Economia

La controanalisi costi-benefici sulla TAV

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Carlo Cottarelli e Giampaolo Galli, economisti e alla guida dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica hanno pubblicato una contro-analisi costi-benefici sulla TAV che smentisce quella degli esperti di Toninelli. Nel mirino c’è la metodologia utilizzata dagli esperti guidati dal professor Marco Ponti che prima di tutto considera accise e pedaggi tra i costi, diversamente da quella sul Terzo Valico (che non a caso è stata positiva…) e poi è stata condotta a livello europeo, smentendo così l’assunto di una valutazione valida soltanto per il governo italiano. I due esperti offronto una controanalisi, pubblicata oggi da Repubblica:

Rifacendo i calcoli sulla base di quanto il nostro Paese deve ancora pagare per arrivare al termine, Cottarelli e Galli ipotizzano che Roma dovrebbe ancora spendere 4.964 milioni. E provano ad inserire le voci dei costi e dei benefici nei due scenari, quello ottimistico del 2011 e quello che il gruppo Ponti considera “realistico”. In ambedue i casi il risultato dell’analisi della Tav è favorevole ai benefici: di 104 milioni nello scenario considerato ‘realistico’ e di ben 5.772 milioni dell’ipotesi che al contrario il gruppo Ponti considera ottimistica. I due economisti concedono che nel calcolo possa entrare una quota di 1,7 miliardi di costi legali a carico dell’Italia ma che questa sia una «quota massima».

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La controanalisi costi-benefici sulla TAV (La Repubblica, 19 febbraio 2019)

Del resto altre voci potrebbero modificarsi a favore dei benefici. Per esempio dal punto di vista dei costi Cottarelli e Galli citano l’ultimo quaderno dell’Osservatorio che calcola 1 miliardo di costi in meno rispetto a quanto fa il gruppo Ponti. Inoltre calcolando costi e benefici su un arco temporale superiore a quello preso in considerazione dal gruppo nominato da Toninelli, «una vita utile del progetto più lunga di 60 anni», i benefici aumenterebbero.

Concludono i due economisti che l’analisi costi benefici «non prende in considerazione, come dicono gli stessi autori, gli effetti macroeconomici che potrebbero portare allo sviluppo di nuove iniziative industriali lungo tutto il suo percorso. Né prende in considerazione, perché non è suo compito, il costo per l’Italia in termini di reputazione di cambiare la propria posizione sul progetto a lavori ormai iniziati».

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