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Decreto sicurezza bis: perché Mattarella l’ha firmato e i rischi di incostituzionalità

L’assurdità delle sanzioni previste per le ONG e i sanzionamenti di comportamenti tenui sotto la lente del Quirinale. Ma…

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Ugo De Siervo, ex presidente della Corte Costituzionale, spiega oggi a Repubblica perché Sergio Mattarella ha firmato il decreto sicurezza bis a dispetto dei rischi di incostituzionalità contenuti nel provvedimento:

Mattarella avrebbe potuto bocciare il decreto?
«Il presidente non può bocciare definitivamente un testo legislativo, ma solo chiedere al Parlamento di modificarlo per alcuni motivi che evidenzia. Ma se le Camere lo riapprovano, il presidente deve promulgarlo. Forse questa consapevolezza lo ha indotto a scegliere una via solo in apparenza meno efficace, ma che meglio fa notare alcuni difetti molto gravi del testo. Testo sempre impugnabile dinanzi alla Corte oltre che modificabile dal Parlamento, ove lo voglia».

Scusi se insisto, ma se non l’avesse firmato proprio?
«La maggioranza che lo ha adottato avrebbe potuto essere indotta abbastanza facilmente a confermare la propria volontà sulla base della difesa della complessiva autonomia parlamentare, mettendo così in grave difficoltà il presidente davanti all’opinione pubblica. Coi due rilievi analiticamente sviluppati invece egli pone in evidenza degli oggetti precisi alla stessa opinione pubblica e agli organi giurisdizionali».

Poi De Siervo passa a spiegare i più gravi svarioni legislativi presenti nel decreto:

«Il primo rilievo riguarda l’assurdità delle sanzioni previste, enormemente larghe, mentre vi sono una serie di accordi internazionali che impongono il salvataggio dei naufraghi. Per di più, come nota il presidente, il legislatore non ha affatto considerato la diversità dei possibili comportamenti. Si pensi alla diversità tra una nave che si impegni sempre nel salvataggio e altri natanti che episodicamente o casualmente operino per salvare vite umane. Anche entrando in una logica repressiva occorre distinguere situazioni molto diverse tra loro».

Il presidente richiama la Consulta sulla proporzionalità tra sanzioni e comportamenti. Ma il decreto non è squilibrato con pene altissime?
«Certamente il secondo rilievo riguarda l’estrema genericità della previsione di sanzionare anche comportamenti molto tenui nei riguardi di forme di resistenza o minaccia a una serie indefinita di pubblici ufficiali: non aver distinto con precisione a chi ci si riferisce porta al paradosso che ogni comportamento anche tenue di resistenza possa riguardare non solo i poliziotti, ma vigili urbani, i più diversi dipendenti pubblici, perfino gli insegnanti. Si tratta davvero di una norma a dir poco generica. E tutto ciò urta con i criteri di ragionevolezza e con la stessa giurisprudenza della Corte. I rilievi appaiono pesantissime critiche a queste due sgangherati cambiamenti introdotti nel dibattito parlamentare».

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