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I grandi successi di Corvelva: i free vax italiani finiscono su Le Monde

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La battaglia pubblicitaria di Corvelva contro le vaccinazioni obbligatorie e contro i vaccini si è arricchita di un nuovo interessante capitolo. I soci dell’associazione festeggiano la riuscita della loro campagna per terrorizzare i genitori sui rischi dei vaccini. Tra i vari motivi di vanto c’è la famosa “fase quattro” della strategia, ovvero l’internazionalizzazione della campagna di disinformazione. Diverse associazioni novax e freevax straniere infatti hanno preso a prestito l’idea (e la veste grafica) dei veneti di Corvelva per scagliarsi contro “i vaccini di Stato”. Anche in Francia i giornali si sono accorti che c’è qualcosa che non va.

Anche in Francia i novax distorcono la verità

Il quotidiano Le Monde ha pubblicato oggi un articolo dove spiega che una delle ultime immagini utilizzate da Corvelva (e poi da altre associazioni) ritrae un bambino che in realtà è vivo e in perfetta salute. Nella foto Corvelva descrive il bambino – il cui volto è censurato – come uno dei bambini morti per SIDS (Sudden infant death syndrome – Sindrome della morte in culla) “a causa dei vaccini”, anzi a causa del vaccino esavalente. I sostenitori della “libertà di scelta” ritengono infatti che siano le vaccinazioni pediatriche a causare la morte per Sids. Di fatto però non c’è alcuna correlazione causa-effetto ma solo una correlazione di tipo temporale poiché la Sids colpisce i bambini nel periodo in cui vengono anche somministrate le prime vaccinazioni. Inoltre negli Stati Uniti negli ultimi anni si è verificata una diminuzione delle SIDS, senza che vi fosse una parallela diminuzione dei bambini vaccinati.
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Come ha scoperto un genitore croato (e come ha spiegato David Puente qui) si tratta in realtà di una foto stock acquistata su Shutterstock. L’autore della foto è il fotografo australiano Brayden Howdie che ha confermato che il bambino protagonista dello scatto è vivo – ora ha cinque anni – e non solo è stato vaccinato regolarmente ma gode anche di ottima salute. Che la foto sia stata acquistata su Shutterstock lo ha confermato ieri su Facebook la stessa Corvelva. Giustificandosi però dicendo che quando “compri un’immagine non ti rilasciano il certificato di nascita o vaccinale del soggetto”. Insomma l’immagine non rappresenta davvero un bambino morto per Sids a causa dell’esavalente (anche perché non esistono bambini morti per Sids a causa dell’esavalente) ma ha il solo scopo di illustrare il prodotto.
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Si tratta del resto a tutti gli effetti di una campagna pubblicitaria e non di una campagna informativa. Anche la foto che faceva da sfondo al racconto della vicenda di Emiliano Rapposelli o quella sui danneggiati gravi da vaccino non rappresentano realmente né Rapposelli né un danneggiato grave da vaccino. Si tratta in tutti i casi di “stock photos”. Corvelva spiega che «non potevamo usare un bambino morto pur avendo foto dei autopsie a disposizione».
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Ma c’è un problema, i termini di servizio di Shutterstock vietano alcune forme di utilizzo delle immagini che vengono vendute sul sito. Perché non il semplice fatto di aver acquistato un contenuto sul sito non consente di poterlo utilizzare ad esempio per far apparire il soggetto della foto “come affetto o in cura per disturbi fisici o mentali”. Qualcuno potrà obiettare che nell’immagine di Corvelva si dice “solo” che il bambino è morto. Ma questo non vale ad esempio per la foto Shutterstock utilizzata per l’immagine sui danneggiati gravi da vaccino. Non sappiamo se quel bambino è o meno un danneggiato da vaccino, probabilmente non lo è e questa è una violazione dei TOS ancora più palese di quella della foto “contro la Sids”.

La strategia “internazionale” dei free vax

Ma come mai anche Le Monde si occupa di una campagna pubblicitaria che – pur avendo una discreta risonanza su Facebook in Italia – non è stata propriamente un successone nel mondo reale? Corvelva infatti è riuscita a piazzare – in alcune città del Veneto come Padova, Treviso e Verona – solo un paio di cartelloni 6×3 e camion vela. Sul resto del territorio nazionale la campagna non esiste perché Corvelva opera solo in Veneto.
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La ragione dell’interesse del quotidiano francese è che tre associazioni  “free vax” d’oltralpe hanno utilizzato l’impostazione grafica (e la foto) usata da Corvelva. A quanto racconta un amministratore di Corvelva i free vax transalpini avrebbero cercato ci acquistare uno spazio su Le Monde ma avrebbero subito “una censura”.

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I loghi di alcune delle associazioni free vax e antivacciniste che aderiscono alla campagna lanciata da Corvelva

Inoltre hanno dovuto modificare il messaggio perché quello dei veneti era considerato “troppo violento”. Laddove Corvelva scriveva “io sono un morto da vaccino di cui non verrai mai a conoscenza rinnegato e dimenticato” i francesi si limitano a scrivere “vaccini, il rischio esiste la scelta è un diritto“.

La campagna “surrealista” di Corvelva

Anche l’associazione antivaccinista francese, così come quella veneta, non ritiene ci sia alcun problema nell’usare quella foto anche se il bambino è vaccinato, vivo e in perfetta salute. Quello che conta per loro è il messaggio ovvero che ci sono bambini morti nel sonno a causa dei vaccini. Un messaggio sbagliato e fuorviante ancora di più di quell’immagine. Uno dei coordinatori di Corvelva è tornato questa mattina sulla polemica relativa alla foto Shutterstock paragonandola all’opera Il tradimento delle immagini di René Magritte.
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Scopriamo così che dietro alla geniale campagna di Corvelva ci sono degli art director surrealisti perché:

La negazione del testo “io sono un bambino morto…” al contrario dell’opera di René [Magritte NdR] non sta nella forma ma nella sostanza essendo già inserita in una negazione intrinseca: non esistono danneggiati, non esistono morti da vaccino. Affermare che invece esistono mediante una scritta attiva nell’utente quel conflitto voluto tra lettura e visione, un contrappasso inevitabile.

Insomma più che una campagna di disinformazione la dobbiamo leggere come una sorta di detournement in cui alla fine Corvelva e le associazioni free vax si trovano a doversi arrampicare sugli specchi. Perché la realtà che raccontano “n’est pas la réalité”.