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Coronavirus: cosa può succedere a Lazio e Campania

I dati di ieri sono rassicuranti: nelle grandi aree metropolitane di Roma e Napoli al momento si registra un rallentamento che, se confermato nei prossimi giorni, potrebbe essere confortante. Ma intanto arrivano i posti di blocco per controllare auto, scooter e pedoni

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Lazio e Campania sono osservate speciali nell’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e nella lotta a COVID-19. I dati di ieri sono rassicuranti: nelle grandi aree metropolitane di Roma e Napoli al momento si registra un rallentamento che, se confermato nei prossimi giorni, potrebbe essere confortante. Ieri 139 i contagiati in tutto il Lazio, 77 nell’area della ex provincia di Roma, 40 a Roma Capitale comprendendo anche il Comune di Fiumicino. In Campania 137 positivi. Napoli città: 48, ex provincia di Napoli: 37. A Caserta 25 e 16 a Salerno.

Coronavirus: cosa può succede a Lazio e Campania

Ma intanto il virus viaggia e i presidenti delle Regioni rispondono come possono. Il governatore Vincenzo De Luca, mentre invoca il pugno di ferro, ieri ha chiuso parrucchieri, barbieri e centri estetici. Il Corriere del Mezzogiorno spiega che le attività produttive si stanno faticosamente adattando:

Quasi tre settimane di stop, dunque, difficili da gestire non solo per le aziende che hanno concesso ferie arretrate ai dipendenti (dove possibile) e che stanno cercando di individuare misure alle quali accedere per attutire i contraccolpi di questa pausa obbligata. Ma anche i clienti, e soprattutto le clienti, abituali dei saloni stanno prendendo confidenza con una direttiva che concorre a cambiare radicalmente le abitudini di chi considera il parrucchiere o i centri di manicure riferimenti settimanali fissi. E qualcuno si sta già interrogando sulla possibilità di reperire, sul mercato,professionisti che offrono servizi a domicilio. Esponendosi, in questo caso, comunque al pericolo di un contagio portato di casa in casa da quella che anticamente a Napoli veniva definita «capera».

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I numeri del Coronavirus in Italia aggiornati a ieri (Corriere della Sera, 11 marzo 2020)

Intanto, fa sapere il Corriere della Sera Roma, nella Capitale al consiglio «restate a casa», adesso si è aggiunto quello di tenere per quanto possibile il più lontano da Roma il coronavirus. Un incubo da scacciare il prima possibile, con la collaborazione di tutti i romani. Così ieri pomeriggio summit in Questura, ma solo in videoconferenza, fra i vertici delle forze dell’ordine per mettere a punto il piano di intervento e di controllo per far rispettare l’ordine del governo, inserito nell’ordinanza firmata dal questore Carmine Esposito.

Già in giornata, però, i primi posti di blocco sono stati approntati in diversi quartieri: poliziotti, carabinieri, finanzieri e vigili urbani hanno verificato i documenti in possesso dei cittadini e in particolare le autocertificazioni, scaricate dal sito del ministero dell’Interno, che consentono di circolare per la città soltanto in caso di validi motivi, come andare al lavoro o recarsi presso strutture sanitarie, o ancora fare la spesa.

Gli agenti hanno anche controllato che chi era uscito di casa non fosse soggetto alla quarantena, sia perché positivo sia perché nelle liste di persone che devono comunque trovarsi in isolamento domiciliare per disposizione della Asl. Un’offensiva che di giorno è stata portata avanti soprattutto nelle piazze principali, e nel pomeriggio e in serata si è spostata nei luoghi della movida, come Ponte Milvio e San Lorenzo, anche per far rispettare l’obbligo di chiusura alle 18 dei locali pubblici.

Coronavirus: i posti di blocco per chi non rispetta il decreto

Ora però la partita si sposta nell’ambito del funzionamento della quarantena. Mentre la Lombardia va verso la zona rossa e il blocco totale, nelle due regioni per ora questa necessità non sembra esserci. Ieri in Italia i nuovi casi sono stati 529, per un totale di 8.514 persone attualmente malate. In tutto, considerando il numero dei guariti, che sono 1.004, 280 più di ieri, i contagiati da coronavirus in questi 15 giorni dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono 10.149 (con i 631 deceduti). La diminuzione dei nuovi contagi è un dato rassicurante. Non lo è invece il numero dei decessi: ieri sono stati 168 in più, in tutto sono morte 631 persone, 2% da 50 a 59 anni, 8% da 60 a 69 anni, 32% da 70 a 79, 45% da 80 a 89 anni.

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Decreto emergenza Coronavirus: cosa prevede (La Stampa, 11 marzo 2020)

Proprio a Napoli stamattina è stato intanto materiale prodotto e stoccato in un laboratorio abusivo, individuato dai Carabinieri della Stazione di S. Vitaliano (Napoli) e dai Forestali della Stazione di Marigliano.  I militari, in procinto di controllare una persona sottoposta agli arresti domiciliari, hanno notato il movimento sospetto di due uomini che, alla loro vista, si sono rifugiati in un capannone. Insospettiti dal loro comportamento, i Carabinieri li hanno seguiti e, una volta all’interno dello stabile, hanno scoperto un impianto illegale di produzione di detersivi di circa 400 mq. Oltre ai flaconi di liquido per la sanificazione delle mani anche decine di cisterne impilate lungo il perimetro del locale: al loro interno, in preparazione, prodotti destinati con ogni probabilità al mercato parallelo dei detergenti per la casa ed il bucato. Il titolare, un 53enne originario della provincia di Avellino, è stato denunciato per frode in commercio, smaltimento illecito di rifiuti e scarico in fogna di rifiuti pericolosi: i liquidi di scarto della produzione erano infatti scaricati indiscriminatamente nella fogna pubblica.

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