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Cosa c’è nell’ordinanza sugli ultras della Juventus arrestati

ordinanza ultras juventus

Costringevano un dirigente della Juventus a procurare biglietti gratuiti, maglie, tute che poi rivendevano. Ricattavano la società attaccando striscioni e intonando cori discriminatori che portavano a sanzioni sportive. Pretendevano (e ottenevano) abbonamenti per gli “striscionisti”  e, per le partite fuori casa e nelle  competizioni di UEFA, rimediavano a pagamento, circa 300 biglietti per tutti i gruppi, che poi venivano rivenduti a prezzi maggiorati.  Costringevano gli altri tifosi a “non” intonare cori e minacciavano i dirigenti di andare a parlare con Report. E addirittura pretendevano consumazioni gratuite al bar del primo anello dello Stadium.

Cosa c’è nell’ordinanza di arresto degli ultras della Juventus

L’inchiesta Last Banner ha strappato il velo sul mondo ultras bianconero: 37 le persone indagate nella maxi operazione condotta dalla Digos di Torino nei confronti di gruppi ultrà in tutta Italia. Di queste sei persone sono in carcere, 4 ai domiciliari mentre per due è scattato l’obbligo di dimora. Dino Mocciola, Salvatore Cava, Umberto Toia, Domenico Scarano, Luca Pavarino e Sergio Genre sono in carcere; Fabio Trinchero, Giuseppe Franzo, Christian Fasoli e Roberto Drago sono ai domiciliari mentre Massimo Toia e Massimo Corrado Vitale hanno ricevuto l’obbligo di dimora. Tutto comincia il 7 giugno 2017 quando lo SLO (il responsabile della vendita dei biglietti) Alberto Pairettofiglio dell’ex arbitro e designatore Pierluigi – annuncia ai capi ultrà che non ci sarebbero più state concessioni ai gruppi organizzati.

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Alla riunione, si legge nell’ordinanza del Gip, partecipano tutti i capi ultrà dei ‘Drughi‘, di ‘Tradizione bianconera’, dei ‘Viking’ e del ‘Nucleo 1985’. Gli ultrà volevano poter cambiare l’intestatario degli abbonamenti in caso il titolare non intendesse più rinnovarlo e biglietti gratis per gli ‘striscionisti’, quei tifosi cui spetta il compito di sistemare gli striscioni allo stadio. Al no della società, dice il gip, gli ultrà rispondono con “reazioni di stizza”. “Ci volete tagliare fuori – dice Toia al rappresentante degli steward Alberto Pairetto – ora si torna ai vecchi metodi”.

Ultras, bagarini e scrocconi al bar

I “vecchi metodi” ai quali gli ultras arrestati minacciavano di tornare erano la “prevaricazione sugli altri tifosi in curva e svariate azioni intimidatorie, fuori e dentro lo stadio – scrive il Gip Rosanna Croce del Tribunale di Torino – con affissione in luoghi visibili, come cavalcavia e muri, di scritte oltraggiose e discriminatorie, sciopero del tifo, contestazioni alla squadra, intonazioni di cori discriminatori e denigratori, che comportavamo la chiusura della curva Sud per due giornate (di cui una in sospensiva) e l’irrogazione di multe alla società”.

dino mocciola ciccio bucci drughi

In questo modo “costringevano la Juventus s.p.a. – si legge nell’ordinanza – nella persona dello Slo (responsabile della tifoseria, ndr) Pairetto, a concedere, quali agevolazioni non dovute, la possibilità di avere, fuori dai circuiti di vendita ufficiale, 25 abbonamenti, a pagamento, ai cd. ‘striscionisti’, (agevolazione rifiutata dai Drughi ed accettata da Tradizione e Nucleo 1985) e, per le partite fuori casa e nelle competizioni di Uefa, a pagamento, circa 300 biglietti per tutti i gruppi, biglietti poi rivenduti a prezzi maggiorati rispetto alla tariffa ufficiale e, per i Drughi, con cessione condizionata alla sottoscrizione della tessera dei Drughi, così procurandosi un ingiusto profitto con danno alla Juventus”.

Il ruolo di Dino Mocciola

Non solo: i rappresentanti dei tre gruppi costringevano anche la Do & Co Italia Sri, società che ha la concessione per la gestione dei bar allocati al primo e secondo anello dell’ Allianz Stadium, a concedere, “per ogni partita, rispettivamente, al gruppo Tradizione, 40 buoni per consumazioni gratuite, presso il bar allocato al primo anello, ed al gruppo dei Drughi 25 buoni per consumazioni gratuite, presso il bar allocato al secondo anello, così procurandosi un ingiusto profitto”. “La forza di intimidazione” degli ultrà juventini aveva come vittime anche i club del tifo organizzato, costretti a togliere gli striscioni dalle gradinate. Il presidente di uno di questi club era intenzionato a fare denuncia. Ma, a quanto emerge dall’ordinanza del tribunale di Torino, non ha formalizzato la querela “temendo reazioni”. Altri presidenti degli Juve club raccontano di aver assecondato gli ultrà durante diversi incontri, come Genoa-Juventus: “Non avevo intenzione di togliere lo striscione, ma avevo paura delle ritorsioni. Sono violenti. Conosco da anni le dinamiche della curva e so che non è conveniente fare questioni con gli ultras”.

dino mocciola

Il vertice dell’associazione a delinquere è Geraldo Mocciola detto Dino, il capo dei Drughi di cui gli interlocutori non pronunciano mai il nome, ma lo chiamano “Presidente” o “Lui”.  Mocciola è coadiuvato da persone di fiducia, cd. “colonnelli”, che si avvicenderanno nel tempo: Cava Salvatore (soprannominato “Corona”), che sarà sostituito da Genre Sergio (soprannominato “Riccardo”) e Scarano Domenico (detto “Mimmo”) che, a sua volta, subentrerà nella posizione di Genre. Pavarino Luca, referente della sezione “Drughi giovinezza”, come emergerà dalle risultanze in atti, assolve allo specifico ruolo di cd. lanciacori all’interno dello Stadio, posizionandosi abitualmente nel corso delle partite, in piedi sulla balaustra, in direzione degli spalti e di schiena rispetto al campo di gioco, con il compito di dare il via ai cori secondo le direttive impartite dal Presidente.

La denuncia di Pairetto

Il 19 giugno 2018 Pairetto si presenta negli uffici della Digos per denunciare le pressioni. Gli altri dirigenti confermano: “Si entra in curva a rischio e pericolo. Non c’è controllo nel rispetto del posto. Non possiamo controllare il rispetto del posto in curva per via del comportamento degli ultrà che dominano e decidono in curva e minacciano gli altri tifosi”. E sottolineano come la curva “sia inaccessibile persino agli steward. “Non riusciamo a far rispettare il posto nominativo in curva in quando gli steward non riescono a entrare in curva”, lamentano, aggiungendo: “questo fa in modo che in Europa ci vengano date delle multe”. Franzo spiegava così a Pairetto le necessità degli ultras: “In qualsiasi evento teatrale ci sono dei figuranti, i figuranti vengono pagati, qua nessuno sta chiedendo di avere dei soldi per quello che è, però un minimo di rispetto per dei ragazzi che sono venuti tre ore, quattro ore prima per montarti la coreografia…”.

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Successivamente Umberto Toia contatta Pairetto in più occasioni per minacciarlo facendogli sapere che i gruppi ultras non hanno fatto volare uno spillo finora allo stadio ma le cose potrebbero cambiare. Le minacce sono che “poteva capitare qualche cosa di negativo” (come poi avvenuto con il lancio di fumogeni a Berna, nella partita contro lo Young Boys) e che non avrebbero preso parte alle coreografie. A Pairetto Domenico Scarano dice: “Devi capire che veniamo anche senza biglietto”, “Ti creiamo problemi laggiù”, “Faremo così (allargando le braccia) e poi vedremo” (come poi avvenuto in occasione della partita con il Manchester, dove non venivano esposte coreografie), “così compiendo – scrive il Gip nell’ordinanza – atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere lo Slo della Juventus Alberto Pairetto a procurare loro dei biglietti aggiuntivi, oltre a quelli già loro garantiti, non riuscendo nell’intento per il diniego dello Slo medesimo”.

La contestazione a Bonucci e i cori contro Napoli

Nell’ordinanza si racconta anche la contestazione nei confronti di Bonucci dopo il suo ritorno alla Juventus dal Milan: gli ultras si organizzano “per farlo una merda” in modo anche da costringere la Juventus a muoversi ed a contattarli direttamente, ma il vero motivo non è il “tradimento” del giocatore ma l’interesse a mettere pressioni nei confronti della società. Lo stesso motivo anima la diserzione del tradizionale appuntamento di Villar Perosa per la presentazione della squadra: nell’occasione gli ultras preparano ed espongono lo striscione “JUVENTUS FC PEGGIO DI UNA ONG” e in altre occasioni alcune frasi razziste: “A. Agnelli ebreo” e “A. Agnelli giudeo” (seguite entrambe dal simbolo della Stella di David), “nella Juve che vorrei prezzi onesti e meno ebrei” e “A. Agnelli rabbino”. Gli ultras organizzano anche il coro discriminatorio “Napoli merda, Napoli colera” durante la partita con il Sassuolo.

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Ad ulteriore conferma della condivisione della strategia estorsiva da parte di tutti i capi ultras è «il comunicato a firma congiunta “I clienti della Curva Sud”, redatto con la supervisione di Cava, con il quale si invitavano tutti gli ultras “a vestire tutti di nero” per la gara contro il Napoli. La protesta si era protratta per quasi tutta la durata della gara e, come emerso dati ‘attività tecnica, i tifosi ultrà della Sud osservavano lo “sciopero del tifo” non incitando in alcun modo la squadra. Solo nel secondo tempo, invece, come concordato, venivano scanditi seguenti cori fortemente offensivi e discriminatori». Anche dopo la puntata di Report dedicata al bagarinaggio organizzato dei gruppi ultras i Drughi continuano ad acquistare e vendere biglietti.

L’autoriciclaggio, la violenza e i ricatti

Nell’ordinanza viene descritta la strategia per cacciare gli altri gruppi e i tifosi dai posti “riservati”. E soprattutto i biglietti che in alcuni casi venivano venduti a un prezzo raddoppiato; in altri casi il guadagno è più contenuto (280 contro 200). Anche qui è Mocciola che decide i prezzi per la vendita dei biglietti delle partite della Juventus ed il ”tariffario” da applicare a seconda di coloro che li richiedono e il tipo di competizione. Le testimonianze di diversi tifosi raccontano di condotte intimidatorie e di prevaricazione. “Non potevo mai sedermi al mio posto assegnato, perché mi era impedito dagli appartenenti al gruppo, in particolare dei Viking. Mi hanno detto che dovevo togliermi, perché quella era zona degli ultrà”, spiega un tifoso che era andato allo stadio con il figlio di 8 anni ed è stato “allontanato con insulti di vario genere anche pesanti”. E ancora: “Non ho tifato per tutta la partita, non perché non volessi, ma perché non mi andava di fare delle discussioni con queste persone”.

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E infine le minacce alla società: “Cacciate i soldi e ve li pagate voi gli striscionisti – dice Gava intercettato dagli investigatori – …se la questura ha detto no fate un fondo cassa, mette un euro e vi evitate qualcosa”. Minacce che poco dopo si fanno più chiare: “a queste condizioni non ci stiamo e ve l’andate a prendere in c… L’andate a pagare questa cosa…perché quanto tu mi chiedi a me i soldi degli striscionisti, tu mi offendi…ci offendete perché dopo 30 anni…di stadio ci venite a chiedere i soldi degli striscionisti…siete proprio minchia, dei pezzi di merda…allora la mia richiesta è 35 striscionisti (per gruppo, ndr) noi ti mettiamo in condizione a dirci no…bon…appunto, allora, allora, non scherzate troppo se siete quotati in borsa”. “Non è che andiamo con la violenza, glieli facciamo cagare tutti… diglielo a quelli…”.

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