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Marcello De Vito vuole tornare a presiedere l’Assemblea Capitolina? La moglie smentisce

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La data è già fissata: giovedì. Quel giorno la Cassazione potrebbe far decadere le misure cautelari nei confronti di Marcello De Vito, che potrebbe tornare a essere un libero cittadino, sì, ma soprattutto potrebbe tornare a svolgere il suo ruolo di presidente dell’Assemblea Capitolina. Sono proprio quelle le sue intenzioni, sostiene oggi Simone Canettieri sul Messaggero ma il suo articolo viene smentito dalla moglie di De Vito, Giovanna Tadonio.

«Marcello quando tornerà in libertà tornerà a fare il lavoro che faceva prima in Consiglio comunale», si lascia sfuggire la moglie. Cosa significa: che giovedì, se la Cassazione dovesse togliergli le misure cautelari, si ripresenterà in Campidoglio a dare la parola alla maggioranza o all’opposizione come se nulla fosse accaduto? «Esatto», continua Giovanna.

Nel frattempo, Stefàno sarà rimpiazzato da Sara Seccia, una grillina anche lei vicina a De Vito, una volta. Al punto che l’altro giorno ha telefonato alla compagna per darle la notizia: «Porterò avanti gli insegnamenti di Marcello», ha assicurato nel corso della telefonata. Un’affermazione che potrebbe far sorridere, ma così è. Venerdì scorso sono stati i compagni di cella ad avvisarlo della buona novella,prima degli avvocati: «Marce’, te scarcerano, l’ha detto adesso il telegiornale».

Marcello De Vito con la moglie Giovanna Tadonio (fonte: Facebook.com)

Nei tre mesi precedenti De Vito ha avuto modo di prendersela con il giustizialismo del Movimento che lo ha subito scaricato («Il nostro codice etico prevede l’espulsione solo in caso di condanna», si è difeso in una lettera diffusa dagli avvocati) e si è dato una spiegazione sul perché di così tanta cinica ferocia: «Sono l’unico che ha pagato e ora mi usano per fare campagna elettorale contro la Lega», ha confessato alla deputata dem, Patrizia Prestipino che lo è andato a trovare, così come l’altro Pd Roberto Giachetti.

A fari spenti e senza annunci, solo due esponenti del M5S sono stati umani con lui: Massimiliano De Toma ed Emilio Carelli. Entrambi i parlamentari sono andati in carcere. De Vito alle politiche del 2018 era il delegato di Di Maio per il Lazio e scelse diversi candidati dei collegi uninominali. Poi tenne lezioni agli eletti sulle pratiche di buona amministrazione. Quelle che, regolamento capitolino alla mano, gli permetteranno di sedersi ancora sullo scranno più alto dell’Aula Giulio Cesare.

EDIT ore 13,25: La moglie di De Vito smentisce tutto su Facebook:

giovanna tadonio

Smentisco integralmente i contenuti ed i toni delle dichiarazioni virgolettate a me attribuitie dall’articolo intitolato “L’ULTIMO PIANO DI DE VITO: TORNARE A PRESIEDERE L’AULA” apparso sul quotidiano Il Messaggero in data 10.07.2019.
Nel riservarmi un esposto al Consiglio dell’ordine professionale del giornalista firmatario che si è improvvisamente presentato alla porta della mia abitazione senza alcuna autorizzazione od invito, ha suonato insistentemente al campanello e, nonostante non avesse ricevuto ovviamente alcuna risposta, rimaneva sul pianerottolo, preciso che al mio rientro ivi lo trovavo, invitandolo ad allontanarsi e spiegandogli che Marcello De Vito non poteva rispondere e comunicare con nessuno.
Nell’accompagnarlo all’uscita dello stabile gli confermavo che Marcello De Vito stava bene e voleva tornare ad una vita normale, ma tale mia dichiarazione veniva strumentalizzata e falsamente riportata nell’articolo con un virgolettato “Marcello tornerà a fare il lavoro di prima al Consiglio Comunale”.
Mi è stata attribuita quindi una falsa affermazione, come falsa inoltre è l’affermazione della mia appartenenza come attivista “della prima ora” al movimento 5 stelle, cui non ho mai aderito, ricoprendo la carica di assessore del Municipio III su chiamata tecnica della Presidente.
In riferimento alla telefonata dalla consigliera Sara Seccia, ci siamo scambiate solo informazioni sulla salute di Marcello e null’altro.

La Tadonio pubblica anche la foto del cane, il “feroce” Rudy:

giovanna tadonio rudy

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