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Perché il decreto sicurezza bis è incostituzionale

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Il costituzionalista Gaetano Azzariti ha rilasciato oggi un’intervista a Repubblica per spiegare in quali punti il decreto sicurezza bis è incostituzionale

«A mio parere il decreto da un lato è contraddittorio e dall’altro, per alcuni profili, si pone in contrasto con la Costituzione. Gli articoli 1 e 2 sui divieti d’ingresso, sulle multe e sul sequestro delle navi, impongono il rispetto degli obblighi internazionali ma, al tempo stesso, li contraddicono prevedendo limiti o divieti incompatibili con il diritto del mare, nonché con la Costituzione».

Ordinare multe salate, il sequestro e la vendita delle navi non disincentiva del tutto i salvataggi?
«Ma le sembra possibile prevedere sanzioni comminate nei confronti di atti doverosi? Spesso si dimentica che gli obblighi di soccorso non trovano radici solo nel diritto internazionale, ma anche in quel fondamentale dovere inderogabile di solidarietà che la Costituzione impone e che le leggi sanzionano con reati tipo l’omissione di soccorso».

Ma questo reato vale per gli italiani o pure per i migranti?
«La Costituzione si riferisce alla persona umana, senza distinzioni di sesso, razza o provenienza geografica».

La stretta sulle manifestazioni non dà un potere enorme alla polizia e scoraggia la partecipazione?
«Faccio due osservazioni. La prima è che già le norme attuali sono molto rigorose, per lo più predisposte negli anni Settanta, ai tempi del terrorismo, quindi in una situazione di reale emergenza. La seconda è che la Costituzione esprime un forte favore nei confronti della partecipazione politica in piazza che dovrebbe essere particolarmente sentita dai leader che si dichiarano populisti, ma che all’opposto scrivono norme per governare senza il controllo del popolo a cominciare dagli ostacoli posti alle manifestazioni. Interpreto così le pene più gravi per la minaccia e la resistenza al pubblico ufficiale che potrebbero punire pure forme verbali di dissenso e non azioni violente».

decreto sicurezza bis

Ci sono altri problemi di incostituzionalità, cominciando dalle famose multe:

Qui ci sono vari problemi: il testo è generico (“migranti” in senso tecnico-giuridico non vuol dire nulla) e non è chiaro nemmeno se la previsione riguardi solo le navi italiane o anche le altre e, in questo caso, come si possa far multe a barche straniere per fatti commessi fuori dall’Italia. In generale, peraltro, se l’operazione è di “soccorso” (il termine usato nel decreto) integra lo “stato di necessità”, il che (per legge) esclude la sanzione.

Senza contare che il testo confligge in maniera irragionevole col Testo unico sull’immigrazione che già punisce “il trasporto di stranieri in posizione irregolare”. I profili di incostituzionalità sono plurimi: il più evidente è che la multa è elevata per non aver obbedito all’ordine di un’autorità amministrativa, anche se quello confligge con fonti sovraordinate com’è, ad esempio, la Convenzione Onu sul diritto del mare (che prevede l’obbligo di salvare chiunque sia in difficoltà e di sbarcarlo in un porto sicuro).

Poi c’è la questione dei porti, sollevata per sottrarre potere alle Infrastrutture (Toninelli) e “chiudere i porti” definitivamente: “come dimostra il caso della nave Diciotti, però, anche chiudere – o far finta di chiudere – un porto non può avvenire ignorando le leggi e il diritto internazionale”. E fa fare a Salvini figuracce come quella di ieri in tv da Giletti. Infine c’è la stretta sul dissenso: il testo trasforma una serie di comportamenti finora puniti come contravvenzione in delitti: nel testo salviniano volano fino a 12 mesi di galera pure per i promotori di cortei in cui qualcuno compia i reati di devastazione e danneggiamento o per chi partecipa a un corteo non autorizzato.

Di più: si arriva al paradosso che diventa“delitto”usare caschi o altri mezzi per non farsi riconoscere, ma solo durante una manifestazione: se succede altrove resta contravvenzione. Un altro articolo esclude a priori – Dio solo sa perché – il fatto che i reati di violenza, minaccia o oltraggio a pubblico ufficiale possano essere “non punibili per la lieve entità del fatto”: come dicono i tecnici, viola “il principio di eguaglianza-ragionevolezza” e, soprattutto, si rischiano 36 mesi per aver detto “sciocchino” a un poliziotto.

Il paradosso finale riguarda due “nuovi” reati: non solo il lancio di “cose, razzi, bengala (…)”e tutto quel che si può lanciare costerà fino a 3 anni di carcere, ma persino chi “utilizza scudi o altri oggetti protezione passiva”per fermare o ostacolare un pubblico ufficiale. In sostanza, non sarà più possibile fare un sit-in o bloccare uno sgombero tentando di proteggersi dalle manganellate: sempre che qualcuno riesca a spiegare in tribunale il “principio di offensività” di un tentativo di difesa.

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