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C’è un mistero anche nel focolaio veneto del Coronavirus

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Anche nel focolaio veneto del Coronavirus c’è mistero attorno al paziente zero o paziente indice. Così come in Lombardia, dove il manager tornato dalla Cina è risultato negativo a tutti i test, anche nella regione governata da Luca Zaia ci sono un morto, 16 persone contagiate (tra cui il 67 enne compagno di briscola di Trevisan), forse due distinti focolai di infezione (a Vo’ Euganeo nel Padovano e a Mira nel Veneziano), tre ospedali off-limits e nessuna idea di come si sia diffusa la malattia.

C’è un mistero anche nel focolaio veneto del Coronavirus

Tutto parte, spiega oggi Repubblica, da Vo’ Euganeo, dove c’è stata la prima vittima (Adriano Trevisan) e otto cittadini cinesi di cui due di ritorno dalla Cina:

È qui che le autorità sanitarie venete ritengono possa essere avvenuto il contagio della prima vittima italiana del virus nato a Wuhan. Ma chi lo ha portato fin nel cuore di una piccola comunità di 3.300 abitanti ai piedi dei Colli Euganei, dove tutti conoscono tutti e nessuno ha particolari velleità di viaggiare all’estero? Chi è, insomma, il paziente zero? L’indagine epidemiologica è appena iniziata, si procede per ipotesi e non si può ancora dare niente per accertato. Ci sono, però, otto cinesi di Vo’ Euganeo ricoverati a cui è stato chiesto di fare l’esame col tampone, perché due di loro sono di recente rientrati dalla Cina. Al momento questa è la traccia più consistente per spiegare l’origine di uno dei due focolai veneti. E comincia con una partita di calcio: il derby di Milano.

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Il focolaio veneto del Coronavirus (La Repubblica, 23 febbraio 2020)

ggiandosi a quanto sono riusciti a ricostruire finora gli amministratori del comune di Vo’ Euganeo, ritengono plausibile che il contagio possa essere avvenuto durante quella partita. Ma c’è un problema: il test sui cinesi ha dato esito negativo:

Quando si parla di comunità cinese di Vo’ Euganeo si intendono otto persone, di cui due (la coppia menzionata da Doriana Mingoni) vivono a Vo’ di Sotto, altri due hanno la casa nel centro del paese. Lavorano tutti in un laboratorio tessile nella Zona artigianale, dove i turni coprono gran parte della giornata. A quanto risulta, uno degli operai cinesi ultimamente non è stato molto bene. “L’ho visto tossire”, ha raccontato al sindaco una delle persone che frequenta il capannone-laboratorio. Può non voler dire niente, anche perché i primi esami sui cinesi hanno dato esito negativo. Ma la regione li vuole rifare.

Pare escluso, invece, che il paziente zero sia da cercare tra il personale dell’ospedale di Schiavonia. La struttura è sottoposta a una sorta di quarantena: 450 persone (300 pazienti e 150 dipendenti) non possono muovere da lì, per tutti è scattato il controllo col tampone. I primi duecento hanno dato esito negativo, ma l’accesso rimane vietato, come prevede l’ordinanza ministeriale. Ma anche a Mira in provincia di Venezia c’è un contagiato. E anche qui la sua cerchia famigliare è risultata, per adesso, negativa al test. Non è stato in Cina. Non ha viaggiato all’estero. E — stando a quanto ha potuto raccontare — non ha avuto contatti con soggetti ritenuti a rischio.

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