Economia

Decreto Dignità, i tecnici bocciano Di Maio

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Luigi Di Maio sostiene che oggi il Decreto Dignità verrà finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale con la bollinatura della Ragioneria Generale dello Stato che certifica le coperture del provvedimento. Nei giorni scorsi il Decreto Dignità si era perso dopo la sua approvazione formale in Consiglio dei Ministri proprio per un problema di coperture. Che alla fine sono state trovate.

Alla ricerca del Decreto Dignità perduto

Ma, ci racconta oggi Roberto Petrini su Repubblica, la questione delle coperture è stata affrontata con leggerezza.

Nei primi testi semplicemente mancavano: è molto meglio infatti mostrare quello che si dà senza perdere tempo a illustrare gli inevitabili costi. Alla fine, grazie alla fermezza della Ragioneria, e allo stand by al Quirinale, le coperture si sono magicamente materializzate. Si è scoperto che lo stop allo split payment anti-evasione per i professionisti costa 140 milioni in tre anni e che si dovrà rovistare tra i fondi di tutti i ministeri per coprirli.

La lotta alla ludopatia comporta minori entrate per 150 milioni solo nel 2019: giusto farla, ma i costi non possono essere nascosti e così spunta un aumento delle tasse sui giochi. L’impreparazione al potere non paga, ma qualche lezione la dà: dal testo è scomparsa la paradossale pretesa del governo di provocare un aumento di consumi e del gettito per via delle maggiori assunzioni a tempo indeterminato. Cosa che molti ritengono improbabile anche perché il decreto le ha rese meno convenienti.

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Decreto dignità, le norme (Corriere della Sera, 4 luglio 2018)

Il primo provvedimento legislativo di Di Maio ha anche altri problemi: lui stesso ha annunciato oggi in un’intervista al Fatto che verrà modificata la parte che riguarda l’attuazione delle norme sul divieto di pubblicità del gioco d’azzardo perché alcune società di calcio (A.S. Roma e S. S. Lazio, quotate in Borsa) hanno firmato contratti nel periodo che è andato dall’approvazione in CDM alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il ministro ha sostenuto che farà annullare questi contratti ma la decisione non sembra essere priva di conseguenze – anche legali – visto che si parla di un totale di dodici milioni di euro di (mancate?) sponsorizzazioni.

Il giudizio di Palazzo Chigi sul decreto di Di Maio

C’è però un altro documento che vale la pena leggere per giudicare la serietà e l’attenzione del ministro nei confronti del suo primo provvedimento legislativo. Ed è la valutazione del Decreto Dignità fornita dai tecnici del Nucleo Air (Analisi Impatto Valutazione) del Dipartimento per gli Affari Giuridici della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il documento è pubblicato online sul sito del governo. Si tratta di tre pagine datate 9 luglio 2018 nelle quali il giudizio dei tecnici sembra essere piuttosto netto. Prima si fa notare che mancano dati e numeri: “Dalla lettura della Relazione, in particolare, non si deduce alcuna informazione in ordine alla “consistenza numerica” (articolo 10, comma 1 del dPCM 15 settembre 2017, n. 169) dei potenziali destinatari dell’intervento (ad es. numero di contratti a termine, numero di contratti di somministrazione a termine, numero di imprese che hanno usufruito di aiuti di Stato, ecc.)”.

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I tecnici dicono anche che per il contrasto al precariato gli indicatori sono insufficienti visto che mancano dati come il “numero di contratti a tempo determinato di
durata superiore ad un anno; variazione del contenzioso in merito alle motivazioni dei rinnovi; numero licenziamenti senza giustificato motivo; ecc. Tali indicatori specifici andrebbero integrati anche con altri indicatori più generali relativi all’andamento del mercato del lavoro quali quelli relativi a occupazione, inoccupazione, ecc”.

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Ma la parte più interessante sono gli ultimi due paragrafi, nei quali si dice che la relazione “non dà conto dell’impatto sociale ed economico dei provvedimenti sui destinatari”, non dice in quale numero siano, né quali siano i benefici per i lavoratori e le imprese, né parla delle “condizioni giuridiche, organizzative, finanziarie, economiche, sociali e amministrative che possono incidere in modo significativo sulla concreta attuazione dell’intervento e sulla sua efficacia”. Queste carenze informative, avvertono i tecnici di Palazzo Chigi, “possono impedire l’azione di monitoraggio e di valutazione a posteriori dell’intervento”. Fosca Bincher (alias Franco Bechis), che parla del documento sul Tempo, conclude così: “Insomma, Di Maio vorrebbe aiutare i lavoratori precari ma non sa dire bene come e se quel che fa li aiuterà davvero. Non è poco…”.

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