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La caccia alle streghe del MoVimento 5 Stelle al ministero del Tesoro

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Siccome chi ride quando le cose vanno male ha già trovato qualcuno a cui dare la colpa, è partita un’appassionante caccia alle streghe al ministero del Tesoro. Nei panni del cacciatore c’è il MoVimento 5 Stelle, che vorrebbe dare il ruolo di preda ai tecnici di via XX Settembre; in particolare sulla graticola c’è il Ragioniere generale dello Stato Daniele Franco, che si era tentato di far passare per colpevole già all’epoca del Decreto Dignità. Ma non solo lui.

La caccia alle streghe del MoVimento 5 Stelle al ministero del Tesoro

Franco, prorogato lo scorso luglio e in scadenza a fine anno, una lunga carriera in Bankitalia e da sempre poco amato dal Movimento, l’avrebbe combinata grossa: a inizio settimana, racconta Tommaso Ciriaco su Repubblica, i sottosegretari all’Economia grillini avrebbero chiesto a lui un incontro informale allo scopo di illustrargli che i soldi necessari al reddito di cittadinanza esistono, ma sono nascosti tra le pieghe del bilancio. Che possono essere sbloccati, a patto di frugare tra le tabelle in mano al Mef. Lui non ha risposto all’invito. E allora i grillini chiedono la sua testa perché sono convinti che lo stia boicottando. Anche perché, dicono, le coperture per il reddito di cittadinanza ci sono visto che glielo ha detto Laura Castelli:

«All’1,6 per cento il governo non può fare nulla» spiega invece Castelli. È la prima vera ammissione pubblica. E arriva mentre dalla Cina Di Maio chiede nervosamente conferma sulle risorse individuate per il reddito di cittadinanza. «Laura ci ha sempre detto che ci sono, spero che abbia ragione».

Il viceministro del M5S lo ribadisce a chi le chiede del piano di 70 miliardi di coperture promesso dai grillini: «Per il reddito servono 10 miliardi, li otteniamo tagliando i sussidi ambientali dannosi». (Ilario Lombardo, La Stampa)

reddito di cittadinanza
Reddito di cittadinanza: le differenze con il REI e il confronto con il resto d’Europa (Corriere della Sera, 3 settembre 2018)

I soldi per il reddito di cittadinanza

L’atteggiamento dei grillini è incredibile. Per anni hanno assicurato e garantito che le coperture per il reddito di cittadinanza erano certificate dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio nella legge che avevano presentato. Per mesi, durante la campagna elettorale, hanno detto che avrebbero tagliato spese inutile per 30 miliardi segando anche lo stipendio dei parlamentari attualmente eletti (e quindi anche i loro) se necessario, per il Popolo. Ora, sul più bello, chiedono a Tria di trovare le coperture invece di tirare fuori la scure e tagliare come avevano promesso. E mettono nel mirino Daniele Franco e la struttura del Tesoro, “rea” di ostacolare chi ha i voti e non può essere ostacolato da nessuno. Ora, spiega Repubblica, invece di dedicarsi alla scrittura delle leggi che avevano promesso mettono in scena una caccia alle streghe contro i tecnici del Tesoro:

Al posto di Franco, fanno circolare, potrebbe finire Biagio Mazzotta, di fatto il suo vice, a capo dell’ispettorato generale del Bilancio del Mef. Ma non basta. C’è un elenco informale con altri nomi che fa circolare il Movimento, personalità che starebbero colpevolmente irrigidendo la posizione di via XX settembre. Tra questi, spicca il nome di Roberto Garofoli, capo di gabinetto di Tria e prima di Pier Carlo Padoan durante i governi Renzi e Gentiloni, confermato nel suo incarico su richiesta di Tria.

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Credits: I 49 milioni della Lega via Facebook.com

L’attacco alla compagine del ministro, ovviamente, punta al cuore della sua struttura. E mira a piegare il responsabile del Tesoro, o in alternativa a metterlo da parte definitivamente. L’attacco concentrico punta anche contro Francesca Quadri – a capo dell’ufficio coordinamento legislativo – e contro Glauco Zaccardi, capo dell’ufficio legislativo finanze. Per i pentastellati di governo, insomma, l’unico modo per ottenere il reddito è colpire la struttura del Mef su due fronti: chi gestisce i conti e decide sulle politiche economiche – come Franco e Garofoli – e chi mette nero su bianco i provvedimenti.

Tria, dall’altra parte della barricata, non sembra orientato ad accontentare la sete di sangue dei grillini. E attende che la realtà bussi alla porta di casa Di Maio. Chissà se anche lì sono pronti alle barricate.

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