Economia

Cosa c’è dietro il bombardamento di Di Maio e Salvini sui minibot

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Nonostante costituiscano un pericolo per la stabilità finanziaria dell’Italia, dei minibot si continua a parlare. Ieri la Lega ha annunciato l’intenzione di inserirli nella legge di bilancio 2020 che il governo gialloverde deve varare e il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha deciso di reagire durante il G20 in Giappone sottolineando che il MEF ha già dato parere negativo e che rischiano di violare i trattati.

Cosa c’è dietro il bombardamento di Di Maio e Salvini sui minibot

Eppure anche oggi sui giornali non si parla d’altro. E nel mirino di Lega e M5S c’è proprio l’inquilino di viale XX Settembre, visto che gli strali più polemici, quelli senza nome e cognome, sono arrivati nei suoi confronti. Amedeo La Mattina fa infatti notare oggi su La Stampa che Tria era stato invitato in commissione Finanze del Senato dal presidente leghista Alberto Bagnai ma non si è presentato.

Sarebbe dovuto andare domani per discutere delle prospettive economiche legate alla procedura di infrazione, ma si è rifiutato, preferendo invece presentarsi martedì nell’aula di Palazzo Madama su richiesta del Pd sullo stesso argomento. Il problema è che, fanno notare i suoi critici, in Aula la discussione si concluderà senza mozioni o risoluzioni, cosa che invece ci sarebbe stata in commissione. Allora, si chiedono i leghisti, con quale mandato Tria pensa di affrontare l’Ecofin?

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Bot e minibot (La Stampa, 9 giugno 2019)

Il quadro che delinea La Stampa è quello di un terzo partito che regge il patto di governo, quello di chi rema contro le proposte di Carroccio e grillini:

In casa leghista lo chiamano «il terzo partito», quello che non ha sottoscritto il contratto di governo e che quindi non dovrebbe far parte della maggioranza gialloverde. Anzi, viste le prese di distanza non vuole proprio farne parte. I primi due partiti sono ovviamente Lega e Movimento 5 Stelle. Il terzo sarebbe formato da chi sta remando contro su una serie di questioni economiche, compreso i minibot: ci sarebbero Giuseppe Conte, Giovanni Tria.

Ma viene iscritto, suo malgrado, anche Sergio Mattarella e perfino Mario Draghi. Il premier, il ministro dell’Economia, il presidente della Repubblica e il presidente della Banca centrale europea sono tutti contrari allo strumento finanziario indicato dai primi due partiti per pagare i debiti della Pubblica amministrazione con i cittadini italiani.

I minibot e i soldi del Monopoli

Anche Carmelo Lopapa su Repubblica conferma la lettura della guerra nei confronti di Tria e Conte:

Nell’attacco di ieri pomeriggio a Tria, i due vice hanno evitato di citare il premier. Ma è nei confronti del presidente del Consiglio e delle sue perplessità sui Minibot della discordia (espresse in ultimo ieri sul Fatto) che Di Maio e Salvini vogliono levare principalmente gli scudi. Ancora ieri, parlando davanti ai giovani imprenditori riuniti a Rapallo, il sottosegretario alla Presidenza Giancarlo Giorgetti faceva notare che la misura «fa parte del programma» e che «il problema nasce se qualcuno, non penso a Draghi, vuole enfatizzarlo per far salire lo spread».

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I debiti della Pubblica Amministrazione (Correre della Sera, 8 giugno 2019)

Il numero due della Lega non pensa al presidente della Bce, il numero uno, Salvini, però sì. E con lui il capo del M5s. La sortita di Mario Draghi dei giorni scorsi contro una misura finora passata “solo” con una mozione parlamentare italiana è sembrata «sospetta», ai due. Quasi la conferma di un accerchiamento in atto ai più alti livelli. Sospetti che si sommano a quello che vorrebbe il tandem Conte-Tria in qualche modo etero-diretto dal Colle. Nel braccio di ferro con la Commissione Ue, «a chi risponderanno quei due, alla nostra maggioranza o al “quadrilatero”?», si stanno chiedendo in queste ore i vicepremier. Intenzionati a tenere la linea dura a costo di far saltare i vincoli europei.

Ora quindi il tema è chiaro: Conte e Tria non intendono avviare una trattativa con la Commissione Ue dovendosi difendere anche dal fuoco amico e il premier è convinto che bordate e annunci, fatti, smentiti e riproposti, rendano la posizione italiana ancor più debole a Bruxelles. La settimana che si apre è infatti decisiva per scongiurare i rischi di una manovra correttiva che Conte e Tria hanno escluso, ma che la Commissione vorrebbe per certificare l’avvenuta correzione del debito.

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