso lo sbandierato taglio delle accise sulla benzina) da finanziare con un gigantesco assegno scoperto, cioè facendo esplodere fragorosamente il debito pubblico italiano. Però il “Libro dei Incubi” ovvero il “Contratto di governo” asserisce che l’implementazione delle misure sarebbe stato graduale. Prendendo per buono questo proposito e combinando retroscena e indiscrezioni di stampa abbiamo un conto della serva sugli impegni per il 2019.

 

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Tabella 1 – Non c’è TRIA per GATTI

Abbiamo incluso valori certi e coerenti con il Def aggiornato a ottobre 2017 e stimato gli impegni che le dichiarazioni dei ministri prefigurano. Per essere onesti, tali dichiarazioni non sono un paradigma di coerenza, ad esempio il Ministro dell’Economia Tria all’Ecofin ha reiterato l’impegno che il deficit si attesterà sull’1,6% del Pil. Inoltre su alcuni capitoli come le minori accise sulla benzina e la flat tax per le partite IVA i numeri non sono stati ventilati nemmeno a titolo di ballon d’essai. Poi vanno aggiunte alcune spesucce (si fa per dire) per l’Alitalia, i centri per l’impiego (dediti alla trasformazione degli inoccupabili in maestranze stakanoviste), le infrastrutture nuove (altro potenziale pozzo di San Patrizio, protettore dei keynesiani savonaroli), nonché la manuntenzione delle vecchie per evitare altri crolli di ponti e scuole. In definitiva, volendo mantenersi nell’alveo delle known unknowns, come le ebbe a definire Rumsfeld dal vertice del Pentagono, le spese senza copertura implicherebbero un deficit intorno al 3,3% anche ipotizzando qualche effetto di stimolo al Pil dell’incremento di spesa.

Ma la saga dei conti pubblici non si esaurisce certo con la presentazione del Def come i media vorrebbero far credere ai def-icienti. Le Legge di Bilancio deve passare il vaglio delle Commissioni parlamentari presiedute sia alla Camera che al Senato dai due più rabbiosi oppositori dell’euro, Borghi e Bagnai, che devono la loro carriera poilitica ad anni di invettive contro l’Unione Europea, la Germani, l’austerità e all’esplicito programma di uscita dalla moneta unica per il ritorno alla bungalira (in un week end). Poi una volta subìto il waterboarding nelle Commissioni, la Legge di Bilancio dovrà arrivare in aula per il cosidetto Festival degli Emendamenti che ogni anno stravolge l’impianto della manovra, sotto i colpi delle lobby, delle clientele, degli interessi organizzati, delle manine anonime, degli amici degli amici, dei burocrati, insomma di tutti gli avvoltoi che hanno pasteggiato sulla spesa pubblica per decenni fino a far lievitare il debito italiano verso la stratosfera. Quest’anno i rapaci saranno particolarmente famelici: dopo un decennio in cui i loro appetiti sono stati soddisfatti solo in parte, hanno tirato la volata alla vittoria dei populo-sovranisti sulla promessa esplicita di sfasciare i conti dello stato e portare il paese alla bancarotta. Quindi tutta la ciurma parassitaria è oscenamente eccitata al profumo delle molteplici libbre di carne da esigere come negli anni ’70 e ’80. Quando c’era appunto la liretta che questi soggetti rimpiangono.

Nella Via Crucis gialloverde le stazioni principali verranno raggiunte entro scadenze precise:

27 settembre – Revisione del DEF
15 ottobre – Il Def viene inviato alla Commissione Europea per il giudizio preventivo
20 ottobre – La Legge di Bilancio viene presentata in Parlamento
30 novembre – La UE formula il primo giudizio sul Bilancio
31 dicembre  – ITA Il Parlamento approva il Bilancio

Su ciascuna di queste date grava il rischio che la giostra si rompa e che a Natale il panettone invece che con uova e farina venga impastato con cenere e carbone.

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