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Salvini e le 17 missioni in Russia di Savoini

savoini conte putin

Per fortuna che arrivano le elezioni: così non si parlerà più di tanto delle 17 missioni in Russia di Gianluca Savoini, secondo quanto è stato spiegato ieri da BuzzFeed, Bellingcat e dal russo The Insider. L’elenco dei voli a cui ha preso parte Savoini, spiegano i tre media, è «in un database online non indicizzato (cioè non accessibile con i motori di ricerca, ndr) con le prenotazioni online, utilizzato da dipartimenti russi per la sicurezza aziendale». Dati che sono stati poi «incrociati con l’attività social» dei protagonisti. Savoini è stato in Russia 14 volte nel 2018 e 3 nel 2019.

Per ogni viaggio vengono indicati la data e la rotta, la compagnia e il numero del volo. E si dà prudentemente atto che sono prenotazioni e non voli. Ma è il mondo dei social a collocare poi effettivamente Savoini in Russia in molte date compatibili con le prenotazioni. Un assiduo, Savoini. Nulla si sa del motivo di tutte quelle prenotazioni, di tutti quei voli ravvicinati, di quella lunga serie di blitz prenotati. Ma certo collima coi sospetti della procura di Milano: i magistrati che indagano sulla trattava del Metropol ipotizzano che il tentativo di portare a casa l’accordo sia durato molto più a lungo di una mattina di vodka e caffè nero nel lussuoso albergo dei misteri, il 18 ottobre. E Savoini, a Mosca, c’era.

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Il rubligate (Il Messaggero, 14 luglio 2019)

Vola quasi sempre Aeroflot. Prima dell’incontro al Metropol, i viaggi si infittiscono. Eccolo il 21 settembre sul “Su2415” da Milano a Mosca, con ritorno il 24 sul “Su2404”. Riparte il 4 ottobre e rientra il 6. Eccolo ancora a Mosca il 16, e il 18 – dopo la riunione al Metropol – riparte per Milano. Ma non passano sei giorni e riecco il suo nome: decollo il 24, rientro il 28. Altri due voli a novembre, con puntata interna a Kazan (andata e ritorno in giornata, da e per Mosca, il 30 novembre).

L’ultimo volo scovato dai segugi dei media è il “Su2613” del 15 marzo, con rientro il 18 sul volo “Su2414”. Savoini era con il collaboratore di Salvini D’Amico.  Eppure nessuno dei due lascia le inevitabili tracce ai varchi obbligatori, quelli che registrano i dati di tutti gli ingressi e le uscite riversandoli nel “Database centrale per la registrazione degli stranieri” presso il ministero degli Interni russo. Evidentemente ricevevano un trattamento speciale.

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