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La “mini sanatoria” per il terremoto 2016 è un altro condono a 5 Stelle

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Il Decreto Genova è il decreto delle meraviglie. Nel senso che se siete elettori del M5S che hanno creduto alla storiella che tra le cinque stelle ci fossero ambiente e legalità c’è di che meravigliarsi. Perché del decreto emergenze scritto da Toninelli e firmato dai ministri del MoVimento c’è l’articolo che consente di utilizzare i fanghi alla diossina per concimare i campi. C’è c’è il condono edilizio per Ischia e c’è la “mini-sanatoria per le limitate difformità edilizie” (ovvero un condono per abusi edilizi) a favore dei residenti dei comuni colpiti dal sisma del 2016.

Il condono per gli abusi edilizi in Centro Italia

Quest’ultimo condono (o condonino) è spuntato fuori grazie ad un emendamento presentato dalla deputata pentastellata Patrizia Terzoni. L’onorevole Terzoni aveva già presentato un emendamento analogo, che aveva suscitato numerose critiche, che poi era stato ritirato. Ma non è rimasto nel cassetto a lungo perché nella notte del 22 ottobre in commissione è stato approvato una nuova formulazione del emendamento all’articolo 39 che introduce l’articolo 39 bis che consentirà ai proprietari degli immobili di condonare una vasta serie di “piccoli abusi” e di ottenere così una sanatoria contestualmente alla richiesta di contributo. A differenza di quanto accade per il condono ad Ischia però in questo caso il contributo per la ricostruzione non spetta per la parte relativa all’incremento di volume.

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Insomma se siete proprietari di un immobile in uno dei 140 comuni colpiti dal terremoto del 2016 sarà possibile sanare “piccole difformità” che rientrano entro il limite del 20% dell’aumento della cubatura originale prevista dai permessi e dalle concessioni edilizie. Questo significa ad esempio che su una palazzina di quattro piani sarà possibile sanare un eventuale piano aggiuntivo costruito abusivamente.

Le giustificazioni di Patrizia Terzoni sulla “mini sanatoria”

A differenza della sceneggiata chiamata “operazione verità” cui assistiamo da giorni riguardo al condono per gli abusi edilizi commessi ad Ischia per quando riguarda questo secondo condono nessuno ne nega l’esistenza. La stessa Terzoni su Facebook lo presenta come uno dei successi del governo e del MoVimento 5 Stelle. Qualche giorno fa dopo l’approvazione del decreto emergenze da parte della Camera l’onorevole pentastellata scriveva su Facebook che con la mini sanatoria per piccole difformità «finalmente sblocchiamo la ricostruzione» nelle aree colpite dal terremoto di due anni fa.

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In un altro post, pubblicato subito dopo l’approvazione dell’emendamento in commissione, l’onorevole Terzoni spiega che senza questa mini sanatoria la ricostruzione non sarebbe potuta partire perché le limitate difformità edilizie «stavano bloccando di fatto la ricostruzione nei comuni del Sisma 2016» perché «i comuni dell’entroterra appenninico sono piccoli comuni con centri storici di centinaia di anni e stratificazioni di interventi di modifica degli edifici che si sono succeduti in maniera a volte scoordinata, causando quindi ovvie difformità». Insomma più che un condono una sanatoria che aspira ad essere un’operazione archeologica e stratigrafica.

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Piccoli abusi, piccoli aumenti di volume (per quelli entro il 5% non si dovrà fare nemmeno una richiesta formale) che secondo Terzoni sono gli stessi uffici della ricostruzione, tecnici, sindaci, Presindenti di Regione a indicare come causa del blocco della maggior parte delle pratiche, rendendo così impossibile avviare la ricostruzione. C’è però da rilevare che già in fase di conversione del Decreto Terremoto (luglio 2018) il governo aveva cercato di sbloccare la ricostruzione in Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria, ma evidentemente non ha funzionato visto che l’emendamento Terzoni va a modificare proprio un articolo di quel provvedimento. Secondo il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini «è la prima volta che si consente di sanare quanto realizzato in un territorio fino al momento in cui avviene un terremoto. Così si dice: per il passato chiudiamo un occhio». Ma in questo modo, spiega Zanchini, si riaprono i termini del condono del 2003.

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