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Coronavirus: cosa riaprire dopo Pasqua

Come ragiona chi al governo deciderà sulle restrizioni ai movimenti delle persone? Primo: molti italiani dovranno sopportare ancora limitazioni ad aprile. Secondo: qualche misura verrà allentata, se la curva epidemiologica lo permetterà. L’ipotesi di riaprire una regione per volta

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Dopo Pasqua si saprà se l’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 avrà una data certa di conclusione. Le ipotesi oggi sul tavolo del governo vedono la possibilità di mantenere la chiusura totale fino a maggio, ma anche quella di cominciare una graduale riapertura delle attività subito dopo la festività. Cominciando a riaprire una regione alla volta, secondo un piano graduale oggi sul tavolo dei ministeri che però guardano più al picco e al plateau annunciato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Coronavirus: cosa riaprire dopo Pasqua

Per questo, spiega oggi Tommaso Ciriaco su Repubblica, sul tavolo c’è una domanda – cosa riapre dopo Pasqua? – e la sua possibile, e più logica, risposta:

Cosa riapre dopo Pasqua? Poche aziende. Ed è comunque complicato decidere quali. Il ministero dello Sviluppo sta già limando una lista. L’idea è intervenire nella primissima fase soprattutto sulla logistica: sblocco delle commesse, spedizione di quanto giace in magazzino. È un modo per difendere alcune filiere del “made in Italy”: meccanica, ceramica, chimica, aerospaziale. Ovunque? No, decideranno le curve del contagio, regione per regione.

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Coronavirus: i numeri 31 marzo 2020 (Corriere della Sera, primo aprile 2020)

In ogni caso è quasi impossibile che Pasqua liberi il Paese dalla quarantena. Ma come ragiona chi al governo deciderà sulle restrizioni ai movimenti delle persone? Primo: molti italiani dovranno sopportare ancora limitazioni ad aprile. Secondo: qualche misura verrà allentata, se la curva epidemiologica lo permetterà. Nessuno immagini cavalcate lungo praterie sconfinate, è tempo di accontentarsi: ieri il Viminale ha autorizzato la passeggiata con figli sotto casa. Complice il caldo, è possibile che nella seconda metà di aprile riaprano alcuni parchi – a patto che garantiscano il distanziamento – per concedere un’ora d’aria alle famiglie. Ma vista la reazione di De Luca e Gallera, non è detto che sia politicamente così facile. Un’altra ipotesi sul tavolo è quella della riapertura a macchia di leopardo:

Esiste di certo uno schema che prevede le riaperture a macchia di leopardo per quanto riguarda uffici, fabbriche, negozi e tribunali. Ma la circolazione delle persone? È un problema immenso. Prendiamo due regioni confinanti, Basilicata e Campania: l’abbattimento della curva, prevedono, avverrà a settimane di distanza. Riaprire significa mantenere comunque una barriera ai movimenti interregionali? E chi vigilerà? Una soluzione potrebbe essere obbligare alla quarantena chi fa ritorno da regioni a rischio.

Coronavirus: l’ipotesi di riaprire una regione per volta

Mentre le attività commerciali sperano di riaprire a maggio (con file all’esterno per contingentare gli ingressi), palestre, saune, teatri, cinema, discoteche torneranno frequentabili per ultime. E lo stesso vale per gli stadi (dove almeno si può giocare a porte chiuse) e per i concerti (lì è difficile cantare da soli). Intanto però il Centro Studi di Confindustria fa sapere che al termine del primo semestre di quest’anno il prodotto interno lordo italiano (Pil) segnerà una flessione del 10% rispetto all’ultimo trimestre del 2019, ossia una perdita di circa 42 miliardi di ricchezza. I consumi delle famiglie alla fine del 2020 avranno registrato un calo del 6,8%, le esportazioni del 5,1% e le stime indicano una flessione degli occupati del 2,5%. Un quadro dove la cifra saliente risiede nel calo annuale del 6% del Pil (mentre nel 2021 è attesa una crescita del 3,5%), con conseguenze sul rapporto tra deficit e Pil destinato a salire al 5% e un rapporto tra debito e Pil al 147%. E ancora Repubblica spiega che le riaperture, se arriveranno presto, saranno comunque condizionate alla sicurezza:

Quando si riempirà di nuovo la metro, sarà obbligatoria la mascherina (ammesso che si trovi). Per ridurre i contatti sarà limitato l’accesso ai vagoni ai soli posti a sedere, oppure si chiederà a chi sta in piedi di mantenere un metro di distanza. Già, ma chi vigila? E soprattutto: come gestire un numero così alto di passeggeri? Si lavora a programmi matematici che gestiscano il numero di corse in base agli orari, privilegiando quelli di punta. Basterà? Di certo servirebbe un parco vagoni molto più ampio. Per i bus vale lo stesso: posti a sedere, mascherine, igienizzazione e corse concentrate sui percorsi più battuti.

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Coronavirus: il Viminale e le passeggiate (Corriere della Sera, primo aprile 2020)

E il treno?

Dovrebbe valere una misura già sperimentata nell’emergenza: l’emissione limitata di biglietti per ridurre il contatto tra passeggeri. Meno viaggiatori, però, significa corse in perdita e pochi mezzi per coprire le tratte più frequentate, come l’alta velocità Napoli-Milano. Diverso il problema del trasporto aereo: difficile ipotizzare collegamenti per l’estero fino all’estate, troppo sfasata la dinamica dei contagi tra Paesi. Ultimo capitolo, le crociere. Non si vorrebbero vietare – visto l’altissimo fatturato – ma come garantire la sicurezza? Non c’è ancora una risposta.

Intanto il governo ha recepito le indicazioni degli scienziati e nelle prossime ore si riunirà il Consiglio dei ministri per varare il nuovo Dpcm con la proroga delle misure. Fino a quando? “Al momento siamo fermi a Pasqua” ha risposto il membro del Comitato tecnico scientifico Roberto Bernabei. Altre due settimane, quindi, nelle quali l’esecutivo dovrà soprattutto decidere – se il trend attuale si confermerà – come ‘rimodulare’ le misure in atto: in sostanza, a quali attività consentire la riapertura e con quali modalità; stabilire cosa fare per le scuole; prevedere, in caso di un allentamento dei provvedimenti per i cittadini, una stretta per i fine settimana visto che sono in arrivo i ponti del 25 aprile e del 1 maggio. E siccome la discesa sarà lunga, c’è anche da garantire l’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale, a partire dalle mascherine. Il commissario Domenico Arcuri ha detto che l’Italia ne ha acquistate 300 milioni, “che arriveranno progressivamente” nei prossimi giorni e che serviranno a coprire il fabbisogno di due mesi. A queste vanno aggiunte 620 mascherine Ffp2 e 3 che sono state date come ‘scorta’ all’ordine dei medici, i più esposti. Tutte strategie che hanno un solo obiettivo: raggiungere il valore zero contagi. Ma ci vorranno mesi. Di sacrifici e distanze. “Arriverà il giorno – dice il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli – che dimenticheremo questa pratica. Ma per i prossimi tempi il distanziamento sociale, deve essere la nostra regola ferrea”.

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